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Mediterranea | November 16, 2018

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La comunicazione nei Paesi del Mediterraneo - Mediterranea

Gianmarco Murru

MediterraneoComunicazione significa il quotidiano parlare assieme delle persone. Gli agenti della comunicazione possono essere persone umane, esseri viventi o qualsiasi altra “cosa”. Infatti è colui che “riceve” la comunicazione ad assegnare a questa un significato, per cui è la potenzialità creativa dell’essere umano ad assegnare significati ad ogni cosa, creando il “sistema comunicazione” con le sue due caratteristiche: l’immaginazione e la creazione di simboli.

(Friedemann Schulz von Thun, Ludovica Scarpa)

Per capire cosa sia la comunicazione si possono leggere diverse teorie, psicologiche, sociologiche, filosofiche, informatiche o matematiche. La comunicazione si manifesta tra due o più persone nel momento in cui ognuno dialoga col l’altro. Questa, ad esempio, è l’impostazione generale della filosofia ermeneutica. Il dialogo permette la comunicazione di più significati che vengono espressi dai partecipanti. Il dialogo anzi, crea significati nuovi, trasforma il punto di vista di ognuno se il dialogo è vero. Si capisce se il dialogo e la comunicazione siano autentiche, quando le persone che partecipano al dialogo trasformano e allargano il loro punto di vista. Ascoltando un altro punto di vista si può cambiare o addirittura rifiutare il primo approccio ad un argomento.
Questa è l’impostazione di una comunicazione dedicata alle singole persone, a chi vuole veramente dialogare e trasmettere qualcosa all’altro. L’uomo, ma anche gli animali, hanno un bisogno vitale di comunicare. Comunicare vuol dire esistere, vivere.

Il bisogno naturale di comunicare le proprie emozioni, le proprie esigenze e bisogni ha permesso all’uomo di inventare sistemi sempre più completi e complessi di comunicazione. Dalla semplice espressione facciale, all’interazione multimediale di un Touch screen.
Alcuni esperti affermano anche che tutto è comunicazione, anche dove non si trasmettono significati. Anche quando si parlano linguaggi diversi o lingue diverse, anche quando il messaggio è definitivo, quando non aspetta risposte dall’interlocutore, come in una dittatura.

Un’altra importate scuola di pensiero è quella del binomio “Comunicazione e Marketing”, un binomio che di fatto è un unico pensiero: io comunico e tu ascolti e compri. Non esiste dialogo, ma solo un soliloquio, che prende di mira un possibile consumatore, o ancora meglio, un futuro consumatore. La comunicazione in questo caso è univoca, unidirezionale, senza possibilità di replica. L’unica risposta è la concorrenza tra diverse posizioni univoche. Fare pubblicità di un accessorio non contempla la possibilità da parte del pubblico (televisivo, della carta stampata o di internet) di dire la propria sull’aggetto, non si dialoga.

Ma può esistere una comunicazione univoca, senza una partecipazione, senza un feedback? C’è una comunicazione libera e una invece senza libertà?

Sono domande importanti, che ci hanno fatto pensare alla costruzione di questo numero di mediterranea. Domande che stimolano altre domande…A che punto si trova la comunicazione nei Paesi del Mediterraneo? Gode di buona salute? In che modo si comunicano le notizie, le storie, le possibili verità o le loro interpretazioni? C’è un problema di povertà di comunicazione o c’è invece una sovrabbondanza di comunicazione?

Si può sicuramente affermare che c’è una quantità enorme di informazioni, migliaia di input, messaggi e notizie che prendiamo, ascoltiamo e dimentichiamo presto, senza una crescita o un miglioramento della nostra formazione e informazione su un dato tema. Ritorna sempre valido un vecchio adagio di un gruppo post-punk italiano “produci, consuma, crepa”. Questa è la posizione degli spettatori del nostro, e di tutti i Paesi industriali. Possiamo anche rifarci alle riflessioni amare di Pasolini sulla comunicazione falsata dei media, sulla distruzione del pensiero critico da parte dei cittadini. Un tema classico, quello dei cittadini che diventano consumatori, ma sempre più presente nella vita reale. I consumatori-cittadini, partecipano alla vita sociale comprando, e l’acquisto di beni comunica qualcosa all’altro. La prima affermazione della nostra personalità è il nostro possesso di accessori, costosi o meno che comunicano all’esterno chi siamo.

Consumiamo comunicazione, anzi la subiamo senza nessuna possibilità apparente di difenderci.

Le nuove tecnologie hanno permesso la crescita delle fonti di informazione, che assicurano una concorrenza nella comunicazione della verità. Segno di democrazia, non sempre rispettata se guardiamo anche all’ultima guerra tra Israele e Palestina. Ma il punto è: questa abbondanza di notizie, e mezzi di comunicazione, e modi di assorbire tutto lo scibile del mondo, ci permette veramente di comunicare?

Il campo è ancora tutto da studiare. La comunicazione online ha dei rischi e dei vantaggi enormi, ma riprendendo l’opinione del Prof. Tagliagambe, siamo d’accordo con lui quando afferma che “per ora i vantaggi del mezzo di comunicazione internet produce più vantaggi che svantaggi”. Mezzo di comunicazione appunto, ma non esso stesso comunicazione. Forse con il web 2.0 potremo parlare di comunicazione più diretta, dove ci sarà più interazione, più partecipazione da parte delle persone o utenti.

La comunicazione verbale e in diretta resta comunque insostituibile. L’interazione teatrale tra pubblico e palco, ad esempio, non sarà mai riproducibile da un sistema virtuale. Il teatro è un’altra cosa. Second Live non potrà mai arrivare alla sensazione di appagamento, di divertimento, di commozione che offre l’interazione umana faccia a faccia.
Internet ci da la possibilità di esistere, e comunicare con la nostra rivista telematica. Una rivista online comunica ad altri utenti online che arrivano da tutti i continenti, (per ora persone che parlano italiano, in seguito ci sarà la versione inglese).
Mediterranea offre ai suoi visitatori articoli che descrivono questa parte di mondo, cerca di comunicare appunto.

Si parla di comunicazione e arte nell’articolo di Serena Maffei, del potere comunicativo della musica nel pezzo di Ivano Steri, della Comunicazione come precondizione dello sviluppo economico nel bel pezzo di Paolo Sigura, dell’arte della calligrafia araba nell’ottimo pezzo di Tommaso Palmieri, dei racconti casalinghi come mezzo di comunicazione nel pezzo di Claudia Zedda. In viaggio a guardare e godere dei Balconi fioriti che comunicano con il pezzo di Claudia Spano. E ancora la storia vera della nascita della prima radio libera in Sardegna, la storia di Radio Brada nell’emozionante articolo di Sara Palmas, e ancora la nostra scrittrice e redattrice slvena Sonja che ci informa della situazione del suo Paese con un pezzo molto forte sulla censura slovena. Legato al nostro tema, consiglio di leggere molto attentamente l’allegato a questo editoriale di Silvio Luise, caporedattore e creatore del Programma Rai Neapolis, “La libertà di comunicare nei Paesi del Mediterraneo”, molto, molto importante.

Buona lettura

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