Ho sentito per la prima volta il nome di Maria Lai un anno fa a Firenze, in occasione di una sua mostra agli Uffizi dal suggestivo titolo “Il filo e l’infinito”, mi incuriosì come questa artista sarda contemporanea, scomparsa purtroppo nel 2013, fosse riuscita a tessere il non visibile, l’eterno.
Autore: Elisa Casu
Sostieni il nostro lavoro Soltanto un ammasso indefinito di emozioni e materia, cosi mi verrebbe da definire l’inizio di ogni essere umano nel seno materno, quel mistero del dualismo tra mente e corpo, soma e psichè che tanto ha intrigato la filosofia già ai suoi albori.
Mio padre ha fatto la guerra! Questa la mia prima lezione di storia, un’ampia pagina scritta non con l’inchiostro nero della stampa ma con le emozioni sempre vive nonostante il passare del tempo.
L’idea del non finito mi riporta ad un piatto di ceramica bianca con al centro due pennette al sugo, e a Parmenide.
I pomeriggi estivi in Sardegna sono lunghi se si abita in un paese lontano dal mare, io amavo il silenzio innaturale che circondava la nostra casa in “s’inghiriada” (curva).