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 Teatro: “COME GLI UCCELLI” di Wajdi Mouawad – a marzo a Cagliari e Sassari

redazioneBy redazione24 Marzo 2026Updated:24 Marzo 2026Nessun commento16 Mins Read
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Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna

presenta

La Grande Prosa | Stagione 2025-2026

Il Mulino di Amleto

Come gli Uccelli

di Wajdi Mouawad

traduzione di Monica Capuani del testo originale Tous des oiseaux

adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi

con Federico Palumeri, Lucrezia Forni, Barbara Mazzi, Irene Ivaldi, Rebecca Rossetti,
Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Raffaele Musella

regia Marco Lorenzi

un progetto de Il Mulino di Amleto

spettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory,Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova,

TPE / TeatroPiemonte Europa – in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi

Una appassionata storia d’amore in tempo di guerra, trasforma i due giovani protagonisti, Eitan e Wahida (di origini rispettivamente istraeliane e palestinesi) nella vittime involontarie di un conflitto innescato dal tentativo utopistico (ma fondato su sottili ragioni politiche di matrice colonialista) di restituire una patria al popolo ebraico dopo la tragedia della Shoah con “Come gli Uccelli” di Wajdi Mouawad, nella mise en scène de Il Mulino di Amleto (Premio Ubu 2024 per il miglior testo straniero).

In cartellone da mercoledì 25 marzo a domenica 29 marzo al Teatro Massimo di Cagliari (mercoledì, giovedì e venerdì alle 20.30 – turni A, B e C; sabato alle 19.30 – turno D e domenica alle 19 – turno E; venerdì 27 marzo doppia recita, con la pomeridiana alle 16 – turno P) e martedì 31 marzo alle 20.30 al Teatro Comunale di Sassari sotto le insegne della Stagione 2025-2026 de La Grande Prosa organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari e del Comune di Sassari, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

“Come gli Uccelli” (“Tous des oiseaux”) affronta in una chiave poetica, amara e struggente, il tema più che mai attuale della guerra, innescata dalla fondazione dello Stato di Israele in Palestina nel 1948, in attuazione della Dichiarazione di Balfour e delle istanze del movimento sionista per un ritorno degli ebrei nell’antica “Terra Promessa”, senza tenere in alcun conto la volontà degli abitanti e neppure la civiltà e la cultura fiorite nel Vicino Oriente dopo la “diaspora”.

Nel dramma i due protagonisti si incontrano, per caso, in una biblioteca di New York: per entrambi è un coup de foudre, quell’alchimia segreta e potente che incendia lo spirito e porta alla fusione di anime e corpi, al di là della straordinaria bellezza di Wahida e della sintomatica goffaggine da seduttore di Eitan, un solitario che intuisce fin dal primo istante di avere di fronte a sé la donna della sua vita.

Un dialogo innocente ma pieno di sottintesi rivela la magia di un incrocio di destini, con la curiosità e il desiderio di conoscersi, come di rivelarsi e mettersi a nudo davanti alla propria anima gemella, e il batticuore di chi sente di aver scoperto la chiave della felicità. Un idillio perfetto, tra intelligenza e passione, che potrebbe infrangersi davanti all’intransigenza della famiglia di lui: i genitori, Norah e specialmente David, che vede in quella scelta un tradimento, mettendo la moglie di fronte al dilemma di schierarsi con il marito o con il figlio, mentre il nonno Etgar (padre di David), insieme con il Rabbino, cerca di rasserenare gli animi e riportare la pace.

Ma l’amore è più forte e la relazione tra Wahida e Eitan resiste e si fa più profonda, fino al viaggio che il giovane studioso di genetica decide di intraprendere in Israele, per incontrare la nonna Leah e scoprire la verità sulle proprie origini, accompagnato dalla fidanzata, che potrà così proseguire le ricerche su un diplomatico del XVI secolo cui è dedicata la sua tesi, ovvero al-Hasan al-Wazzan, vissuto a Roma sotto Leone X.

La folgorazione di quel primo incontro apre “Come gli Uccelli”, in una sorta di flashback: la pièce comincia dalla fine, ovvero dall’esplosione che colpisce Eitan, mentre Wahida viene trattenuta per gli inevitabili controlli presso l’Allenby Bridge che unisce, ma anche separa Israele e Giordania: la donna veglia presso il letto d’ospedale dell’amato, in coma, in attesa di un ipotetico risveglio e intanto nella sua mente scorrono come in un film i fotogrammi del passato, insieme a speranze e rimpianti.

Indispensabile avvisare la famiglia, quindi Wahida si rivolge a Leah, la nonna, affinché richiami gli altri parenti dalla Germania e la narrazione prosegue, in bilico tra passato e presente, tra il riaffiorare di episodi significativi e parole e fatti che si vorrebbero dimenticare, finché emerge in tutta la drammaticità tutta la storia. Nel frattempo Wahida, paradossalmente anche grazie a Eden, la soldatessa israeliana che sottoponendola a un difficile interrogatorio le ha praticamente salvato la vita, comprende di non poter continuare a far finta di nulla e a nascondersi dietro un’immagine di donna moderna, emancipata e cosmopolita, di dover e voler quindi riscoprire le sue origini, ritrovare la sua vera identità.

Sotto i riflettori, accanto a Federico Palumeri (Eitan) e Lucrezia Forni (Wahida), che interpretano i due giovani amanti, Barbara Mazzi (nel doppio ruolo di Eden e di Leah giovane), Irene Ivaldi (Leah) e Rebecca Rossetti (Norah e l’Infermiera), Aleksandar Cvjetković (il vecchio Etgar), Elio D’Alessandro (David e pure un Cameriere), Said Esserairi (il diplomatico Al Wazzân) e Raffaele Musella (Etgar giovane, il Rabbino e un Medico) per la regia di Marco Lorenzi (Premio Tragos 2025) prestano volto e voce ai protagonisti di una vicenda singolare ma anche emblematica di un mondo stravolto, che si snoda attraverso le generazioni e si intreccia alla Storia del Novecento. 

“Come gli Uccelli” – nella prima versione italiana con traduzione di Monica Capuani e adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi, e con scenografia e costumi di Gregorio Zurla, disegno luci di Umberto Camponeschi e sound design di Massimiliano Bressan, vocal coach Elio D’Alessandro (autore anche dei brani originali, come “La marcia del tempo” e “Valzer per chi non crede nella magia” , eseguiti al pianoforte da Gianluca Angelillo), video a cura di Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte; consulenza di Sarah Kaminski per la lingua ebraica e Elisabeth Eberl per la lingua tedesca.

Foto di scena di Giuseppe Distefano, regia di Marco Lorenzi (assistente alla regia Lorenzo De Iacovo) è un progetto de Il Mulino di Amleto, realizzato con il sostegno di A.M.A. Factory, Elsinor / Centro di Produzione Teatrale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, TPE / TeatroPiemonte Europa – in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi.

“Come gli Uccelli” propone una prospettiva insolita sul conflitto che da decenni insanguina la Palestina, conseguenza di una ridefinizione dei territori e dei confini imposta dalle grandi potenze al termine della seconda guerra mondiale, con la creazione dello Stato d’Israele quasi come un simbolico risarcimento per le vittime della Shoah (come dei vari pogrom e di secoli di persecuzioni e discriminazioni contro i cittadini di religione ebraica, per sempre esuli e stranieri in terra straniera). 

Wahida e Eitan sono cresciuti lontano dallo scenario del Vicino Oriente, incendiato dall’odio fra i popoli, e pur consapevoli di quella tremenda eredità hanno scelto di costruire la propria esistenza seguendo le proprie inclinazioni e i propri interessi, volgendo le spalle al passato, per guardare al futuro.

Nell’amore che li unisce, a dispetto di discussioni e incomprensioni, punti di vista divergenti e differenti sensibilità, il conflitto israelo-palestinese è una variabile impazzita, un elemento esterno che non li riguarda davvero, così come, per Eitan, l’assurda e inconfessabile pretesa del padre, David, di non innamorarsi di una donna non appartenente alla stirpe ebraica, quasi che fosse possibile dettar legge al cuore.

La famiglia di Wahida si è dispersa, quasi dissolta in quella fuga, quell’emigrazione verso un altro mondo, le restano solo vaghi e affettuosi ricordi del padre e non esistono parenti che possano interferire con le sue scelte; eppure anche quella perdita delle radici ha un prezzo forse troppo alto perché la giovane donna, ritornata a “casa”, possa rinunciare a cercarle, nel tentativo di riscoprire la sua vera identità.

Tra rivelazioni e confessioni, inattesi e drammatici coups de théâtre, Wajdi Mouawad costringe i personaggi a guardarsi allo specchio, a prendere coscienza di sé, delle proprie qualità e dei propri difetti come dei valori e degli ideali a cui si si sono ispirati e su cui hanno basato le proprie decisioni: l’amore tra Eitan e Wahida irrompe nell’ordinata esistenza dei genitori di lui, e li costringe a mettersi in gioco per (ri)conquistare la posta più alta, ovvero il legame tra padre e figlio, a fronte del “peso” insostenibile e ineludibile della tragedia della Shoah.

Nella pièce riemergono le antiche ferite, la negazione dell’origine ebraica in nome dell’ortodossia comunista da parte dei genitori di Norah, la madre di Eitan, che si ribella proprio sposando David, ma anche la fatale e misteriosa rottura tra Leah, madre di David e il marito Etgar, sopravvissuto da bambino alla Shoah e ritornato in Germania insieme con il ragazzo, e il trauma subito da costui, oggi come allora incapace di comprendere e accettare il rifiuto materno e dunque definitivamente separato da Leah.

“Come gli Uccelli” (“Tous des oiseaux”) è un’opera semplice, apparentemente lineare nonostante i continui spostamenti avanti e indietro nel tempo, ma che sottende a significati più profondi, legati alla psiche, come l’esigenza, comune a tutti gli esseri umani, di conoscere le proprie origini e la propria storia, a costo di apprendere verità dolorose, sempre preferibili a un insostenibile segreto, per acquisire e eventualmente ridefinire il proprio posto nel mondo e costruire la propria identità. Nell’era delle nuove migrazioni, tra le decine di guerre che devastano il pianeta, le carestie e la miseria, oltre alla ferocia dei regimi e alle persecuzioni politiche, etniche e religiose, diventa fondamentale ritrovare e custodire le proprie radici, per non smarrirsi nel caos e avere un fondamento da cui partire per inventarsi un presente e un futuro.

“Come gli Uccelli” è una pièce avvincente e struggente che conduce a «un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide» partendo dalla realtà violenta di una zona di guerra, da cui prende forma «un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e sulle proprie origini»: l’amore tra due giovani fa esplodere le contraddizioni e i dilemmi, i nodi irrisolti che si riflettono nell’inestinguibile odio, alimentato dalla propaganda e dalle ideologie, da sempre nuove stragi e nuovi abusi e discriminazioni, ingiustizie e diritti negati, e ultimamente degenerato in uno spaventoso massacro, con il sacrificio di centinaia di vite umane.

«Sarebbe ingenuo pensare che quando parliamo di “interpretazione” ci limitiamo a parlare del rapporto tra un attore e il suo ruolo» – sottolinea il regista Marco Lorenzi, insieme con l’attrice Barbara Mazzi (Il Mulino di Amleto) –. «Credo fermamente che il nostro ruolo di artist* della scena abbia a che vedere anche e soprattutto con l’interpretazione del mondo, con la responsabilità di riconsegnare un punto di vista che in qualche modo non sia alieno dalla Storia. Non a caso la scelta di lavorare a “Tous des oiseaux – Come gli uccelli”, risale a molto tempo fa per noi del Mulino di Amleto.

Da più di due anni abbiamo abbracciato un testo attraverso il quale Wajdi Mouawad ci sembra voglia ricordare che “il Teatro può essere il luogo e l’occasione per creare spazi dove i “nemici” possano ancora dialogare e far sentire insieme una voce, anche se infinitamente piccola, che non è quella dell’odio. […] In questo senso il teatro può essere questo spazio”».

E conclude: «Gli ultimi efferati accadimenti avvenuti in Israele e a Gaza, ci ricordano che tutto questo è vero, vivo e dolorosamente attuale. Ma noi insistiamo a credere che grazie a capolavori come quelli di Mouawad, il Teatro sia ancora l’unico luogo dove le assurdità della Storia possono essere rappresentate, per discuterle insieme, perché pensiamo – forse utopisticamente – che non si debbano più ripetere. Le vogliamo sul palco per cercare di comprenderle in ogni loro sfumatura, soprattutto attraverso le antinomie presenti negli esseri umani, attraverso le loro paure e speranze. Pensiamo che sia giusto non tirarci indietro di fronte ad un testo quanto mai attuale nello scandagliare la guerra, l’odio tra i popoli, le pretese e le indissolubili identità che ci formano».

Oltre la Scena – incontro con gli artisti: la compagnia di “Come gli Uccelli” incontra il pubblico – giovedì 26 marzo alle 18 nel Foyer del Teatro Massimo di Cagliari – conduce Alessandra Marchi (ricercatrice del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari) – ingresso gratuito (fino a esaurimento posti)

“Come gli Uccelli” si inserisce nel progetto Teatro No Limits promosso da CeDAC e pensato per offrire a non vedenti e ipovedenti una fruizione migliore dello spettacolo, grazie a un tour tattile e all’audiodescrizione di ciò che accade sul palco durante la replica di domenica 29 marzo alle 19 (turno E) e rendere così il Teatro Massimo di Cagliari uno spazio sempre più accogliente e inclusivo, un punto di riferimento culturale aperto a tutti e senza barriere.

L’autore

Nato nel 1968, Wajdi Mouawad, autore, attore e regista teatrale trascorre la sua infanzia in Libano, l’adolescenza in Francia e gli anni della giovinezza in Québec, prima di stabilirsi in Francia.

Studia a Montréal e nel 1991 ottiene il diploma in recitazione della École nationale de théâtre du Canada. Subito dopo, insieme all’attrice Isabelle Leblanc, dirige la sua prima compagnia, Théâtre Ô Parleur. Parallelamente, nel 2000 assume la direzione artistica del Théâtre de Quat’Sous a Montréal per quattro stagioni. Nel 2005, crea le compagnie Abé Carré Cé Carré in Québec e Au Carré de l’Hypoténuse in Francia.

Associato con la sua compagnia francese all’Espace Malraux, Scène nationale de Chambéry et de la Savoie, dal 2008 al 2010, nel 2009 è l’artista associato della 63ª edizione del Festival d’Avignon, dove presenta il quartetto Le Sang des Promesses (Littoral, Incendies, Forêts, Ciels). È direttore artistico del Théâtre français du Centre national des Arts di Ottawa dal 2007 al 2012. Dal settembre 2011 è artista associato al Grand T, teatro della Loira Atlantica a Nantes. Nell’aprile 2016 è nominato direttore del teatro nazionale de la Colline.

La sua carriera di autore e regista inizia presso il Théâtre O Parleur portando in scena i propri testi, pubblicati dalle edizioni Leméac/Actes Sud-Papiers: Partie de cache-cache entre deux Tchécoslovaques au début du siècle (1991), Journée de noces chez les Cromagnons (1994) e Willy Protagoras enfermé dans les toilettes (1998), poi Ce n’est pas la manière qu’on se l’imagine que Claude et Jacqueline se sont rencontrés co-scritto con Estelle Clareton (2000).

Nel 1997 scrive e dirige Littoral (che successivamente adatta e gira per il cinema nel 2005); poi Rêves (2000), Incendies (2003) che ricrea in russo al Teatro Et Cetera di Mosca (e che sarà successivamente adattato al cinema, con il film La donna che canta diretto da Denis Villeneuve nel 2010, selezionato nella categoria del miglior film in lingua straniera durante l’83ª cerimonia degli Oscar e presentato nella regia di Stanislas Nordey al Théâtre National de la Colline nel 2008 e al Théâtre National de Strasbourg nel 2016) e Forêts nel 2006.

Nel 2008 scrive, dirige e interpreta Seuls, sempre in tournée, soprattutto a livello internazionale. Nel 2009 si dedica al quartetto Le Sang des Promesses, che raccoglie, oltre a una nuova versione di Littoral, gli spettacoli Incendies, Forêts e la nuova creazione Ciels.

Poi nel 2011, è la volta di Temps, realizzato alla Schaubühne di Berlino. Scrive opere teatrali e racconti per bambini (Pacamambo, Un Obus dans le cœur, La Petite pieuvre qui voulait jouer du piano), interviste, così come i romanzi Visage retrouvé e recentemente Anima (che ha ricevuto diversi premi e in particolare nel 2012 il Grand Prix Thyde Monnier della Société des Gens de Lettres, il premio Phénix della Letteratura, il premio letterario del secondo romanzo di Laval e nel 2015 il premio Lire en Poche della letteratura francese).

Attore di formazione, Wajdi Mouawad interpreta ruoli nei propri spettacoli, ma anche sotto la direzione di altri artisti come Brigitte Haentjens in Caligola di Albert Camus (1993), Dominic Champagne in Cabaret Neiges noires (1992) o Daniel Roussel in Le Sedie di Eugène Ionesco (1992). Nel 2010, interpreta Stepan Fedorov nella pièce Les Justes di Camus diretta da Stanislas Nordey, al Théâtre National de la Colline.

Il suo percorso gli permette di esplorare anche altri universi: Al Malja e L’Esilio di suo fratello Naji Mouawad, Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, Macbeth di Shakespeare (1992), Non commetterai violenza di Edna Mazia (1995), Trainspotting di Irvine Welsh (1998), Edipo Re di Sofocle (1998), Disco Pigs di Enda Walsh (1999), Le Troiane di Euripide (1999), Lulu il canto sotterraneo di Frank Wedekind (2000), Reading Hebron di Jason Sherman (2000), La Pecora e la Balena di Ahmed Ghazali (2001), Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello (2001), Manuscrit retrouvé à Saragosse opera di Alexis Nouss (2001), Mia madre cane di Louise Bombardier (2005) e Le tre sorelle di Cechov (2002).

Collabora regolarmente con Krzysztof Warlikowski (traduzione di Un tram che si chiama Desiderio – in scena all’Odéon-Théâtre de l’Europe nel 2010; Racconti africani da Shakespeare, al Théâtre National de Chaillot nel 2011; Fedra(e) all’Odéon-Théâtre de l’Europe nel marzo 2016). Oggi si dedica a portare in scena le sette tragedie di Sofocle (in tre opus Donne composto da Le Trachinie, Antigone, Elettra (2011), Eroi con Aiace un cabaret e Edipo Re (2014); l’intero ciclo sotto il titolo L’ultimo giorno della sua vita nell’ambito di Mons 2015 capitale europea della cultura e poi I morenti liberamente ispirato a Filottete e Edipo a Colono presentato al Théâtre National de Chaillot nel maggio 2016.

l suo ultimo ciclo Domestique prosegue la sua ricerca attorno a universi familiari, con la creazione di Sœurs nel 2014, ancora in tournée, poi prossimamente di Frères con Robert Lepage, seguiti da Père e Mère.

Su invito dell’Opéra de Lyon e della Canadian Opera Company (Opera di Toronto), cura la messa in scena de L’Enlèvement au sérail di Mozart (2016) all’Opéra de Lyon (direzione musicale Stefano Montanari).

Su invito del Château des ducs de Bretagne in collaborazione con il Muséum d’histoire naturelle di Nantes, presenta (2015-2016) Créatures / Les animaux ont une histoire, un percorso sonoro e plastico che dà voce agli animali in risonanza con le opere della collezione permanente del Castello. In questa occasione concepisce Les Animaux ont une histoire, primo volume della sua nuova collezione di Biblioteca Sonora.

Dirige inoltre il progetto Avere 20 anni nel 2015 con 50 adolescenti (provenienti da Mons, Namur, Nantes, L’Isola della Riunione e Montréal) che seguono la compagnia per cinque anni e crescono nel corso di viaggi ad Atene, Lione, Auschwitz, Dakar, ecc. Recentemente ha condotto il laboratorio degli studenti del 3º anno del Conservatorio Nazionale Superiore di Arte Drammatica di Parigi e li ha diretti in Défenestrations, presentato nel mese di novembre a Parigi. Continua i suoi scambi con la giovane generazione nel corso di collaborazioni con l’Ecole Supérieure d’Art Dramatique di Parigi e l’Università di Strasburgo.

Wajdi Mouawad ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Prix de la Francophonie della Société des auteurs compositeurs dramatiques nel 2004 per l’insieme del suo lavoro, è stato nominato Cavaliere dell’Ordre National des Arts et Lettres e poi Artista della Pace nel 2006, ha ricevuto il Dottorato Honoris Causa della École Normale Supérieure des Lettres et Sciences humaines di Lione nonché il Grand Prix del teatro dell’Académie Française. Le sue opere teatrali e i suoi romanzi sono stati tradotti e pubblicati in una ventina di lingue e presentati in tutte le regioni del mondo (con la sua messa in scena e con quelle di artisti stranieri).

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Ho iniziato a scrivere da ragazzino per passione, poi è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Laurea in Filosofia, scuola di editoria e specializzazione in interaction design. L'idea del mensile mediterraneaonline, nasce nell'estate del 2006, di fronte al mare sardo di Portopino, dopo una lunga riflessione sulla nostra cultura di appartenenza: il Mediterraneo. Abbiamo iniziato in tre, da Cagliari, Barcellona e Milano. Oggi siamo circa trenta redattori che scrivono da otto paesi diversi. Mi piacciono le sfide difficili, e sono convinto che il pubblico di lettori sia molto più preparato di quello che creda il mercato. Buona lettura!

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