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Piccole Isole italiane nel 2026: fragili ma resilienti

redazioneBy redazione25 Marzo 2026Nessun commento6 Mins Read
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Piccole isole
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Il report di Glocal Impact Network per Fondazione Sanlorenzo mette in luce limiti e opportunità per le piccole isole e propone un salto verso l’innovazione trasformativa

Le piccole isole italiane sono veri e propri spazi di frontiera, territori in cui le grandi questioni del nostro tempo – giustizia territoriale, equità sociale, transizione ecologica – si manifestano in forme radicali e urgenti. È quanto emerge dal report ”Piccole Isole – Analisi e ricerca di contesto, funzionamento e prospettive delle isole minori italiane che con amore e coraggio galleggiano nel Mediterraneo” realizzato da Glocal Impact Network per Fondazione Sanlorenzo, che mettendo a sistema per la prima volta in un unico documento dati quantitativi e progettazioni qualitative, analizza opportunità e criticità di questi territori  proponendo nuove strategie di sviluppo basate sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, enti non profit e comunità locali. 

“Le piccole isole rappresentano un contesto unico, in cui la marginalità geografica e le difficoltà di accesso ai servizi essenziali convivono con una forte identità culturale e con comunità capaci di resilienza e innovazione” racconta Cesare Perotti, che guida Fondazione Sanlorenzo con la sorella Cecilia e il padre Massimo. “Questa prima, straordinaria, fotografia invita a superare un approccio limitato alla semplice risposta ai bisogni immediati, per adottare una prospettiva di innovazione trasformativa, capace di incidere in modo strutturale sul futuro dei territori”. 

Lo studio analizza e prende in considerazione tutte le piccole isole italiane abitate, evidenziando alcune criticità strutturali. In molti casi l’accesso ai servizi fondamentali – sanità, istruzione e mobilità – rimane ancora complesso: i comuni insulari impiegano mediamente oltre 70 minuti per raggiungere il centro più vicino in grado di offrire servizi essenziali. Non sorprende quindi che molte di queste realtà siano classificate come aree periferiche o ultra-periferiche. 

Dal punto di vista demografico, tra il 2011 e il 2019 questi ecosistemi hanno registrato una crescita complessiva dell’1,6%, in controtendenza rispetto alla media nazionale (-0,2%). Alcune isole hanno mostrato segnali positivi, come Procida, Ischia e Ventotene, mentre altre – tra cui Capraia, San Pietro e Giglio – hanno registrato un calo della popolazione. 

È il mercato del lavoro a evidenziare tuttavia le fragilità più importanti: il tasso medio di occupazione nelle piccole isole è pari al 50,5%, inferiore alla media nazionale del 59,3%. Anche il livello di istruzione risulta più basso: nel 2019 i laureati rappresentavano il 10,8% della popolazione, contro il 13% a livello nazionale. Le difficoltà di accesso all’istruzione universitaria e la distanza dai principali poli formativi sono tra i fattori che contribuiscono a questo divario. 

Accanto alle sfide legate ai servizi e al lavoro, emerge con forza il tema della pressione turistica. Secondo il Rapporto Istat 2023, il turismo rappresenta una risorsa economica fondamentale per molte isole, ma genera anche fenomeni di overtourism, con impatti rilevanti sull’equilibrio sociale e ambientale. L’analisi delle presenze turistiche del 2022 e del rapporto tra visitatori e residenti evidenzia infatti come, in diversi casi, la pressione turistica superi di gran lunga la capacità di carico dei territori, ponendo interrogativi sulla sostenibilità dei modelli di sviluppo attuali. 

Piccole isole. Isola di Figarolo - Golfo Aranci

Quali le soluzioni, di fronte a queste sfide? Il Report propone di rafforzare ecosistemi territoriali multidisciplinari, capaci di mettere in rete istituzioni, università, imprese e società civile. Le isole minori, proprio per la loro dimensione e per la forte coesione comunitaria, possono diventare spazi di sperimentazione per modelli innovativi replicabili anche in altri contesti.

Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta dei dati e delle esperienze, soprattutto Andrea Minutolo e Francesca Battistelli che hanno curato il report “isole sostenibili”, documento importantissimo sul tema della transizione sostenibile e parte integrante del nostro rapporto. 

La ricerca è stata condotta attraverso una metodologia ibrida che combina analisi documentale, raccolta di dati qualitativi e quantitativi e interviste a distanza. Oltre al rapporto nazionale, tra giugno 2025 e gennaio 2026, sono stati realizzati dei workshop partecipativi e delle attività di co-progettazione a Ponza e Capraia, l’obiettivo è stato quello di individuare i bisogni specifici delle comunità insulari e costruire strategie condivise di sviluppo sostenibile. Presto verranno condivisi anche i report dei progetti sulle suddette isole. 

L’obiettivo finale è creare una base di conoscenza e collaborazione capace di attivare processi di innovazione trasformativa e contribuire a garantire alle isole minori italiane un futuro più sostenibile, resiliente e inclusivo. Adesso abbiamo la responsabilità, come società civile, di creare un’infrastruttura di dialogo e design che metta insieme tutti gli attori strategici e porti nuove progettualità nelle isole minori italiane. 

Il report completo comprende un’analisi di ciascuna delle isole oggetto della ricerca ed è scaricabile a questo link www.piccoleisole.it  

Didascalia: il ministro Musumeci al centro, con a sinistra Lorenzo Giorgi con Argentina Giusti di Global Impact Network ed Enrico Sanna di Fondazione Sanlorenzo. A destra Giuseppe Cavuoti del Dipartimento Politiche del Mare, Cesare Perotti di Fondazione Sanlorenzo e Giorgio Giorgi di Global Impact Network.

Fondazione Sanlorenzo  

La Fondazione Sanlorenzo nasce nel 2021 dalla volontà dei suoi fondatori, Massimo Perotti insieme ai figli Cecilia e Cesare, di sostenere quelle comunità che più̀ di tutte affondano nel mare le proprie radici, ovvero le piccole isole italiane. L’obiettivo è colmare il divario con la terraferma mettendo a disposizione strumenti e opportunità per preservare e valorizzare il patrimonio socio-culturale, economico e ambientale di queste terre. La Fondazione concentra il proprio impegno su tre ambiti di intervento prioritari. 

Educazione e crescita, attraverso progetti rivolti agli studenti delle isole, come “La Lettura non isola”, un laboratorio di scrittura creativa che promuove gemellaggi tra scuole della terraferma e delle isole, e il “Bando Oltremare”, che offre borse di studio a chi deve proseguire gli studi superiori dell’obbligo fuori dal proprio territorio. Innovazione e impresa, con percorsi e strumenti di sostegno rivolti a realtà locali, per promuovere e sostenere iniziative che generino valore sociale ed economico oltre la stagionalità turistica. Infrastrutture essenziali, infine, con azioni mirate a migliorare l’accesso a servizi fondamentali come sanità e istruzione, per garantire condizioni di equità e pari diritti ai cittadini delle piccole isole.

sanlorenzofondazione.org 

Glocal Impact Network 

Glocal Impact Network è un laboratorio di design e consulenza per l’innovazione trasformativa che accompagna pubbliche amministrazioni, imprese, università e organizzazioni nella costruzione di progetti ad alto impatto sociale. Attraverso ricerca e sviluppo, design sistemico e metodologie proprietarie, sviluppa percorsi capaci di connettere comunità, partner e visioni strategiche, con particolare attenzione ai contesti fragili e ai processi di trasformazione sostenibile. Negli ultimi dieci anni ha lavorato in più di 20 Paesi nel mondo e si avvale di un network multidisciplinare e internazionale di professionisti, università, ricercatori, ONG e aziende, capace di progettare processi di innovazione trasformativa in contesti molto diversi tra loro. 

www.glocalimpactnetwork.com/  

cultura cultura mediterranea isole italia mediterraneo sardegna
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Ho iniziato a scrivere da ragazzino per passione, poi è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Laurea in Filosofia, scuola di editoria e specializzazione in interaction design. L'idea del mensile mediterraneaonline, nasce nell'estate del 2006, di fronte al mare sardo di Portopino, dopo una lunga riflessione sulla nostra cultura di appartenenza: il Mediterraneo. Abbiamo iniziato in tre, da Cagliari, Barcellona e Milano. Oggi siamo circa trenta redattori che scrivono da otto paesi diversi. Mi piacciono le sfide difficili, e sono convinto che il pubblico di lettori sia molto più preparato di quello che creda il mercato. Buona lettura!

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