Un momento del festival "Jazz & wine"
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«Il festival è andato molto bene: abbiamo avuto una media di circa 300 persone a concerto, o, meglio, più di cinquemila spettatori nei quindici concerti che si sono tenuti nei cinque giorni della rassegna, in luoghi che vanno dalla chiesetta al teatro da 400 posti. Tra i musicisti coinvolti, ciascuno con il suo bravo sold out, abbiamo avuto gli Oregon nella serata inaugurale, John Scofield Trio e il McCoy Tyner Quartet. Tra gli altri mi piace segnalare la performance di Joachim Kuhn e quella di Piero Bittolo Bon, musicista giovane, talentuoso, pieno di energia e che ha raccolto molto pubblico nonostante il concerto fosse programmato nel tardo pomeriggio. Mentre tra gli artisti stranieri voglio anch ricordare il piano solo unico e sorprendente di Keith Tippett che ha chiuso il festival al conservatorio di Trieste, il 25 ottobre.»

Il festival Jazz & wine of peace si tiene a Cormòns e nel Collio, area collinare che si estende tra il fiume Isonzo e Iudrio, a cavallo tra Italia e Slovenia. Una rassegna capace di unire molti temi diversi a partire dalla programmatica definizione del titolo: musica, vino e pace si incontrano in una terra di confine e in un festival da sempre aperto al dialogo tra avanguardie e tradizioni. Un festival peraltro capace di attrarre pubblico anche al di fuori dei confini nazionali. Abbiamo chiesto a Luca di Varmo, giornalista ed addetto stampa del Circolo Culturale Controtempo, organizzatore dell’evento, di presentarci il festival nelle sue diverse sfaccettature. «Soprattutto una grande percentuale di austriaci, ma anche una folta rappresentanza inglese. La novità che ci ha fatto più piacere, però, è stata la scoperta di una coppia venuta addirittura dall’Armenia, catturata dalla presenza di grandi nomi come Aldo Romano, John Scofield e McCoy Tyner.»

Tanti luoghi per un festival diffuso e in grado di aprire nuove strade senza trascurare quelle già percorse. «Da Cormòns a Trieste… Non è la prima volta che realizziamo qualcosa a Trieste. Ogni anno, in aprile, siamo ospiti del Teatro Miela per Le Nuove Rotte del Jazz, una rassegna rivolta a un pubblico giovane e alla ricerca di nuovi stimoli, molto attento alle cose elettroniche, per cui siamo “di casa”. Questa volta però siamo stati ospiti del Conservatorio, realtà con la quale abbiamo innescato una collaborazione positiva da breve tempo. Accanto al concerto di chiusura del Festival, prodotto da Controtempo, il Conservatorio si è impegnato a organizzare un Workshop con Tippett e a segnalarci alcuni ragazzi dei corsi di Jazz, diretti da Giovanni Maier, che hanno suonato nei ‘Round Midnight che organizzavamo a Cormòns. Inoltre, in città, abbiamo collaborato con un altro Circolo, il Thelonious dove abbiamo realizzato concerti che promuovevano il festival.»

La collocazione geografica del festival pone al centro il territorio di Cormòns e i territori del Collio, sia nella sua parte italiana che in quella slovena. «Sono i luoghi dove vengono prodotti i migliori vini bianchi d’Italia. È da qualche anno che il festival coinvolge un’area più vasta: in particolare, si sconfina e si fanno dei concerti anche in Slovenia. Quest’anno siamo stati a Nova Gorica e Medana, come l’anno scorso. Un lavoro a lungo termine con l’obiettivo di coinvolgere le realtà musicali e enologiche di tutto il comprensorio.»

L’abbinamento con il vino è nato praticamente con il festival ed è stato pressoché immediato. «Il motto del festival è “good music, good wines, good friends”, tre cose che vanno secondo me di pari passo. E dall’altra parte siamo in una zona che offre un nettare davvero unico: i produttori sono molti ed è anche una zona che ha un clima unico e un riparo particolare per le viti.» Cormòns è stato tra i primi festival a sottolineare l’abbinamento tra jazz e vino e in maniera tanto forte da condividere il titolo. «Il vino poi si sposa molto bene con la musica e questo abbinamento è ormai prassi consolidata di tanti festival che fanno anche turismo culturale. L’idea di puntare sul territorio e in particolare sul vino è anche una maniera intelligente di promuovere un territorio. Purtroppo sono ancora in molti a non comprendere quale veicolo possa essere, sia nelle istituzioni che tra i produttori di vino.»

Nell’ambito del festival l’incontro di jazz e vino si sviluppa attraverso diverse direttrici. «Accanto al teatro abbiamo creato un’area degustazioni, raggiungibile tra un concerto e l’altro e ciascuna delle cantine coinvolte si organizza in modo autonomo. Noi di Controtempo ci occupiamo ella direzione artistica: coordiniamo la parte dedicata al vino ma non la gestiamo, perché è giusto che ognuno faccia il proprio mestiere: noi mettiamo solo il timbro di approvazione. Una nostra caratteristica, per noi è un vero e proprio rito, è il brindisi con gli artisti: a fine concerto, il vino sale sul palco e e brinda con i musicisti. Il vino viene poi regalato agli artisti che lasciano Cormòns con ottimi ricordi.»

Il nome completo del festival è “Jazz & Wine of Peace Festival”: è un modo per portare all’interno della rassegna il superamento dei confini territoriali, l’affratellamento portato dal bere insieme buon vino e l’abbattimento delle differenze tra i i generi musicali. «La pace resta una chiave di lettura del festival. Il nostro è stato anche territorio di guerra per due conflitti mondiali e, nei secoli, per tante altre battaglie, mentre ora siamo parte del triangolo Austria-Slovenia-Italia.»

Il festival viene organizzato dal Circolo Culturale Controtempo che mantiene in tutte le sue manifestazioni un forte legame con il territorio e le sue diverse eccellenze. «Oltre al festival di Cormòns realizziamo anche Il volo del jazz a Sacile , in provincia di Pordenone, rassegna programmata durante l’autunno e Le nuove rotte del jazz a Trieste, di solito in aprile. In primavera torniamo a Cormòns per una rassegna che accompagna l’apertura delle cantine al pubblico: in questo caso però guardiamo maggiormente al versante del turismo culturale, si va per chiese e cantine in giro per il Collio».

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