Manifestazione tunisina
Share

Il dono è una cosa che ti arriva quando meno te lo aspetti, quando sei poco preparato, quando arrivi alla disperazione.

Il dono del 2011 è stata una lezione di vita per tutti i tunisini dal ceto più povero e popolare fino a quello borghese. Il ricco ha imparato a guardare il povero. Il povero ha gridato la sua sofferenza, la sua ingiustizia la sua fame. L’intellettuale ha scritto ciò che non avrebbe mai potuto scrivere alla luce del sole. La gente del Nord ha guardato con un occhio diverso gli uomini e le donne del Sud che hanno perso i figli, digiunato e camminato a piedi fino alla capitale per liberare la Tunisia. Il giornalista ha fatto per la prima volta nella sua vita un reportage senza censura, ha pianto in diretta, è stato criticato, è stato insultato dal pubblico.

Abbiamo ospitato persone sconosciute nelle nostre case. Siamo tutti usciti per strada per ringraziare i nostri vicini che non conoscevamo per aver fatto la guardia di notte contro le milizie di Ben Ali. Abbiamo gridato per strada parolacce contro l’innominato e sua moglie. Ci siamo insultati su facebook gli uni contro gli altri, parenti, amici per aver espresso opinioni diverse per la prima volta della nostra vita. Abbiamo pianto insieme stringendoci al sentire sparare sopra le nostre teste di notte, ci siamo abituati a sentire gli elicotteri girare di notte. Abbiamo ringraziato i militari vicino alle nostre case. Abbiamo creduto nella speranza, nella via d’uscita e ci crediamo ancora. Abbiamo preso l’autostrada per andare a lavorare senza temere ciò che ci poteva succedere sotto il coprifuoco. Abbiamo visto più di un posto in fiamme. Abbiamo venerato il martire simbolo della nostra libertà Bouazizi. Abbiamo pulito le nostre strade con le nostre mani. Ci siamo detti parole d’amore e promesse per paura di morire. Ci siamo nascosti nelle braccia dei nostri genitori come se avessimo cinque anni. Abbiamo visto bambini fare domande da adulti. In dieci giorni il dono che abbiamo ricevuto e cercato e voluto ci lascerà tante ferite ma tanti bei ricordi.

La rivoluzione tunisina è un dono, arrivato quando il cuore e la ragione si sono amati follemente come degli amanti segreti ma che a un certo punto si sono separati perché il cuore ha tradito la ragione e la ragione ha sposato la follia. Non quella mentale ma quella dove ognuno di noi sente il bisogno di sfogarsi, di liberarsi, di ferire, di lottare senza freni senza limiti, senza ostacoli. Si è aperta un’emorragia che non sappiamo ancora come fermare o se è lecito fermarla. Sono più di 10 anni che dico alla Tunisia servirebbe una rivoluzione per purificare i cuori e per costruire quell’identità frammentata che nessuno ha mai capito. Per uscire dallo stato di apnea per respirare un’aria nuova per non avere più quello sguardo dell’Occidente che ci identifica a tutti gli altri paesi arabo-musulmani. La nostra piccola Ifriqya ha dimostrato ancora una volta di essere diversa e indipendente capace di cambiare il mondo e il corso della storia con le sue forze, le forze del suo popolo dentro e fuori i suoi confini perché ogni tunisino ha contribuito e continua a farlo da Kasserine o da Parigi o da Milano o Zurigo o da Dubai o da Montreal o da New York!

Il dono è una cosa preziosa che bisogna conservare e la nostra preoccupazione è proprio il nostro futuro che dobbiamo ricostruire insieme lottando e lavorando nella trasparenza e nella fiducia. Ciò ch ci manca ora è riprendere fiducia nelle persone, nel potere, nel sistema, nella vita… Siamo ancora sotto choc e molti di noi hanno bisogno di riprendersi. È la prima volta della mia vita che scrivo e parlo in prima persona del plurale. Mi è venuto spontaneo perché forse è la prima volta che sento che non siamo più degli individui separati da dei muri e delle nicchie ma siamo un unico popolo, glorioso popolo mio quanto sono innamorata di te.

Share

Leave a comment.