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Se Sardegna fosse l’inizio di una storia e io fossi la scrittrice di un libro che racconta una favola antica, inizierei il racconto dicendo che Sardegna è uno scrigno. Ma non di quelli preziosi tutto gemme e chiavistelli che scricchiolano, ma uno scrigno in legno, di quelli che qui chiamiamo cascioneddu, intagliato di simboli antichi, che ti sembrano belli oggi, ma che non lo sai, sono molto di più. Uno scrigno senza chiavi né serrature, ma aperto a tutti, che tanto i tesori lì custoditi mica si possono rubare.
Una storia antica dicevamo, che inizia con Sardegna e finisce con un tesoro. Ecco come te la racconterei.
C’era una volta Sardegna, che era un’isola dalla forma insolita, carezzata suadentemente dal mare. Era terra antica, di quelle fatte di pietre e vento, ricordi e racconti, sughero e miele. Era un’isola che aveva forma di piede, abitata da donne che tessevano, uomini che costruivano ricordi di pietra e Janas, piccole fate che la facevano terra magica e solare, ma anche dura e cattiva a seconda del proprio umore.

Forse erano i venti, forse erano le Janas, forse era il sole: eppure tutti i popoli che erano navigatori ieri, navigando navigando giungevano alla volta di Sardegna.
Sbarcavano, si stupivano, la vivevano con amore, cupidigia, speranza, ideale o chissà che altro sentimento e poi andavano via. Prima di poter ripartire però, a tutti era chiesto che abbandonassero su Sardegna un tesoro.
Sardegna questi tesori ancora oggi li conserva, per noi, per chi conosce i simboli intagliati nello scrigno, per chi sa aprire il cascioneddu di legno che è semplice ma nasconde la storia di molti uomini.

I tesori quasi mai erano di monete e ferro, di conchiglie e sale. Ai navigatori che possedevano niente, erano chiesti doni semplici che il tempo ha reso preziosi.
Ci fu chi, con le tasche vuote di denaro decise di donare una lingua, sì di quelle che si parlano. Sardegna la prese, la mescolò alla sua originaria e la conservò tanto a lungo da far dimenticare a chi la parlava il tempo e lo spazio. Oggi quella lingua esiste, e alcune delle sue parole possiedono ancora quel significato e quel medesimo suono che Sardegna tanti secoli prima conservò per noi.
Gli uomini di Sardegna desiderosi di non dimenticare le proprie leggende le affidarono alle pietre dell’isola. La terra a forma di sandalo le ascoltò a lungo, le mise dentro il proprio cuore che aveva forma di scrigno e ancora oggi le restituisce quando c’è qualcuno che abbia voglia di ascoltare. Prendi ad esempio le leggende che raccontano di geronticidio, quelle che parlano degli avi giganti ed eroi, quelle che raccontano della mamme del vento, del sole e dell’acqua. Sono leggende sì, ma pure ricordo di un tempo in cui Sardegna era giovane.
Di doni Sardegna ne ha ricevuti tanti, alcuni dai sardi, altri dalle sarde, altri ancora da chi la raggiungeva per caso o per destino. All’isola allora giovane piacque ad esempio conservare il mistero di flauto a più canne che oggi chiamiamo launeddas. Le suoniamo oggi come gli antichi bronzi ci raccontano si faceva ieri.

Il fondo dello scrigno è profondo: lì, al buio e al profumo di legno Sardegna ha conservato il segreto del pane pintadu, dei cesti che si trasportano sul capo e si intrecciano con maestria, dei telai antichi e dei forni a legna, del vino e degli astri.
Questo numero di Mediterranea leggilo tutto d’un fiato, o se preferisci leggilo lentamente. Ci troverai dentro racconti antichi, che poi ad alcuni sembrano moderni o addirittura innovativi, storie che leggono il passato e altre che ipotizzano il futuro. Tutte verranno affidate a Sardegna.

Questo numero di Mediterranea leggilo tutto d’un fiato, o se preferisci leggilo lentamente. Ci troverai dentro mille e un tesoro, di quelli che non devono essere chiusi a chiave perché nessuno potrà rubarli mai a Sardegna.

Per leggere tutti gli articoli del numero Sardegna, l’isola e la qualità della vita 

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4 thoughts on “Se fossi Sardegna

  1. Questo articolo è bellissimo,si apre il ”cascioneddu” e vengono fuori mille profumi,le magie di questa terra unica,amata fino allo spasimo da chi se ne è dovuto andare.Descritto molto bene lo spirito ancestrale dell’isola,pestata da molti piedi che hanno lasciato orme indelebili..i tesori appunto. Brava Claudia Zedda. grazie.

  2. Qualsiasi cosa susciti bellezza e una qualsiasi emozione di bellezza merita la condivisione e che si mostri o sia mostrata. Le mie lacrime ora vi ringraziano perché innafiano il meraviglioso giardino della mia anima. Anima di un popolo antico…

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