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Mediterranea | June 24, 2019

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La Passione di una vita per il Moscato di Trani: intervista a Franco di Filippo

La Passione di una vita per il Moscato di Trani: intervista a Franco di Filippo
Gaetano Cataldo
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Il Moscato è tra le varietà di Vitis Vinifera più antiche al mondo ed appartiene ad una famiglia di vitigni tra le più grandi e varie tra tutte quelle conosciute, tanto che nella sola Italia la superficie complessiva di allevamento si attesta attorno ai trentamila ettari.

Andando a ritroso nel tempo vediamo questa vitigno aromatico coltivato dai Greci col nome di Anathelicon Moschaton diffondersi in tutto il Mediterraneo durante la colonizzazione ellenica e successivamente definito, in epoca romana, come Uva Apiana per essere, al pari del Fiano, prediletta dalle api per via del suo dolcissimo aroma, a quanto pare. In realtà tanto l’associazione di questo vitigno con l’Uva Apiana quanto la tesi che vorrebbe, nella similitudine tra ape e mosca, che il suo nome mutasse in Moscato attorno al 1200, risultano piuttosto deboli: infatti è più plausibile che il nome attuale del Moscato derivi da muscus, muschio in latino, per via del suo forte ed inconfondibile aroma che i francesi definiscono musqué. Sussistono molte possibilità invece che il vitigno possa essere stato importato dai Cavalieri Templari ed Ospedalieri chiamati ad operare in Medio Oriente, dove era nota la produzione di vini liquorosi ed aromatici. Venezia inoltre nel 1204, proprio al termine della IV Crociata, inizierà a ridurre il volume di vini importati, sostituendoli coi vini prodotti a Creta e da altre isole Greche passate sotto il suo dominio. Le prove più antiche a testimoniare la presenza del Moscato in Piemonte risalgono al Trecento, due secoli dopo la distribuzione di questa vite nella regione sarà già considerata sufficientemente considerevole tanto che, anche in questo caso, il duca Emanuele Filiberto di Savoia deciderà di limitare le importazioni di altri vini per incoraggiare la produzione locale, fino al boom d’inizio Ottocento. Naturalmente stiamo parlando del Moscato Bianco, varietà che nel nostro paese rientra in un ragguardevole numero di Denominazioni di Origini Controllata da cui si evincono altrettanto numerosi sinonimi, uno dei quali è Moscato di Trani.

Il Moscato di Trani era molto apprezzato già attorno all’anno mille ed era, a detta di molti dell’epoca, noto per essere il vino più nobile ed antico di tutta la Puglia; gli stessi veneziani, scendendo lungo l’Adriatico, ne erano così ghiotti che per approvvigionarsene firmarono addirittura un accordo commerciale con la dogana di Trani, malgrado non mancassero vini di buona fattura nelle diverse terre sotto il loro dominio; nel XIV secolo i commercianti veneziani iniziarono a chiederne sempre di più tanto che, per evitare di restare senza, Roberto d’Angiò, conte di Trani, risolse di limitare le esportazioni della rinomata “goccia d’oro” da tutti i porti del Regno di Napoli con non poco malcontento da parte dei mercanti.

Lo storico, filosofo e teologo bolognese Leandro Alberti nel suo libro “Descrittione di tutta Italia”, pubblicato per la prima volta nel 1550, non manca di tessere le lodi del Moscato di Trani definendolo “tanto eccellente ch’è cosa molto delicata da gustare”. Nel 1974 il Moscato di Trani è entrato a far parte del relativo disciplinare, diventando un vino a denominazione di origine controllata; la zona di produzione della doc comprende il territorio del comune di Cerignola nel foggiano, il territorio dei comuni di Andria, Bisceglie fino alla località Macchia, Canosa, Minervino Murge e parte del territorio comunale di Trinitapoli in provincia di Barletta-Andria-Trani ed il territorio dei comuni di Corato e Ruvo e parte del territorio comunale di Bitonto e Terlizzi in provincia di Bari. Nella doc oltre al Moscato Bianco sono ammesse altre uve a frutto bianco con buona aromaticità fino ad un massimo del 15% purché appartenenti a quelle dichiarate idonee alla viticultura nella provincia di Bari. Malgrado vi siano forme di allevamento più espanse al fine di incrementare le rese sono quelle ad alberello e a guyot ad essere le più indicate, soprattutto se si considera la loro idoneità in condizioni ambientali calde ed aride ed i costi elevati dell’estrazione idrica a causa della considerevole profondità della falda freatica nell’altopiano carsico murgese, fattori incisivi dal punto di vista economico gestionale del sistema cantina che però volgono in favore di una qualità maggiore, seppur con quantitativi più limitati. Dalla sottile buccia e non molto pruinosa, il Moscato Bianco allevato nell’area di Trani presenta un grappolo cilindrico e, quando maturo, di media taglia con acini di grandezza media e forma sferoidale o leggermente appiattita. I grappoli del Moscato di Trani esposti al Sole ed accarezzati dalla brezza marina proveniente dal vicinissimo Mare Adriatico assumono un colore giallo dorato che sovente vira verso l’ambra e coi quali si ottiene un vino opulento, di grande complessità ed intensità olfattiva.

Franco di Filippo, classe del ’54, è un uomo di altri tempi, timorato di Dio e di poche parole. Negli ultimi anni, per promuovere la sua linea enologica, ha viaggiato molto, tanto in Italia che all’Estero, ed è per questo motivo che ha poche occasioni di lettura, prediligendo quelle di immediata fruibilità; è una persona molto discreta, dalle grandi doti umane e che ama osservare il prossimo in silenzio per apprezzarne più che le parole l’operato, con un ammirazione particolare per coloro che sanno realizzare cose di grande importanza e di utilità e che sappiano dimostrarsi autentici ed originali allo stesso tempo. Ama ascoltare la musica degli anni ’60 e guarda con piacere i film di azione americani ed i documentari naturalistici, soprattutto quelli sulla botanica ed il regno animale. La sua filosofia produttiva coincide con l’esemplare condotta della sua esistenza e vede il Moscato di Trani come unico, vero protagonista. Diversamente da quanto avvenuto sul territorio, piuttosto che cedere alle facili lusinghe degli espianti e dedicarsi ad un’attività vitivinicola più facile e remunerativa, ha preferito concentrarsi esclusivamente al vitigno principe di Trani, vinificandolo in purezza, esordendo persino con la versione spumantizzata e divulgandone appassionatamente i pregi. Ha sempre vissuto a Trani ed ha dedicato la sua intera esistenza al Moscato di Trani, affidandosi al buon senso, al lavoro ben fatto ed alla Divina Provvidenza, conscio che nella vita si può sempre migliorare.

Qual è il ricordo più lontano che la riconduce al Moscato di Trani?

Ero appena adolescente quando mio padre mi portava in campagna durante la vendemmia, erano momenti festosi ed io mi divertivo tantissimo a pestare i grappoli a piedi nudi. A quei tempi mi veniva concesso di bere il mosto ed assaporarne la dolcezza. Tempi lontani eppure indimenticabili: quei profumi, quelle persone ed sentimenti che riuscivano a suscitare sono ormai ricordi indelebili.

Una persona della sua vita o un personaggio che l’ha ispirata…

Credo di essere una persona fortunata: ho vissuto circondato da persone che, soltanto a guardarle, davano il buon esempio col loro operato e che nelle rare volte in cui parlavano usavano poche e semplici parole che trovavano sempre un valore compiuto, un riscontro con la realtà.

Quando ho deciso di fare ciò che faccio più che alle persone mi sono ispirato alla vigna ed alle sue necessità, affidandomi alla provvidenza. In questo mestiere ci sta poco da farsi vanto della propria perizia: dall’alto possono piovere all’improvviso benedizioni o disastri.

Una frase o un motto che la rappresenta…

Non ho un frasario specifico o degli aforismi col quale possa identificarmi in verità anche se sono molto legato a tantissimi modi di dire provenienti dalla saggezza popolare, però grosso modo “ora et labora” potrebbe descrivere quello che praticamente faccio tutti i giorni. Non so dove l’ho sentita ma mi piace molto anche questa: Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza.

Cosa la affascina del mondo del vino e che cosa l’ha spinta a intraprendere questa strada?

Una grande fierezza per il mio retaggio familiare ed un forte senso di appartenenza ad una grande Civiltà Contadina innanzitutto, credo pure che il Moscato sia un grande e raro vitigno. Se ho intrapreso questa strada è stato per creare qualcosa di unico ed irripetibile nel mondo vitivinicolo.

Ci descriva il Moscato di Trani dal suo personale punto di vista?

Come dicevo per me il Moscato di Trani è vitigno unico e straordinario dal grande potenziale espressivo, inoltre la sua è una storia che vanta almeno mille anni, epoca a cui viene fatto risalire.

Gli abbinamenti tradizionali con cui suole bere le tre diverse espressioni di Moscato?

Con gli spumante metodo classico Estasi in Armonia ed Estasi in Sinfonia, entrambi millesimati e rispettivamente pas-dosè e brut, passando per il nostro Moscato di Trani passito, credo che gli abbinamenti possibili siano davvero molteplici, passando dalla cucina tradizionale a quella moderna, dal crudo di mare fino al dessert.

Il Moscato di Trani era già noto nel Medioevo e tutt'oggi è tra i vini da dessert più apprezzati. Franco di Filippo ci ha sempre creduto e da anni si dedica a questo nobile vitigno pugliese.

Come mai questo nobile vitigno è poco conosciuto ed i suoi vini non sono sempre presenti nelle wine list?

Sono almeno due i fattori principali: una produzione limitatissima del Moscato ed una comunicazione troppo inflazionata da altri prodotti perché più noti, più ricorrenti nelle carte e che si possono trovare pressoché ovunque. La produzione di uva, già di per sé esigua, è ulteriormente ridotta dalla selezione dei grappoli più sani e non è detto che in tutte le annate si riesca a raggiungere gli standard richiesti. Tutto questo dovrebbe far capire al consumatore finale non soltanto che le bottiglie che ne derivano sono centellinate ma persino la maniera seria e rispettosa con la quale interpretiamo il Moscato d’Asti, rinunciando persino ad uscire con la bottiglia, se necessario.

Cosa si potrebbe fare ulteriormente per rilanciare questa varietà e renderla più apprezzata dal consumatore?

Sicuramente molto dipende da una comunicazione più mirata da parte di noi produttori di Moscato ma le svariate associazioni che ruotano attorno al mondo del vino potrebbero prestare maggiore attenzione ed anche i ristoratori potrebbero dare più risalto con le loro proposte gastronomiche.

Cosa si auspica per il futuro e cosa suggerisce ai giovani che vorrebbero seguire le sue orme?

Appartengo ad una generazione che se ne guarda bene dal dare consigli al prossimo, in quanto si rischia sempre di sbagliare, questo anche perché i consigli andrebbero dati quando richiesti o in caso di vita o di morte. Se i giovani però volessero intraprendere questo cammino e si innamorano della vita nella vigna non potrebbe che farmi piacere: sarebbe la continuazione di tutto quello in cui ho creduto da sempre. I giovani però devono saper andare fino in fondo, senza mai lasciare le cose a metà, se non prima di averle comprese almeno. Questa è una vita che offre soddisfazioni in misura dei sacrifici che si intendono fare, dunque buona fortuna alla gioventù ed al loro futuro.

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