Unarmed and Disarming Peace
Pace disarmata e disarmante
40 Years of the Spirit of Assisi | 1986–2026
International Meeting for Peace – Assisi, 25, 26 e 27 ottobre 2026
Da segnalare il Forum del 26 ottobre in occasione del quale il Mediterraneo sarà protagonista con il «Mare del dialogo».
Il 6 ottobre presso la sala stampa vaticana è stato presentato l’importantissimo evento organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio per la Pace che si terrà prossimamente ad Assisi.
La conferenza inizia con questa fondamentale riflessione pronunciata da Marco Impagliazzo presidente Comunita di Sant’Egidio: «San Francesco è forte anche dopo 800 anni. Un mistero che conserva intatta la sua bellezza, anche dopo tutto questo tempo.
La forza di Francesco attraversa i secoli e parla con particolare urgenza al nostro tempo, segnato da guerre, nazionalismi e nuove divisioni. Eppure, l’obiettivo dovrebbe essere la costruzione di una comunità globale capace di vivere, lavorare e pregare per il bene comune.
La vera vittoria è stare con l’altro e aprire un dialogo anche quando viene considerato un nemico. Una visione che richiama anche l’insegnamento di papa Francesco e il suo costante invito a non perdere mai la speranza. Nel 1219, durante la Quinta crociata, Francesco attraversò le linee di guerra per incontrare il sultano d’Egitto al-Malik al-Kāmil, a Damietta.
In un tempo in cui cristiani e musulmani si combattevano, il santo scelse la via dell’incontro. Non pose fine alla guerra, ma dimostrò che anche nel cuore di un conflitto è possibile aprire uno spazio di ascolto e rispetto reciproco. Invitò inoltre i suoi frati a vivere tra i musulmani testimoniando la propria fede attraverso la presenza, il rispetto e la relazione, senza trasformare il confronto in una contesa. Otto secoli dopo, questa intuizione continua a ispirare il dialogo interreligioso.
Il 27 ottobre 1986, Giovanni Paolo II convocò ad Assisi i rappresentanti delle diverse religioni del mondo per pregare per la pace. Nacque così un’esperienza destinata a segnare la storia del dialogo tra le fedi e a diventare un riferimento per la Comunità di Sant’Egidio, impegnata a trasformare lo Spirito di Assisi in incontri, amicizie e iniziative concrete. Un progetto lungimirante, quello di Giovanni Paolo II, che non mancò di incontrare ostacoli e critiche, anche da parte di ambienti ecclesiali contrari all’iniziativa, tra cui quelli legati a monsignor Marcel Lefebvre. Il rischio di sincretismo e di spettacolarizzazione della fede alimentò le perplessità di alcuni.
Ma il significato di quell’incontro si è consolidato nel tempo: pregare insieme per la pace non significa confondere le religioni, bensì riconoscere una responsabilità comune davanti alla sofferenza dell’umanità.Come ha ricordato Impagliazzo, la pace è un cantiere aperto a tutti, non soltanto agli specialisti. In quarant’anni, questo cammino ha attraversato passaggi cruciali della storia, dalla caduta del Muro di Berlino alle tensioni seguite agli attentati dell’11 settembre 2001. In quel momento, quando l’islam venne spesso associato indistintamente al terrorismo, il dialogo tra cristiani e musulmani divenne ancora più necessario.
Impagliazzo ha sottolineato come la Comunità di Sant’Egidio abbia contribuito a creare occasioni affinché i leader musulmani potessero prendere posizione senza ambiguità contro il fondamentalismo, evitando che le loro comunità ne diventassero ostaggio. È la dimostrazione che il dialogo non è debolezza, ma una forma di responsabilità e di coraggio. In questo percorso si inserisce anche l’incontro di Abu Dhabi del 2019 tra papa Francesco e il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, culminato nella firma del Documento sulla fratellanza umana.
Il Mediterraneo, mare del dialogo
Il 26 ottobre il Mediterraneo sarà protagonista con il forum «Mare del dialogo», uno degli appuntamenti del programma internazionale, con la partecipazione di Joan Mar Awa III e Sahak II. Il Mediterraneo non come frontiera che separa, ma come mare di incontro tra popoli, culture e tradizioni religiose. In un mondo attraversato da guerre, nazionalismi e nuove chiusure identitarie, il dialogo spirituale può contribuire a ricostruire la fiducia e a contrastare la paura dell’altro.
Accanto a questo appuntamento, il programma comprende forum dedicati a temi decisivi per il nostro tempo: «La preghiera protegge il mondo», «L’umanità nel tempo della tecnologia», «La forza mite della democrazia», «Il Patriarcato Ecumenico: dall’Oriente al mondo globale» e «Africa tra opportunità e crisi». Percorsi diversi, uniti dalla ricerca di risposte a un mondo in cui le crisi politiche, sociali e spirituali si intrecciano sempre più profondamente.
Una pace disarmata e disarmante
È questo il significato di una pace disarmata e disarmante: una pace che non si fonda sulla minaccia e sulla sopraffazione, ma sulla capacità di ascoltare, riconoscere l’umanità dell’altro e costruire relazioni. Disarmata non significa ingenua; disarmante significa capace di spezzare la spirale dell’odio e aprire nuove possibilità di convivenza.
La memoria di Auschwitz-Birkenau, con le lapidi che ricordano le vittime della Shoah, soprattutto gli ebrei sterminati dal nazismo, ci ricorda a quale tragedia può condurre la disumanizzazione dell’altro. La fraternità, quindi, non può restare una dichiarazione astratta: deve diventare responsabilità quotidiana, nelle comunità, nei quartieri e nei rapporti tra persone di fedi diverse. A quarant’anni dal primo incontro di Assisi, la sfida è ancora aperta. In un tempo in cui le istituzioni internazionali faticano a difendere il diritto internazionale e il materialismo rischia di soffocare ogni orizzonte spirituale, le religioni possono contribuire a ricostruire ciò che la politica e i conflitti dividono.
Per l’edizione del 2026 è stato scelto di riprendere il logo originale del primo incontro voluto da Giovanni Paolo II. Una scelta dal forte valore simbolico, che richiama la lungimiranza e il carisma di un Pontefice capace di intuire come la fede potesse diventare uno strumento per attenuare le rigidità degli assetti geopolitici e aprire nuove strade di dialogo. Il messaggio che Assisi rilancia dal 25 al 27 ottobre 2026 è quello di una speranza concreta: la pace è possibile.
San Francesco lo testimoniò davanti al sultano; Giovanni Paolo II lo rese visibile convocando le religioni ad Assisi; la Comunità di Sant’Egidio continua a tradurlo in un cammino di dialogo e fraternità. Papa Leone XIV richiama a sua volta la necessità della creatività per immaginare nuovi percorsi di pace. Perché la pace non è soltanto un ideale da proclamare, ma un impegno che richiede fantasia, coraggio e responsabilità condivisa.
San Francesco è forte ancora oggi perché ci ricorda che la pace comincia quando scegliamo di andare incontro all’altro, anziché averne paura. In un mondo che sembra attraversare una terza guerra mondiale a pezzi, come la definì papa Francesco, la pace resta una delle necessità fondamentali, se non la più urgente. E forse l’unica vera strada per un futuro comune è proprio quella che Assisi continua a indicare da quarant’anni: disarmare il cuore per rendere possibile la fraternità tra i popoli.
