Fin troppe volte, sia dall’interno che dall’esterno dell’isola, si evoca con orgoglio nostalgico come la Sardegna sia stata un tempo il granaio di Roma, a testimoniare che qui c’è stata una produzione di eccellenza e di abbondanza di grano, tanta da sfamare tutta Roma e buona parte della penisola.
Autore: Daniele Carbini
Io sono uno di quelli per cui molte cose della vita sono precluse, lo saranno per sempre. Non lo dico per vittimismo o perché le cose mi sono sempre girate storte e perciò mi sento uno sfigato. Solo realismo, puro e nudo.
Premessa C’è un’esperienza di cui non parlo mai pubblicamente, per pudore ma anche per rispetto. Spesso mi ritrovo ad andare al carcere Pittalis di Nuchis per presentare insieme a Max e allo scrittore dell’evento dei libri ai carcerati. Inoltre sto facendo da tutor di filosofia ad uno di loro.
Ci sono delle volte che mi sveglio e le percezioni che ho della realtà le posso definire perlomeno insolite, come se mi trovassi in una realtà sospesa, ancora un po’ onirica, che non ha il senso della solida tangibile realtà oggettiva.
“Fermati!”, ha detto Chang. “Fermati, per favore!”, ha ripetuto Chang. Mi volto, lo osservo serio. “Fermati Callone!”, ha insistito Chang. Così ho capito che la cosa era davvero importante e mi sono fermato, senza capire a fondo. Siamo sul viadotto Cuggiani, fermi nell’area di sosta. Chang scende dal mezzo, attraversa la strada, sale il costone e si siede per terra. Osserva il tramonto. Guardo lui, un’occhiata distratta al tramonto e poi di nuovo lui. È emozionato. Parecchio. Allora lo guardo anch’io il tramonto, non più con fretta sbrigativa. Guardo. E cerco di capire. Sono pochi istanti quelli che passano, però…
Sono nervoso, non capisco, faccio fatica, mi sento fuori posto. Osservo la carta d’identità, ne leggo i dati… rifletto.
Devi stare tranquillo, non capisco perché ti stai facendo tutti questi problemi. Come se fosse casa tua, davvero.
Il corpo è nudo. Lo specchio è così appannato che non si distingue nulla, solo colori che si confondono l’uno con l’altro. Sono appena uscito dalla doccia e mi osservo, nella mia totale assenza di nitidezza. Mi ritrovo e mi penso in questo mutare veloce delle forme, in questo prendere dettaglio a macchie, nel riappannarsi e farsi umido, penetrante, a tratti doloroso. Da qualche parte ho letto che lo specchio si dovrebbe mettere un problema di riflessione prima di riflettere l’immagine che incontra. Chiunque l’abbia detta è un grande che sa il fatto suo, o forse ha avuto una botta…
Qualcosa deve essere andato storto. Lungo il percorso si deve essere inceppato un non so che e deve avere creato delle deviazioni. Lucas non si è sono accorto, ma qualcosa deve essere successo, si deve essere stato distratto e in quel momento preciso ha preso la fregatura. Non tornano i conti, c’è poco da fare. O forse si sono perso la lezione. Dev’essere andata per forza così, altrimenti non si spiega, non c’è un senso che abbia una sorta di maschera di plausibilità, un filtro che possa farla apparire accettabile. Però il sapore della fregatura lo sente tutto, sulla pelle,…
Lo scenario che si presenta è sempre ed immancabilmente di quelli dove la tensione la si sente nell’aria, si taglia a fette, dove il respiro si fa inquieto, in allerta.