Close Menu
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube LinkedIn
Mediterranea Online
Iscriviti
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Mediterranea Online
Cultura

Forlini Cappellini e i Vini Estremi delle 5 Terre

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo23 Marzo 2026Updated:25 Marzo 2026Nessun commento5 Mins Read
Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
Share
Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

Per quanto non manchino evidenze di insediamenti primitivi, le tracce più evidenti della presenza umana nel territorio delle 5 Terre risalgono all’epoca romana, anche se i borghi attuali iniziarono a costituirsi intorno all’XI secolo.

Originariamente, così come in molte altre aree d’Italia, le popolazioni vivevano nell’entroterra per proteggersi dalle incursioni saracene e solo dopo la sconfitta delle orde piratesche le genti iniziarono a scendere verso il mare e colonizzare nuovamente la fascia costiera.

Tra il XIII e il XIV secolo, questi caratteristici borghi, a tratti sospesi tra il mare e la montagna, passarono sotto il controllo della Repubblica di Genova: tale periodo portò stabilità e uno sviluppo economico incentrato sul commercio marittimo, la pesca e sull’agricoltura specializzata; a quest’epoca di progresso si deve la costruzione delle principali chiese parrocchiali, tra cui Santuario di Nostra Signora di Soviore a Monterosso, tutt’oggi preesistenti e visitabili.

Si consideri che fino alla fine dell’Ottocento, le Cinque Terre erano raggiungibili quasi esclusivamente via mare o tramite angusti sentieri montani; fu la costruzione della linea ferroviaria Genova-La Spezia nel 1874 a rompere questo isolamento storico, in parte negativo per le connessioni, d’altra parte complice della bellezza pressoché inviolata del paesaggio, il cui elemento più distintivo è, oltre alle variopinte “case-torri”, la creazione dei terrazzamenti con muretti a secco; per secoli infatti, gli abitanti hanno letteralmente modellato e scolpito le colline per ricavare strisce di terra coltivabile, principalmente destinate a vigneti per la produzione del vino locale.

Dal 1997 i borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, costituenti le 5 Terre, sono diventati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e nel 1999 hanno visto l’istituzione del Parco Nazionale delle Cinque Terre, custode della Macchia Mediterranea con presenza di lecci, sughere, pini marittimi, oltre a erbe aromatiche come, lavanda, rosmarino e timo, la presenza di falchi pellegrini, gabbiani reali, cormorani, oltre a cinghiali, volpi e piccoli rettili, la ricchezza in biodiversità del mare, perfetto per l’osservazione dei cetacei e per fare snorkeling, oltre alla vasta rete escursionistica, che include ilò famoso “Sentiero Azzurro” e, tra Riomaggiore e Manarola, la “Via dell’Amore”.

Particolarmente Manarola, spesso considerata la regina delle Cinque Terre per il suo fascino romantico e la sua posizione scenografica su una scogliera alta 70 metri, vede le sue radici corroborarsi proprio in epoca Romana e sembra che l’etimologia del suo nome derivi da Manium arula, in riferimento al piccolo altare dedicato ai Mani, gli dei della casa. Oltre al Manarola Viewpoint, è da visitare la Chiesa di San Lorenzo, il piccolo borgo marinaro con il porto e l’approdo delle barche e, dall’8 settembre a metà gennaio di ogni anno, Ilfamoso Presepe di Manarola, il presepe luminoso più grande al mondo, ricomprendo un’intera collina con oltre 300 figure a grandezza naturale, realizzato dall’ex ferroviere Mario Andreoli.

È proprio in questo superbo borgo delle Cinque Terre che, nel 1988, Alberto Cappellini, il quale è stato tra i fondatori della Cantina Sociale delle Cinque Terre nel 1973, e sua Germana Forlini fondarono la loro cantina, con l’intenzione di portare avanti una produzione vitivinicola artigianale e indipendente.

Oggi la cantina Forlini Cappellini è gestita da loro figlio Giacomo, il quale porta avanti la filosofia dei suoi genitori con impegno, passione e dedizione, gestendo poco più di un ettaro di proprietà, vitato con le tre cultivar locali, quindi Albarola, Bosco e Vermentino, allevate ad un’altitudine variabile tra i 100 e 350 metri dal livello del mare, grazie alle quali producono tre referenze tra cui il famosissimo, raro e prezioso Sciacchetrà, in un territorio stupendo dal clima mediterraneo, rapide escursioni termiche e buona ventilazione, che però richiede fatica manuale costante.

La bellezza dei terrazzamenti di Manarola è al tempo stesso l’ostilità che rende impraticabile l’uso dei macchinari e eroica la viticoltura: infatti la cantina Forlini Cappellini è inserita nel progetto vini estremi.

Le tre bottiglie, che costituiscono un’esigua e molto ricercata produzione, sono il Cinqueterre Doc, il Bucce e il Cinque Terre Sciacchetrà Riserva Doc. Tutti e tre i vini sono frutto delle tre uve locali con una pressoché diversificata modulazione percentuale, anche in virtù dell’annata, e pertanto mai uguali a loro stessi.

Il Cinqueterre Doc vede la vendemmia attorno alla prima decade di settembre compiuta, come per gli altri due vini, manualmente, in cassetta e con selezione in vigna. La vinificazione di questo bianco avviene in acciaio, a temperatura controllata, mentre la maturazione e l’affinamento avvengono in bottiglia per alcuni mesi; il Bucce è un bianco anarchico e senza denominazione, consentendo pertanto la completa padronanza di tutti i processi di vinificazione ed è l’unico a giovarsi, oltre alle tre uve provenienti dai nuovi impianti, dei grappoli di una vigna nata nel 1945.

E’ un vino ancor più unico che raro: ha bisogno che le bucce  di svinatura dello sciacchetrà vengano maritate, per processo di macerazione, assieme al Cinqueterre Doc, per la durata di circa 45 giorni per poi essere svinato, pressando le vinacce in modo soffice, per dimorare in piccole botti di rovere per circa 12 mesi.

Perché gli acini vadano a maturazione fenolica, concentrando gli zuccheri, occorre attendere a Manarola la fine di settembre per poter vendemmiare la materia prima occorrente alla produzione dello Sciacchetrà della cantina Forlini Cappellini; la vinificazione avviene, dopo l’appassimento in locale ombreggiato e arieggiato, nel mese di novembre e l’affinamento in botti di rovere che non hanno nulla da cedere, consentendo ad esse di fare il loro mestiere, cioè il contenitore.

Sono vini assolutamente diversi tra loro, qualità che consente di assaporare il trittico di Albarola, Bosco e Vermentino, con sfumature proprie, il cui denominatore comune, oltre all’interpretazione dell’annata, è il sapido e l’umami che li rendono opulenti ed equamente frutto di una filosofia interpretativa che emula l’artigianalità contadina con il controllo rigoroso di una tecnica ancora più impegnativa, visto il rifiuto ad alcuni comfort enologici, che ai calici vedono un cipiglio di ostinazione e un riverbero luminoso e vivo di rustica eleganza e matericità al palato.

5 Terre affinamento del vino Albarola Albarola Gaetano Cataldo Alberto Cappellini bosco Cantine a Manarola Cinque Terre Corniglia Forlini Cappellini Gaetano Cataldo Giornalista Enogastronomico Gaetano Cataldo Sommelier Professionista Giacomo Cappellini Manarola Mario Andreoli Presepe di Manarola maturazione del vino Monterosso muretti a secco Parco Nazionale delle Cinque Terre Riomaggiore Santuario di Nostra Signora delle Soviere Sciacchetrà Sciacchetrà Gaetano Cataldo Sentiero Azzurro terrazzamenti in Liguria uva Albarola uva Bosco uva Vermentino Vermentino Vernazza Via dell'Amore Vini Estremi viticoltura eroica
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
Previous ArticleAmbiente: detenuti di 22 carceri in campo con Plastic Free e Seconda Chance per ripulire l’Italia
Next Article  Teatro: “COME GLI UCCELLI” di Wajdi Mouawad – a marzo a Cagliari e Sassari
Gaetano Cataldo
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

Articoli correlati

A Collegno la mostra dedicata a Milo Manara, uno dei grandi maestri del fumetto internazionale dal 30 maggio al 1° giugno 2026

20 Aprile 2026

Ancora pochi giorni all’inizio di Luoghi Letterari Sardegna 2026

19 Aprile 2026

Al via la VII edizione del Med Cooking Congress

19 Aprile 2026

Il Comm’era di Fulvio Cautiero del 2020

18 Aprile 2026
Leave A Reply Cancel Reply

Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
© 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.