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Mediterranea | November 16, 2018

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La Petroceltic non si arrende. L'Abruzzo, da patrimonio dell'Unesco a regione mineraria - Mediterranea

La Petroceltic non si arrende. L’Abruzzo, da patrimonio dell’Unesco a regione mineraria
Redazione

Articolo di Maria Melania Barone

In arrivo test sismici con la tecnica dell’airgun a Pescara ed Ortona. A rischio le specie marine. L’Abruzzo da patrimonio dell’Unesco sarà declassato a Regione mineraria.

Pescara – É arrivato il 13 Settembre 2011 il parere positivo “con prescrizioni” da parte del Ministero dell’Ambiente per le concessioni d507 e d492 al largo di Ortona e Pescara. Ancora una volta a prendere di mira le coste abruzzesi è la ditta irlandese Petroceltic. In Abruzzo la politica locale non è in linea col Governo.

Le ispezioni saranno effettuate con la tecnica dell’airgun, cioè degli spari ad alta intensità di aria compressa sulle coste. L’Intensità dei riflessi che ne deriveranno sarà direttamente proporzionale alla presenza o all’assenza di petrolio sotto la costa adriatica. Nulla di “fortemente inquinante” dal punto di vista chimico per adesso, ma che rischia di mettere a serio rischio tutte le specie marine. I forti rumori provocati da questi spari di aria compressa disorientano i pesci che tenderanno a recarsi verso riva. In molti casi interi branchi di pesci vengono lesionati dagli spari e muoiono. Le correnti le trasporteranno lungo tutta la costa. Ma quel che preoccupa di più gli ambientalisti è la sorte dei delfini. In questi mesi infatti i delfini già disorientati dall’azione impattante dell’uomo si son recati lungo le coste adriatiche soprattutto in zona Chieti-Pescara.

Una situazione di forte impatto ambientale che potrebbe compromettere anche la pesca come si è già verificato dopo l’approvazione della d505 nella zona di Vasto e delle isole Tremiti. Anche questa concessione era stata richiesta dalla Petroceltic e che aveva fortemente indignato i cittadini di Chieti, da sempre sul piede di guerra contro le ingerenze dei petrolieri.

La motivazione che ha spinto l’approvazione delle concessioni verte principalmente sul fatto che per il Governo “non sussistono vincoli ambientali lungo la costa teatina e pescarese”. Tuttavia sappiamo bene cosa potrebbe provocare l’estrazione di migliaia se non milioni di metri cubi di petrolio.

La dottoressa Maria Rita d’Orsogna, docente di Matematica presso l’Università di Northridge in California, ci ha tenuto a precisare che studi fatti in tutto il mondo dimostrano come l’estrazione di petrolio possa aumentare il rischio sismico a causa del vuoto che si crea nel sottosuolo mano a mano che si estrae l’oro nero. Un oro nero che tanto oro non è in Italia: la qualità del petrolio pescarese, ma anche quello estratto in altre zone della penisola, presenta infatti una quantità elevatissima di zolfo che, non solo eroderebbe i tubi entro cui l’estratto dovrebbe fluire causando danni ambientali ma, per lo stesso motivo, vi sarebbe anche necessità di una spesa ingente per la manutenzione.

I rischi non diminuiscono al momento della raffinazione perché lo zolfo verrebbe diffuso nell’aria sotto forma di idrogeno solforato che, una volta inalato crea danni immediati all’organismo umano ed animale. Lo zolfo che si deposita sul terreno poi, renderebbe i terreni incoltivabili oltre che fortemente inquinati.

Ma torniamo alla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) effettuata sul territorio Abruzzese e su tutto il territorio italiano. La domanda da farci è: quanto possiamo ritenere attendibile la VIA se questa è stata effettuata dal Governo centrale e non dalla Regione con il parere degli enti locali? Il nocciolo della questione infatti è proprio questo. In uno stato democratico come l’Italia i comuni locali non solo non sono stati tempestivamente avvertiti dal governo centrale e dalla Regione come previsto dalla legge, ma da quando le stesse amministrazioni locali hanno saputo per vie traverse che il territorio Abruzzese sarebbe stato declassato a regione mineraria, hanno espresso la loro forte contrarietà senza essere ascoltati. Una delle figure certamente più enigmatiche della vicenda è il Presidente della Regione Gianni Chiodi che, prima di essere eletto, aveva fatto una solida campagna contro la petrolizzazione d’Abruzzo. Una campagna architettata ad hoc sulla base di un sondaggio effettuato da Berlusconi nella Regione dove emergeva la forte contrarietà dei cittadini in merito alla coltivazione ed estrazione del petrolio abruzzese. Come sappiamo la Giunta Del Turco (PD) cadde subito dopo aver approvato la legge n.14 nell’Ottobre del 2008 che tutelava il patrimonio ambientale abruzzese dall’estrazione e coltivazione di petrolio e di gas in terra e mare. Dopo nemmeno due mesi venne eletto Gianni Chiodi (PDL) che, pur affermando di essere contrario al Centro Oli di Ortona, sapeva perfettamente che dal Luglio dello stesso anno era in discussione il disegno di Legge n.1441 che rischiava di spostare le competenze dalla Regione alle amministrazioni statali in merito ad idrocarburi ed estrazioni di Gas.

Di lì nasce un teatrino politico e legislativo: il 18 Dicembre 2008 il Governo dichiara incostituzionale la legge regionale n.14/2008 fatta dalla giunta Del Turco. Nel Gennaio 2009 l’Assessore all’agricoltura, Mauro Febbo, propose una legge che innalzava di qualche punto percentuale le royalties che le compagnie petrolifere avrebbero dovuto pagare alla Regione quantificate in 7% a terra e 4% in mare. Una legge che è parsa più come un atto di negoziazione politica che come atto di forte opposizione. La legge fu propagandata nel Marzo 2009 come un metodo che avrebbe distrutto le compagnie petrolifere, ma venne subito ritirata per la forte opposizione popolare. Per altro non è prevista dalla nostra normativa una commissione d’indagine sulle dichiarazioni delle compagnie: in Italia infatti l’ente estrattore è anche l’ente certificatore. Di questo 7% in terra solo il 13% spetterebbe alla Regione e lo 0,74% ai comuni interessati. Ci si proponeva dunque di innalzare leggermente la percentuale di guadagno della Regione, non certo di impedire con ogni mezzo l’azione dei petrolieri. Il 18 dicembre 2009, viene promulgata la legge regionale n.32 dalla giunta di destra che tutela le zone di pregio, vitivinicole, agricole e sismiche dalla produzione, coltivazione, estrazione e raffinazione solo di idrocarburi e non di gas. Ma questa legge viene dichiarata ancora una volta incostituzionale dal Consiglio dei Ministri il 4 Febbraio.

Come mai tutto questo avviene senza che siano ascoltati i cittadini o i Sindaci della Regione che da sempre sono contrari alla svalutazione del proprio territorio? La risposta va cercata in quel Disegno di Legge 1441 che venne approvato in via definitiva dopo un anno e, precisamente il 9 Luglio 2009. Oltre a questa legge non dobbiamo nemmeno dimenticare il DL 152/06 che stabilisce che il VIA in merito a idrocarburi deve essere di competenza statale. Insomma è il Governo che stabilisce quale territorio è in grado di ospitare un sito petrolchimico, in questo caso i responsabili hanno deciso che l’Abruzzo, patrimonio dell’Unesco con i suoi 4 parchi nazionali protetti, è in grado di ospitare dei centri di estrazione del petrolio. É bene precisare però che una sola raffineria è in grado di produrre danni che possono estendersi nel territorio circostante fino a 40 km di distanza.

É così che la Dottoressa D’Orsogna chiede ai politici abruzzesi “di essere più attivi nella difesa del mare, senza paura, senza stupidi calcoli politici, e nell’interesse generale”.

E mentre i cittadini si sono riuniti per presentare ricorso al TAR contro le autorizzazioni d507 e d492, esattamente come ha fatto il Sindaco di Vasto, Luciano La Penna, che ha depositato ricorso contro la concessione d505 assieme ai comuni di Vieste, Peschici e alla Regione Puglia.

“L’approvazione di queste concessioni” – conclude la Dott.sa d’Orsogna – “mostra ancora una volta quanto importante sia il coivolgimento delle persone. Poiché la nostra classe politica continua a mostrarsi del tutto incompetente è necessario che ciascun cittadino vigili maggiormente e sia più attivo nella difesa del territorio, scandalizzandosi e esigendo che chi governa lo faccia nel nostro interesse e non per avvantaggiare il business della Petroceltic”.

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