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Mediterranea | December 16, 2018

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Roma - Urbs Aeterna - Mediterranea

Roma – Urbs Aeterna
Cinzia Olianas

Si dice che Roma cadrà solo quando cadrà il Colosseo. E se dovessimo stare all’antico motto, Roma ha già iniziato a crollare, se di recente una parte del famoso monumento ha ceduto senza, fortunatamente, creare problemi alle migliaia di visitatori che giornalmente si muovono al suo interno.

Roma, Urbs Aeterna, è oggi affetta da malattie dei tempi moderni. Troppo traffico, incuria, soprattutto in certi quartieri, difficoltà, e talvolta anche incapacità o menefreghismo da parte degli amministratori, incapaci di gestire una realtà grande e, oggi, multietnica.
Com’è cambiata Roma negli anni? Senza allontanarci troppo, basti pensare agli anni ’50 e ’60 del XX secolo, all’epoca in cui fiorì Cinecittà, una vera e propria Hollywood all’italiana che diede vita una straordinaria produzione cinematografica.

La Roma della “Dolce Vita”, negli anni ’60, quando Via Veneto non era solo una importante strada del centro, ma un vero e proprio crocevia delle grandi star del Cinema italiano e straniero seguite da una folta schiera di paparazzi. La Roma del boom economico, dei mezzi pubblici perfettamente funzionanti che collegavano il centro con le periferie. Quartieri “fuori porta” talvolta attraversati da pascoli e relative greggi, primi agglomerati che originavano nuovi quartieri che oggi, assediati dai centri commerciali sono oggi “semi-centrali” e, in qualche modo, storici anche loro. Le famigliole allegre poi, quelle che viaggiavano sul trenino dalla stazione Ostiense per recarsi al mare la domenica.

Quei piccoli convogli, quegli stessi treni che oggi sono un non troppo economico mezzo di trasporto per i ragazzi in età scolare che viaggiano da periferie sempre più lontane e tra le sfumature multicolori dei nuovi immigrati. Chi non altro mezzo di locomozione o chi, forse per risparmiarsi il devastante stress del traffico, preferisce i mezzi pubblici sebbene fatiscenti e al limite delle loro capacità. E’ vero, certo anche quella Roma aveva i suoi problemi, ma era una città più umana, in cui “il ritmo frenetico della vita moderna” del vecchio Ernesto Calindri, non aveva ancora avuto il sopravvento. Era una città in cui la gita fuori porta della domenica trascorreva “per fraschette” ai Castelli o tra le “grattachecche” sul lungotevere o nelle stesse zone periferiche, oggi completamente urbanizzate ma allora ancora luoghi di ritrovo tra locali alla buona ed osterie in cui “se magnava e se beveva in allegria”.

Il volto di Roma oggi è cambiato: resta sempre la città eterna, benché, come si è detto, il simbolo della sua eternità stia perdendo pezzi per strada ed abbia bisogno di restauri urgenti, non ultimo proprio l’anfiteatro Flavio, visto che lui da solo accoglie la maggioranza dei turisti, praticamente lo stesso numero di visitatori complessivi di tutti gli altri monumenti presenti nell’urbe. E’ sempre uno spettacolo vedere il mondo attraversare le vie del centro.

Per esperienza personale posso certo affermare che a Roma è assai meglio passarci da turista che abitarvi, specialmente se non sei nato lì ed ogni tuo punto di riferimento è distante. Distanze oggi ridotte rispetto agli anni ’60, anche grazie all’uso diffuso della telefonia e di internet così come dei voli low cost. Fatto sta che vivere a Roma, senza una salda sicurezza economica, non è facile. Gli affitti sono alti, come quelli di altre grandi città, e c’è sempre chi se ne approfitta, praticando canoni folli per singole stanzette in aree molto distanti dal centro e malservite dal servizio di trasporto pubblico. Roma è infatti anche una città dalle lunghe distanze e scomode percorrenze, su autobus, tram e metropolitane sempre affollatissime e in costante ritardo per la congestione delle arterie principali, per tacere poi del servizio sulle linee secondarie, dei lunghi tragitti in metropolitane soffocanti in cui la claustrofobia è un immancabile compagno di viaggio. Il servizio di metropolitana di Roma è una perenne nota dolente, assolutamente inadeguato ad una città così grande.

Da qualche anno sono in corso i lavori per la creazione di una linea B1 e C, che si aggiungerà alle già esistenti A e B, le quali necessiterebbero di un completo urgente e rapido rinnovo e ristrutturazione che le riporti a standard adeguati a quelli delle grandi capitali europee. Mezzi pubblici, tasto dolente anche e soprattutto per disabili, anziani i quali non dispongono di alternative e devono affrontare viaggi di una o due ore anche per brevi ma intricatissimi percorsi. Intere mattinate per qualche misera e ordinaria commissione o, ad esempio, per una banale visita all’ospedale.

Non per niente sui posti di lavoro come nelle Università esiste una singolare quanto fisiologica tolleranza riguardo ai ritardi. La lista potrebbe allungarsi quasi all’infinito, è vero, non è facile vivere a Roma, è una città che offre tanto, ma è difficile approfittare di quell’offerta che, non di rado, deve fare i conti con il coprifuoco di una certa Roma by night. I fatti di cronaca registrano appena la punta dell’iceberg che negli ultimi anni che fa di certe zone romane luoghi poco sicuri o perfino offlimits. E’ in questo contesto che i singoli municipi della capitale rantolano, spesso troppo decentrati rispetto ai centri di gravità che dovrebbero rappresentare. I comitati di quartiere rimangono spesso inascoltati e intanto il caos dilaga.

Chi, come me, l’ha vissuta fino a poco tempo fa e vi ha rapporti ancora oggi, avverte però, insieme a tutto quel disagio, un senso di nostalgia verso quell’umanità scomparsa che, ad esempio, è possibile ritrovare, almeno nelle immagini, in un bellissimo gruppo presente su Facebook ed accessibile a tutti. “Roma sparita” sta effettuando una pubblica raccolta monumentale di immagini e testimonianze di un passato più o meno recente, attraverso immagini fotografiche così come con delle poesie, dei testi in prosa e delle significative esperienze personali. In questa estate non troppo calda un “tuffo” nel passato non ci sta affatto male.

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