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Risale al 1898 l’apertura della prima vineria a Trecastagni in provincia di Catania, un paesino alle pendici orientali dell’Etna; il proprietario Francesco Nicosia aveva già tracciato inconsapevolmente la rotta per i suoi discendenti, puntando tutto sulla grande personalità dei vini di quel territorio, già riconosciuti ed apprezzati da mezza Europa. Dalla fortunata scelta di aprire una bottega in un piccolo borgo a gettare le basi per un’azienda radicata sul territorio ormai da 5 generazioni, il passo è stato breve; a consolidarne il futuro sono state proprio l’esperienza, le tradizioni e la conoscenza che il bisnonno Francesco ha tramandato alla sua famiglia agli inizi del ‘900 ed oggi affidate al suo pronipote Carmelo, attuale patron delle cantine.  Infatti dopo la creazione di una cantina più moderna, la ricostruzione e l’ampliamento dei vigneti di proprietà, avvenuti alle porte del 2000, Carmelo è considerato tra i fautori del rinascimento del vino siciliano, proprio grazie alla sua lungimiranza imprenditoriale ed all’aiuto dei suo figli Francesco e Graziano, nonché di Mario Carella alla conduzione enologica.

Conduzione agronomica in biologico e dotazioni tecnologiche avanzate in cantina completano il quadro di questa dinamica e rinomata realtà vitivinicola capace di valorizzare tanto i vitigni autoctoni quanto i vitigni internazionale di cui la terra siciliana ha maggiore vocazionalità.

A pochi chilometri dall’estremità meridionale della Sicilia, su terreni prevalentemente sabbiosi posti a 200 metri dal livello del mare a Vittoria, nascono le uve per il Sabbie di Sutta. Frutto di un blend al 60% di Nero d’Avola e di Frappato nella restante quota, allevati rispettivamente a controspalliera e a guyot, vengono vendemmiati manualmente nella seconda metà di settembre, macerano a freddo per 24 ore, fermentando poi a temperatura controllata tra i dieci ed i quindici giorni, fare successivamente una breve sosta in botti grandi ed affinare in bottiglia dai 4 ai 6 mesi

Il Cerasuolo di Vittoria Docg Sabbie di Sutta 2016 veste di un rosso rubino carico e luminoso, sfoggia una buona consistenza e, superata la nota alcolemica, profuma di viola appassita, gelsi neri, confettura di ciliegio, legno di rosa e terra umida con un lieve tocco piperito. Il sorso è tagliente nella chiarezza della sapidità e della trama tannica, piuttosto ancora insistente quest’ultima e con una freschezza che non trova subito spazio a sufficienza; un vino che per quanto non ancora godibilissimo appieno da solo, trova piacevolezza nel succulento abbinamento con i “maccarruna cu sucu ‘nta maidda”, rigorosamente con carne di maiale nero dei Nebrodi, e nell’attesa di qualche altro anno per esprimere il potenziale della maturità.

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