in viaggio da soli
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Oggi abbiamo in radio un’ospite speciale appena tornata da uno dei suoi tanti viaggi solitari. Si chiama Tania ed è una blogger con due fondamentali vizietti: i viaggi e l’arte. Vizietti che sa ben coniugare e che la portano in giro per il mondo alla ricerca di nuova linfa vitale per le pagine del suo blog.

Ma non voglio svelarvi tutto, preferisco che sia lei stessa a parlarci del suo lavoro, o che dici Tania, meglio definirlo passione?

Intanto saluto tutti quelli che ci stanno ascoltando e te, Nicoletta, per avermi invitata. Per tornare alla tua domanda, sì, hai detto bene, meglio chiamarla passione, anche perché la mia attività di blogger non mi dà certo da mangiare. Però devo ammettere che mi sazia più di qualsiasi altra forma di nutrimento.

Come mai? Cosa ricavi da questi viaggi?

Ti sembrerò noiosa e ostrogota per questi tempi, ma devo confessarti che è la conoscenza ad attrarmi maggiormente. Mutuata dalla bellezza ovviamente. Qualche tempo fa ho avuto modo di ascoltare una conversazione sull’estetica, in riferimento al concetto antico di bellezza, e ho avuto la piena consapevolezza delle mie motivazioni fino ad allora inconsce.

In che senso? Spiegaci…

Non so se avete presente Platone, credo che tutti lo abbiano almeno sentito nominare. Ebbene, il grande filosofo distingueva due mondi: quello delle idee e quello dell’esperienza mutevole. Il primo costituito da modelli perfetti, come il bene, la giustizia, la bellezza; il secondo contraddistinto dall’umano errore. La questione fondamentale della conversazione era: come può l’uomo avvicinarsi a quei modelli? Soprattutto come creativo?

E la risposta qual era?

Ecco, è stata proprio la risposta a colpirmi. La soluzione, a detta della relatrice, era infatti viaggiare per conoscere il maggior numero possibile di esempi di bellezza, seppure nella realtà non si presentino mai in una forma definitiva e ideale. Tuttavia sommandoli e traendo da ognuno il succo (o modello ideale che ne sta alla base), pian piano si può migliorare la conoscenza della bellezza e, di conseguenza, si hanno maggiori strumenti per creare qualcosa di bello e universalmente tale.

Personalmente sento la necessità, sia come artista sia per la mia attività di talent scouting sul blog, di avere una visione più ampia e, per questo, più consapevole e critica rispetto all’arte e alla vita. Ecco, per me viaggiare è questo: scoprire, imparare, crescere, conoscere. E aggiungerei anche conoscersi.

Ecco, qui arriviamo a un altro punto, poi me la spieghi meglio sta storia di Platone che mi son persa… Conoscersi è strettamente legato al viaggiare da soli, giusto? Come mai questa scelta?

Se devo dirti la verità, all’inizio non è stata una scelta. I miei amici erano spiantati e avevo già tollerato di stare incollata alla mia isola per un anno intero. Poi ho sbottato: se nessuno mi accompagna, viaggerò da sola.

Scusa, ti interrompo visto che l’hai citata, vorrei chiederti in che modo l’isola in cui vivi, la Sardegna, incide in questa tua urgenza di viaggiare?

L’isola incide sempre. Eccome. Nonostante abbia un attaccamento quasi morboso verso la mia terra, infatti, ne conosco bene i limiti, anzi ve li posso svelare: le acque che la circondano. Nell’isola è impossibile prendere  un treno, o salire su una macchina, e finire in Europa. Nell’isola per spostarti devi usare la nave se hai necessità di muoverti in auto. O comunque devi salire su un aereo. Se pensi che, fino a qualche tempo fa, i viaggi aerei costavano una tombolata e che ancor oggi non sono particolarmente economici, ti renderai conto della sensazione di soffocamento propria dell’isola…

Comunque viaggi spesso, come te lo puoi permettere?

Beh sostanzialmente mi arrangio. Son finita in bettole, ho dormito in stanze-corridoio, mi son lavata in bagni facili all’allagamento. Non ho mai fatto recensioni negative alle strutture, è messo in conto, se hai pochi soldi può succedere. Comunque col tempo ho imparato a subodorare i pacchi e ultimamente sto tamponando bene. E poi, diciamocelo, l’importante è scamparla!

In che senso?

Beh ricordati che sono sola, e in più sono una donna. Ti dico solo che ogni volta che parto chiamo tutti gli amici per far testamento!

Dai, ma scherzi?

Dai, esagero, anche se qualche volta l’ho fatto, seppure per scherzo… Di certo la tensione è maggiore, come pure lo stato di guardia. Sei solo in un paese lontano, con tradizioni e usi diversi. La lingua inoltre non aiuta e basta poco per mettersi in situazioni sbagliate. Quindi, alla fine di un viaggio, sento sempre un certo sollievo che mi fa scordare ogni possibile disagio.

Ti è mai capitato? Di trovarti in situazioni sbagliate?

Non proprio, a volte ho capito che potevano diventarlo e mi son defilata. Ripeto, il livello di guardia è sempre alto e mi fido poco. Diciamo che è un viaggio dedicato a me e spesso son l’unica persona che mi fa compagnia. A parte i lettori del blog ovviamente.

Ecco, appunto, il blog. Che funzione ha rispetto al viaggio?

Beh il blog è indispensabile viaggiando da sola. Almeno per me. Se è vero che ho imparato ad apprezzare il senso di libertà nell’essere soli in un luogo nuovo dove poter essere chiunque senza rispettare i ruoli sociali imposti dal proprio contesto di appartenenza, devo ammettere che un modello del genere presenta anche delle lacune. Soprattutto per persone come me che non viaggiano con l’obiettivo di conoscere nuove persone. Cioè se capita bene, ma non le vado a cercare. Per farla breve, ci son momenti in cui la solitudine diventa pesante e vorresti aver qualcuno con cui fare quattro chiacchiere. Qui entra in gioco il blog. Il riportare ciò che mi capita e condividere ciò che vedo, soprattutto di bello, mi fa sentire meno sola.

E per quanto riguarda i contenuti?

Beh considera che preparo sempre i miei lettori al viaggio che farò. Per prima cosa lo annuncio qualche mese prima creando il mio consueto “Waiting for” seguito dal nome della città che visiterò. Da quel momento partono gli studi vertenti principalmente sull’arte contemporanea che vi troverò, ma spazio anche su storia e cultura. E sulle curiosità, che mi attraggono sempre particolarmente. Intanto acquisto la solita cartina della città e inizio a immaginare come muovermi. I luoghi in cui alloggio son sempre in centro e serviti da metro, autobus o similari. La sera preferisco sempre spostarmi a piedi, se posso anche di giorno.

Quindi prepari il blog e te stessa alla partenza. E poi? Quando parti come funziona?

Quando è partita questa avventura, sei anni fa, iniziavo a scrivere già sopra l’aereo che mi trasportava fuori dall’isola. Ogni emozione, ogni dettaglio, ogni situazione particolare che osservavo o mi capitava. Soprattutto selezionavo i casi strambi e divertenti e, se consideri che sono un’imbranata cronica, capirai che avevo tanto da scrivere. Oggi ho meno tempo e soprattutto è subentrato un desiderio, forse un po’ egoistico, di godermi il viaggio senza passare le notti a finire articoli e le mattine a condividerli. Per cui, seppure sia rimasta la formula del “day-by-day”, cioè un resoconto giornaliero del viaggio, condivido per lo più delle gallerie d’immagini o dei video, in cui riassumo in modo veloce fatti e cose interessanti e/o curiose. Nonché belle. Però se il giorno fosse fatto del doppio del tempo, lo farei ancora. Scrivere i diari di viaggio è divertente.

Comunque qualche volta lo fai ancora.

Sì, ma son per lo più sprazzi, quelli che mi piace chiamare schizzi saltuari. Li scrivo se qualcosa mi colpisce particolarmente. Spesso son opere d’arte, o fatti, o considerazioni, che aprono ulteriori riflessioni e che mi piace fissare e condividere con i lettori. Oppure lo faccio successivamente parlando di artisti e opere che mi hanno colpito.

Bene, parlaci delle città che hai visitato citandoci gli episodi che ti son rimasti più impressi

Domanda difficile, ce ne sarebbero tanti. A Praga, ad esempio, mi sono intrufolata in un night. Sì, proprio quelli con le donnine al palo. L’ho fatto per documentarlo e devo ammettere che è stato divertente, almeno all’inizio. Poi mi son annoiata e son scappata via. New York, invece, è stato un intero episodio indimenticabile, una città ricca di stimoli in quello che mi è davvero sembrato il “nuovo mondo”. A Lisbona e Dublino, invece, ho voluto diversificare andando a trovare degli italiani e vivendo la città dal loro punto di vista. Ho fatto loro delle interviste video in cui mi hanno raccontato le loro vite da italiani all’estero e soprattutto il loro lavoro.
Il viaggio che però mi è rimasto più impresso è stato quello in Grecia.

Come mai?

“Devi sapere che uno dei giochini che mi piacciono di più in queste situazioni, è sparire il più possibile, rimanere nell’anonimato. Parlo il meno possibile per non far capire di essere italiana. E soprattutto turista.”

Come mai? Cosa non va nel turista?

Niente, ma è un modo diverso di viaggiare. Il turista rimane straniero, visita i luoghi di interesse ma difficilmente cerca di penetrarne la cultura. I turisti italiani poi son mal visti ovunque, e ne capisco le ragioni.

Capisco cosa intendi. Quindi, che fai? Ti nascondi dietro i cespugli e spii gli indigeni?

Ah ah ah no dai,  non arrivo a tanto! Cerco solo di dare il meno possibile nell’occhio. Ciò mi consente di osservare senza condizionare ciò che ho intorno, facendolo fluire in modo spontaneo. L’episodio forse più poetico in questo senso è stato sull’isola di Santorini pullulante di italiani chiassosi e per giunta fighetti a cui ho facilmente rifilato una falsa identità ispanico messicana per via della mia carnagione scura. L’isola è uno dei luoghi più belli, naturalisticamente parlando, che io abbia mai visitato. Ma ciò che mi è rimasto più impresso sono gli spostamenti con autobus sgangherati su strade sgangherate che passavano per precipizi (più che) azzardati. Ogni volta che mi era concesso, sedevo nei primi posti e ascoltavo gli autisti canticchiare musichette greche tradizionali che suonavano in radioline portatili poste accanto al loro sedile. Nel sacro silenzio che mi caratterizzava in quei giorni, immaginavo le loro vite spensierate sulla bocca di quell’isola-vulcano così fascinosa, ma anche temibile. Guardavo le fotine dei familiari appese a fianco ai loro posti di guida cercando di cogliere le sfumature di una cultura diversa che in quei momenti sentivo anche mia, ne ero inebriata.

Quindi per te è questo il succo del viaggio? Aprirsi a culture diverse?

Sì, parto dalla negazione dell’etnocentrismo che mi pare così limitato e mistificatorio. La conoscenza, così come il rispetto, delle altre culture, arricchisce maggiormente il tuo bagaglio, ti consente una maggiore comprensione del mondo, sia metafisica che poetica. Tu non ci crederai ma sento ancora echeggiare quei canti neniosi che aleggiano sull’alone di mistero che avvolge quella terra di dei volubili, guerrieri invincibili e navigatori erranti…

Questa è una bellissima immagine con cui concludere questa chiacchierata con Tania, la nostra art e travel blogger che è venuta a raccontarci la sua esperienza di viaggiatrice solitaria. Tania, ti ringrazio per esser stata con noi e sai che ti dico? Mi hai tanto incuriosita che proverò anch’io a viaggiare da sola. Almeno una volta!

Attenta Nicoletta, è una droga da cui è difficile disintossicarsi!

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