Gaetano Marino
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Messa in voce di Gaetano Marino, cominciano così tutti i testi letti dall’attore e regista cagliaritano.
Abbiamo intervistato Gaetano Marino in occasione del 150 anniversario della nascita di Grazia Deledda, all’interno dello speciale che mediterranea ha dedicato alla scrittrice premio Nobel. Gaetano Marino è il creatore di diversi progetti di podcast letterari, “Quarta radio” e “Parole di storie“, due siti ricchissimi di letteratura messa in voce dal maestro, ha realizzato più di 80 podcast su Grazia Deledda.
E’ stato un piacevole dialogo sullo strumento podcast, e naturalmente sulla grande scrittrice nuorese Grazia Deledda.

Perché la letteratura letta, come è nata la passione per i podcast?

Nella letteratura contemporanea uno spazio sempre più importante è riservato ai podcast. La produzione di podcast di romanzi, racconti, miti o fiabe ci da la possibilità di arrivare ovunque. E’ uno strumento di diffusione potentissimo, il podcast è il mezzo del futuro, anzi del presente, visti i dati degli ascolti. Siamo uno dei primi siti su Amazon e Spotify per scaricamento di podcast letterari. La passione è premiata dal successo, e dall’affetto del pubblico che ascolta.

Il tuo lavoro teatrale è stato un aiuto, un proseguo naturale nella produzione dei podcast? La messa in voce è la traduzione audio della messa in scena?

Il podcast è molto diverso da teatro, anzi essere attori è uno svantaggio in questo caso. In teatro sono importanti le scene, i volti, le espressioni, i movimenti e anche i silenzi, la recitazione è la somma di questi elementi. Nella lettura per un podcast l’attore deve scomparire completamente, non si deve recitare ma lasciar parlare il testo. Sono importanti i respiri, non si fanno pause, o non eccessive. L’immagine è prodotta dal testo stesso, non ci sono appoggi esterni. La lettura sembrerebbe più scarna, più semplice della recitazione. Ma non è così, scomparire dietro le parole della letteratura non è facile, l’audio funziona se parla solo il testo, se la storia arriva dritta al cuore.

Come si legge la Deledda?

Si legge immaginando i profumi, i paesaggi infiniti della sua Barbagia. Non c’è bisogno di recitare, di dare enfasi a nulla. Grazia ha la capacità di creare un quadro perfetto con le sue parole, lei è una pittrice della parola. La sua è letteratura verista per eccellenza.

I suoi testi sono opere eterne perché riesce a fermare nelle pagine una serie di immagini universali. Le metafore e i dialoghi sono sempre incastonati nel paesaggio, una natura potente e magica. Gli uomini e le donne soprattutto, sembrano pedine di un progetto che la natura ha riservato per loro. C’è la religiosità, cristiana e laica. Fede e credenze popolari, religione e magia vanno di pari passo.

In cosa consiste a tuo parere la grandezza della scrittrice nuorese?

E’ sempre stata vittima di false presunzioni, io stesso la giudicavo una scrittrice locale (come detto più volte da Pirandello), ma poi mi sono messo a studiarla e ho scoperto un mondo nuovo. Lei racconta un tessuto reale, crea la questione sarda. Ha fotografato per sempre la realtà sarda attraverso i suoi testi. Un’immagine forte, violenta a volte, ma reale. A dispetto dei suo detrattori, che non le perdonarono proprio questa messa a nudo della vita della Sardegna di quell’epoca. Come saprai lei soffrì molto della poca considerazione che i suoi contemporanei le riservarono. Diciamo pure che il suo successo era proporzionale all’odio che ricevette in patria, ma come da copione nemo propheta in patria. Anche Salvatore Satta si lamentò della sua conterranea, “ci ha tolto i vestiti di dosso” disse.

La sua grandezza si vede certo nei romanzi più importanti, (i quali saranno prodotti in podcast a breve), ma soprattutto nei racconti minori si può apprezzare la sua capacità di descrivere il contesto storico e sociale. La grandezza si può vedere in molti aspetti, sicuramente nella capacità di scrittura, nella competenza delle sue ricerche, dalla precisione delle conoscenze delle tradizioni e dei paesaggi naturali. Il suo era un mestiere, una delle prime donne che scelsero di vivere interamente dalla scrittura.
Immagina una donna di fine ottocento a Nuoro, un territorio difficile per chiunque, ancora di più per chi volesse intraprendere un percorso del genere. Ma era una donna determinata, la sua vocazione era totale. Lei dichiarò di sentire in modo fortissimo questa vocazione, scrivere era una necessità vitale. Posso paragonare la Deledda, per grandezza, solo a Pirandello.

Un aspetto che mi ha sempre colpito nei suoi romanzi è l’assenza del lieto fine. A differenza di oggi, dove si cerca incessantemente l’aspetto gratificante e pacifico della realtà, lei invece con si accontenta di una falsa realtà edulcorata.

L’aspetto principale della letteratura della Deledda è la assoluta ineluttabilità. Il destino di ognuno è scritto e non è possibile cambiarlo. Le scelte sono sempre definitive, non si torna indietro.
Questo però in apparenza, ma se si studia a fondo si scopre che invece i suoi scritti contengono un netto rifiuto delle convenzioni sociali, del patriarcato che tutto decideva. Disegna per contro personaggi femminili forti, capaci di prendere decisioni e pensare alle loro scelte. Deledda aveva intuito molte cose, ma non ebbe il tempo e la concentrazione per approfondire. Ad esempio la questione femminile, le disuguaglianze sociali, la trasformazione di un mondo rurale in decomposizione.

Temi che potremmo rileggere anche oggi senza che perdano la loro importanza fondamentale.

Grazia Deledda era inattuale ai suoi tempi, nel senso che era troppo avanti. Fare scelte come la sua per una ragazza, certamente dotata di grande talento e coscienza di averlo, non era facile. Per superare la gabbia culturale in cui viveva ci voleva coraggio assoluto. Fino a 29 anni lei non superò il perimetro della città di Nuoro, un paese di neanche 5 mila abitanti. E per una che aveva come ambizione quella di creare una letteratura tutta sua, Nuoro non era il posto giusto.

Femminista ante litteram, reporter e giornalista, saggista, autrice teatrale e per il cinema con il romanzo “Cenere”. Un vulcano di idee e contenuti.

Una scrittrice, ma soprattutto una donna da riconoscere. Non si pensa mai alla persona Grazia, ma solo ai romanzi.
L’augurio per il futuro è che con i podcast il pubblico si affezioni di nuovo a questa grande artista. E oggi come ieri, possiamo notare che la maggioranza dei lettori non sono i suoi conterranei. Tutto il resto del mondo, meno che la Sardegna!

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