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Il 14 febbraio si è tenuta la conferenza stampa relativa all’importante iniziativa che verrà presentata ufficialmente il 9 marzo nella città barbaricina, presso il Teatro San Giuseppe

Una mente brillante in continuo fermento, un sogno, due icone della cultura sarda, Grazia Deledda e Maria Lai: sono questi gli elementi che hanno portato Giuditta Sireus, manager culturale villacidrese, a studiare un percorso che rendesse protagonista una delle più alte manifestazioni della cultura materiale sarda, la tessitura.

L’incontro tra la scrittrice nuorese e l’artista di Ulassai è avvenuto grazie alla riscoperta del monumento che Maria Lai ha dedicato a Grazia Deledda e che si trova a pochi passi dalla chiesa della Solitudine di Nuoro, dove riposano le spoglie del nostro Premio Nobel. Un monumento a cui per molti anni è mancata un’adeguata opera di salvaguardia e promozione, come ha sottolineato Maria Sofia Pisu – erede dell’artista e presidente dell’Archivio Maria Lai – durante la conferenza stampa tenutasi giovedì scorso, presso la sala consiliare del Comune di Nuoro, per comunicare il recente finanziamento del progetto con 250 mila euro stanziati dall’Assessorato alla Programmazione territoriale della Regione Sardegna.

Undici piloni in cemento armato ospitano le sculture di Maria Lai: le figure stilizzate delle donne descritte nei romanzi deleddiani, le caprette tanto amate dall’artista, la sua scrittura indecifrabile. Un’opera non trasportabile, dunque, fruibile solo in loco. Proprio dove sembra fermarsi il monumento, inizia il sogno di Giuditta Sireus: portarlo in giro per il mondo, raccontarlo con musica e parole, con trame e disegni, con telai e sapienza antica. Così, armata di coraggio e speranza, tre anni fa intraprende il suo viaggio per raccontare ai sindaci sardi questa nuova possibilità: riprodurre su tessuto l’ultima opera pubblica di Maria Lai. La tessitura è un elemento importante nel suo percorso artistico, ed è espressione autentica e antichissima della cultura materiale dell’Isola. Un accostamento all’apparenza semplice, ma a cui nessuno aveva mai pensato prima. Il primo a credere nel progetto è stato Emiliano Deiana, presidente dell’ANCI Sardegna, in virtù non solo della sua valenza culturale ma anche del possibile rilancio dell’arte tessile, ancora presente in numerosi centri dell’Isola, ma destinata a spegnersi se non si incoraggiano le nuove generazioni a imparare il mestiere. Dal dialogo con alcuni amministratori, in primis Giovanni Santo Porcu, sindaco di Galtellì, scaturisce la volontà di accedere ai fondi regionali per la programmazione territoriale.

Ma il sogno di Giuditta, per materializzarsi, ha bisogno anche di un altro elemento fondamentale, senza il quale nulla potrebbe nascere: creare una rete di tessitrici disposte a condividere con lei questo straordinario percorso lavorativo, artistico ma soprattutto umano. «Quest’opera vuole essere espressione della Sardegna più autentica, e in particolare delle donne dell’Isola, a partire dalle due icone che hanno ispirato il progetto, per arrivare alle tessitrici che ne stanno interpretando l’intensa produzione artistica e letteraria», ha affermato la manager villacidrese.

Man mano che il sogno si fa maturo, cresce il numero di comunità coinvolte: inizialmente dovevano essere undici, come i piloni del monumento, oggi si stanno tessendo ventidue arazzi, ognuno secondo la tradizione tessile del luogo da cui proviene, come precisa Giuditta Sireus: «Uno degli aspetti importanti dell’iniziativa è stato fin da subito il voler preservare le specificità delle diverse tradizioni tessili. Con Chiara Manca, responsabile scientifica del progetto, e Paulina Herrera Letelier, la designer che ha riprodotto i disegni di Maria Lai affinché potessero essere tessuti, abbiamo svolto una lunga ricerca sulle tecniche tessili di ciascun paese. In tal modo ogni arazzo sarà pienamente rappresentativo della comunità da cui proviene.»I fili di Maria Lai diventano così trama concreta di una bellissima storia che vede tessitrici, professionisti della cultura e amministratori locali e regionali uniti da un unico grande desiderio: creare una comunità, condividere un sogno, aprirsi a un confronto finalmente costruttivo in cui ogni singola parte diventa protagonista al fianco delle altre. Un progetto che ha l’ambizione di creare una vera e propria filiera, ed è proprio in quest’ottica che i sindaci e l’Assessore Raffaele Paci hanno lavorato tra loro e insieme all’ideatrice. Tanti piccoli, grandi sogni che, nel lungo percorso che ha condotto tutte le parti interessate all’incontro del 14 febbraio, si sono uniti per dare vita alla prima opera d’arte tessuta della Sardegna e a dare un forte segnale di unità.

Il progetto verrà poi declinato in modi differenti: una mostra itinerante che viaggerà per il mondo, uno spettacolo teatrale, una serie di documentari sulle vite delle tessitrici, e tutti gli altri sogni che vedranno la luce finché ci saranno persone coraggiose a foraggiarli. Come le tessitrici coinvolte, alcune delle quali presenti alla conferenza stampa: Caterina Mele, dell’azienda tessile “Su Telalzu” di Dorgali, che non ha nascosto una titubanza iniziale a cui poi ha fatto seguito un grande entusiasmo. O come tzia Speranza Ladu, forte, ottimista, dolcissima tessitrice di Sarule, un esempio per chiunque la conosca. In lei e nelle altre che portano avanti quest’antica tradizione di Sardegna risiede l’anima dell’intera iniziativa, perché, come ha rivelato Giuditta Sireus, «per le tessitrici questo progetto è grande motivo di orgoglio. Mi hanno detto tutte quante e in più occasioni che per la prima volta sono state coinvolte in un lavoro che non le vede in competizione, bensì le rende coprotagoniste di un evento unico nel loro percorso professionale. Ognuna esprime il proprio talento attraverso la tecnica che le è più familiare e sono tutte egualmente curiose di vedere l’opera nel suo complesso per conoscere le tecniche e le tradizioni altrui. Quest’iniziativa, e riferisco ciò che mi ripetono spesso, offre loro un’occasione di confronto e di scambio, che di certo le arricchirà dal punto di vista umano e professionale. Un progetto che ha del “miracoloso”, a detta di qualcuna, e che ridà speranza.»

Per saperne di più: Andando via. Omaggio a Grazia Deledda

Photo credits: Alessandra Ghiani

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