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Mediterranea | November 14, 2018

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Venere sul palco - Mediterranea

Venere sul palco
Ivano Steri

“Sono solo canzonette” cantava tempo fa un popolare cantautore italiano. Sarà pur vero, ma perché una frase come “questa canzone ha segnato un’epoca”, forse abusata ma non priva di verità, si sente ripetere a ogni piè sospinto? Di sicuro da una prospettiva antropologica la musica leggera può offrici una veduta significativa sull’evoluzione dei modi di vita di una nazione, anche e particolarmente in relazione ai costumi sessuali. Non è questa la sede per fare un bignami della storia della canzone italiana o una superficiale analisi sociologica, ma l’occasione, attraverso la lettura dei testi di alcune canzoni italiane (ma anche attraverso il ricordo degli atteggiamenti degli artisti sul palco e, perché no, fuori dal palco), di comprendere come sia cambiato l’approccio alla sessualità femminile sia da parte degli artisti, sia da parte del pubblico, il quale, con l’evoluzione sociale e culturale del paese, si è accostata con sempre meno imbarazzo a testi e atteggiamenti riguardanti in maniera sempre più esplicita e diretta il sesso.

Nel maggio del 1954 l’allora cantante-regina della canzone all’italiana, Nilla Pizzi, alla precisa domanda “Secondo lei a chi spetta l’iniziativa in amore?” rispondeva senza indugio alcuno “Sempre soltanto all’uomo”; già qualche anno dopo Mina –che nel 1963 fece scandalo a causa un figlio in attesa da un uomo con cui non era sposata1-, assumeva atteggiamenti per l’epoca irritanti e anticonformisti, come farsi ritrarre in pose che oggi definiremmo sexy o indisponendo il pubblico con gesti scatenando la riprovazione dei benpensanti2.

Ancora otto anni e l’allora ventenne Rosanna Fratello riusciva a qualificarsi per la finale di Canzonissima del 1971, presentando una canzone dal titolo “Sono una donna, non sono una santa”. Il titolo è chiaro, il testo perlomeno ambiguo: se da un lato la protagonista parla con fare allusivo delle proprio brame sensuali (Sono una donna/ non sono una santa/ non tentarmi non sono una santa/ Non mi portare/nel bosco di sera/ ho paura nel bosco di sera…), dall’altra prega per avere la forza di combatterle (Gesù mio dammi coraggio/di resistere e dirgli di no/ Tre mesi sono lunghi da passare/ quando l’amore stuzzica il tuo cuore) e, come si legge sul sito galleria della canzone.com, fa riferimento a “una concezione della famiglia ben nota a migliaia di italiane, e non solo quelle meridionali” (Non sono sola/ ho quattro fratelli/ non scordare che ho quattro fratelli/Dove sei stata/ la gente ti guarda/ resta in casa la gente ti guarda)3.

Facciamo ora un piccolo salto temporale per confrontare questo testo del 1971 con uno del 2000 di Carmen Consoli: nella canzone “Stato di necessità” la protagonista è molto più diretta e disinvolta nell’esprimere i propri desideri sessuali (Sto affinando tattiche di seduzione sconosciutissime / Sono in preda alla più ingenua perversione fatti corrompere […]Saltami addosso dottore coraggio / divorami straziami studiami a fondo /pronto soccorso nessun imbarazzo / tu saltami addosso non aspetto altro […] E’ lo stato di necessità /euforia ormonale congenita /questo è un caso di estrema emergenza / dionisiaca tendenza ad eccedere). I tempi cambiano, come si suol dire. Eppure già negli anni cinquanta qualche canzone aveva accennato con astuzia al tema “scabroso” della sessualità femminile. Nel 1958, ad esempio, proprio la Nilla Pizza già sopracitata presentò al Festival di Sanremo un pezzo intitolato “L’edera”, il cui testo allude furbescamente all’eros (Chissà se mi ami o pure no:/chi lo può dire?/ Chissà se un giorno anche io/potrò l’amor capire?!/Ma quando tu mi vuoi sfiorar/ con le tue mani/avvinta come l’edera/mi sento a te…/Chissà se mi ami o pure no/ma tua sarò!…/Son qui, tra le tue braccia ancor,/ avvinta come l’edera…/Son qui/respiro il tuo respiro/son l’edera legata al tuo cuor…). Certo, di tempo ne è dovuto passare prima di arrivare ad artisti come Patty Pravo, inquieta, altera e raffinata voce della musica italiana, le cui canzoni, come scrive Gianni Borgna nella sua prima edizione della Storia della canzone italiana, “parlano di baratti, di triangoli, di scambi multilaterali”4 – basti pensare alla famosissima “Pensiero stupendo”, scritta per lei da Ivano Fossati nel 1978. Proprio negli anni settanta Mina, la signora per eccellenza della canzone italiana – che prima abbiamo citato per il suo comportamento “immorale” (incinta prima di essere sposata!) – canta due canzoni come “L’importante è finire” (Adesso arriva lui / apre piano la porta /poi si butta sul letto/ e poi e poi / ad un tratto io sento/ afferrarmi le mani /le mie gambe tremare /e poi e poi e poi e poi…) e “Ancora, Ancora, Ancora” ( […]io ti chiedo ancora/ il tuo corpo ancora /le tue braccia ancora / di abbracciarmi ancora/ di amarmi ancora /di pigliarmi ancora /farmi morire ancora / perché ti amo ancora)5. Ora, di esempi come questi ce ne sarebbero tanti, perché ogni epoca ha la sua buona dose di canzoni dedicate all’ erotismo al femminile: come non ricordare la primissima Loredana Berté del disco “Streaking”, un concept album sul sesso che fu vittima di e pesanti censure? O la Donatella Rettore del Cobra che “non è un serpente, ma un pensiero latente che diventa indecente quando vedo te”? O, per tornare ai nostri giorni, alle sorelle Iezzo – note al pubblico con il nome d’arte di Paola e Chiara – di “Kamasutra”, il cui video a tinte forti tanto ha fatto parlare e che, ovviamente, è stato censurato e trasmesso solo a tarda ora?

In conclusione è facile constatare che nella canzone italiana, in fondo, il tema della sessualità al femminile è sempre comparso, quando più quando meno, seguendo sovente la scia dei cambiamenti socio-culturali della nazione. E c’è da dire, inoltre, che oggi è talvolta utilizzata a sproposito per camuffare la pochezza artistica di certi brani. Resta il fatto che la dea Venere – talvolta in abito da sera, talvolta coperta solo da un leggero velo trasparente, a volte nascondendosi dietro le quinte, a volte comparendo in tutto il suo splendore sul palco – ha gorgheggiato in ogni decade della musica leggera italiana.

 


 

1. Come si legge su Wikipedia, “Il 18 aprile 1963 nasce Massimiliano, chiamato familiarmente Paciuchino. La maternità le causa la “quarantena” da parte della Televisione di Stato, mentre una parte della stampa continua ad additarla come peccatrice pubblica”.

2. Tutte notizie reperibili in Borgna, Gianni, Storia della canzone italiana, 1985.

3. Vedi www.galleriadellacanzone.com, un sito dedicato alla storia della canzone italiana ricca di aneddoti e spunti interessanti.

4. Vedi ancora Borgna, Gianni, Storia della canzone italiana, Laterza, 1985.

5. Sul già citato sito galleriadellacanzone.com vengono riportate le parole di Chiara Stefani tratte dal volume “Una forza incantatrice”, uscita per Euresis: “La ripetizione ossessiva di tutte le parti anatomiche (corpo, braccia, bocca, mani, collo) e la richiesta impellente di azioni corporali più o meno metaforiche (abbracciarmi, amarmi, pigliarmi, farmi morire, restare, consumarmi) indica l’insaziabile, nella confusione totale tra sesso e amore. (…)”.

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