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Cultura

Ambasciata del Messico: la Campania del Vino e Identità Mediterranea celebrano l’Anniversario della Liberazione

RedazioneBy Redazione22 Settembre 2026Nessun commento12 Mins Read
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Messico
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Ci sono giornate in cui la storia non si limita a essere ricordata, ma trova una sua precisa geografia materiale. Accade quando due mondi apparentemente distanti scoprono di condividere la medesima grammatica elementare: l’attaccamento ostinato alla terra, il culto della memoria e l’idea che la libertà sia un diritto da coltivare ogni giorno, proprio come una vigna.

Il 15 settembre scorso, i saloni di Via Spallanzani a Roma hanno ospitato questa convergenza silenziosa. Il pretesto formale era la celebrazione del 216° anniversario del Grito de Dolores, l’atto di nascita del Messico moderno. La sostanza reale, tuttavia, ha preso la forma di un sofisticato esercizio di diplomazia culturale, dove il vino non è stato un semplice ornamento, ma il narratore principale.

Per il terzo anno consecutivo, l’ambasciata messicana ha affidato il calice del brindisi ufficiale all’associazione Identità Mediterranea. Dietro questa continuità non c’è il caso, ma il disegno rigoroso di Gaetano Cataldo, consulente per attività produttive, giornalista enogastronomico e sommelier professionista. Cataldo ha compreso da tempo, anche ai suoi viaggi via mare, che le istituzioni si parlano più chiaramente quando condividono le proprie radici. Attraverso il suo lavoro, l’intero patrimonio enoico della Campania è uscito dai confini regionali per farsi codice diplomatico, una mappa liquida capace di posizionarsi con autorevolezza nel cuore della Capitale e di farsi comprendere da una platea internazionale.

Quest’anno l’evento ha mutato pelle, superando la rigidità del protocollo per farsi autentico crocevia di scambi. Non più solo un salotto di rappresentanza, ma un microcosmo proattivo dove produttori e delegati commerciali hanno tessuto relazioni autonome e concrete.

A osservare questo ingranaggio perfetto, un testimone che della narrazione colta del cibo ha fatto un mestiere: Bruno Gambacorta, ideatore di TG2 Eat Parade. Per oltre vent’anni, Gambacorta ha spiegato agli italiani che dietro un’etichetta non ci sono solo zuccheri e acidità, ma uomini, paesaggi e fatiche. La sua presenza tra gli ospiti ha conferito alla serata la legittimità di uno sguardo esperto, capace di cogliere il valore profondo di un legame che unisce il rigore istituzionale alla verità del terroir.

Sette tappe di un dialogo bilaterale col Messico

Nessuna architettura complessa sorge dal nulla. I risultati visibili a Roma sono il frutto di un cammino geometrico iniziato in un pomeriggio estivo a Morcone, durante il festival Mexitaly, sotto la spinta ideale di Slow Food. Fu lì che l’intuizione di Gaetano Cataldo incrociò la visione dell’onorevole Luciano Cimmino, console onorario del Messico e figura di primo piano dell’imprenditoria italiana. Quella scintilla iniziale ha saputo darsi un metodo, partendo dalla provincia storica di Castel San Giorgio per scalare con pazienza i gradini delle diplomazie che contano.

Questo legame bilaterale si è consolidato attraverso una successione di tappe precise, sette capitoli scritti sotto gli occhi di due ambasciatori che hanno creduto nel progetto: Sua Eccellenza Carlos Eugenio García de Alba Zepeda e l’attuale rappresentante della Repubblica messicana, l’Ambasciatore Genaro Fausto Lozano Valencia.

Ogni stazione di questo itinerario ha aggiunto un tassello: il 214° Anniversario della Liberazione, la stesura della carta dei vini per l’accordo sulla partecipazione italiana alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, il 215° Anniversario della Liberazione, quindi i calici sollevati per l’arte coreutica di Triana Botaya López, le pagine della biografia di Julio Iglesias introdotte dal direttore dell’Istituto Cervantes, fino ai protocolli d’onore e al brindisi per le Forze Armate Messicane.

Un tessuto interculturale che ha trovato concretezza anche nell’Agro Sarnese Nocerino, grazie alle interpretazioni gastronomiche della chef Diana Beltran, e che è culminato nel viaggio ufficiale dell’Ambasciatore Lozano Valencia nelle terre campane. Un cammino visivo e materico che ha unito Salerno alla piana di Battipaglia, per poi risalire tra i borghi di Prignano Cilento e Giungano, lambire la solennità dei templi di Paestum e scendere a Casalvelino, per riprendere infine la via del mare da Agropoli fino all’antico approdo di San Nicola a Montecorice.

Le nove Cantine partecipanti

Nel salone romano la Campania si è presentata non come un blocco monolitico, ma come un mosaico di frammenti unici. Nove cantine hanno prestato i propri vini per raccontare una regione fatta di alture improvvise, venti marini, argille storiche e lave scure. La presenza fisica dei produttori e dei referenti aziendali ha tolto ogni astrattezza alle bottiglie, restituendo a ciascun sorso il volto di chi lo ha pensato. A ciò si è aggiunto il lavoro di mescita e comunicazione affidato al team di Identità Mediterranea.

Agricola Bellaria (Roccabascerana, AV): È l’Irpinia delle quote severe, dove l’inverno dura più a lungo e la vite cresce vicina al cielo. All’ombra di un tiglio monumentale che custodisce la memoria del luogo, i suoli di marna e argilla restituiscono vini capaci di una vecchiaia aristocratica. Presente per il terzo anno consecutivo, la cantina ha proposto l’austero Taurasi Riserva DOCG 2015 e la scommessa vittoriosa sul Coda Rara, un’archeologia viticola che restituisce dignità a un’antichissima variante a bacca rossa della Coda di Volpe.

Il IV Miglio (Quarto, NA): Qui la terra è un organismo inquieto, segnato dal magnetismo dei Campi Flegrei. La Famiglia Verde coltiva vigne dove la fillossera non ha mai potuto abitare, protette da sabbie vulcaniche e vapori di zolfo. Le piante prosperano a piede franco, mantenendo un contatto diretto e intatto con il sottosuolo. La loro Macchia Bianco Falanghina Riserva Campi Flegrei DOC 2018 ha rinnovato un consenso triennale, portando nel calice una mineralità tagliente che evoca il fuoco sotterraneo e la salsedine marina, portata in dono all’ambasciatore Lozano come buono auspicio per il suo impegno diplomatico.

Cantine Palazzo Marchesale (Villa di Briano, CE): Una storia che profuma di archivi e memorie borboniche, legata ai nomi dei Benfidi e dei Vanacore. Questa realtà preserva il disegno verticale dell’Alberata Aversana, un’architettura agraria unica in cui le viti si arrampicano ai pioppi vivi fino a toccare i quindici metri d’altezza. Per il secondo anno la cantina ha conquistato la platea con la freschezza affilata del Brianò Asprinio Spumante Brut, una bollicina ravvivata da note citrine e da una sapidità pulita, che è andata ad arricchire la cantina personale di Sua Eccellenza.

Casa Setaro (Trecase, NA): Sulle pendenze del Vesuvio, la famiglia di Massimo Setaro strappa i propri filari alla pietra lavica e ai lapilli neri. A loro si deve la tutela del Caprettone, un vitigno antico che racchiude in sé l’essenza minerale della montagna. La cantina ha presenziato con una imponente Magnum di Fuocoallegro Piedirosso Vesuvio, un vino d’annata che si offre al palato con una fragranza floreale e una trama croccante, tipica dei rossi vulcanici, è stata l’omaggio per il diplomatico messicano.

Asprinio De Angelis (Casal di Principe, CE): L’ingegner Francesco De Angelis governa la cantina con una disciplina quasi matematica, applicando i principi del biologico a una ricerca della purezza espressiva. L’intento è spogliare l’Asprinio da ogni rusticità per metterne a nudo la spina dorsale acida. Nel trionfo generale degli spumanti, la Magnum Mattia Asprinio Spumante Brut Metodo Classico si è distinta per il rigore del perlage, unendo l’eleganza della spumantizzazione alla tipica, ancestrale verticalità del vitigno, diventando il dono designato per il padrone di casa.

Cantine Matese (Alife, CE): Rappresenta la sentinella delle montagne interne, un presidio d’alta quota che guarda al massiccio del Matese. Leandro Sannullo, tramite Vincent Renzo, ha permesso di illustrare la complessità della Tintilia, allargando l’orizzonte oltre i consueti confini regionali. Il loro percorso produttivo si misura con climi continentali e suoli calcarei, traducendosi nella Tintilia del Molise DOC, un frammento enoico che stringe in un unico abbraccio la Campania e le comunità montane adiacenti. Sia la prestigiosa platea che l’ambasciatore Lozano hanno potuto apprezzare e lodare questo interessantissimo vino.

Ocone 1910 (Ponte, BN): Un secolo di storia familiare alle spalle fa di questa cantina un punto fermo nell’atlante del Sannio e del Taburno. Il loro approccio all’Aglianico e alla Falanghina rifiuta le mode passeggere, prediligendo uno stile classico e misurato che trova nei terreni argilloso-calcarei la propria giustificazione. La Magnum di Anastasi Aglianico del Taburno DOCG è stata scelta quale omaggio a Sua Eccellenza.

Ca’ Stelle (Castelvenere, BN): Nel territorio del comune con la più alta densità viticola d’Italia, questa cantina interpreta la sostenibilità attraverso la tecnologia di precisione. La ricerca si concentra sul recupero di varietà locali che rischiavano l’oblio, come la Camaiola. Donato all’ambasciatore il Dolce Andromeda Barbera del Sannio DOC.

Viticoltori Cocozza (Agropoli, SA): L’espressione di un’agricoltura di confine, dove i filari respirano l’aria dei templi di Paestum e l’influenza del mare. Strutturata come una “cantina diffusa”, raccoglie piccoli lembi di terra adagiati su colline d’argilla battute dal vento del Cilento. Notevole l’attenzione ottenuta dalle declinazioni rosate e rosse dell’Aglianico Vallone Scuro IGT Paestum, capaci di imporsi grazie a un profilo marino marcato, dove la macchia mediterranea si stempera in richiami salmastri e iodati.

inCanto diVino di Carolina Albano donato all’ambasciatore Lozano Valencia

Come ampiamente descritto dalla nostra Redazione, “inCanto diVino” è un’apprezzata elaborazione artistica di Carolina Albano, selezionata a pieni voti come etichetta ufficiale per la prestigiosa bottiglia celebrativa istituzionale “Mosaico per Procida” in occasione di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.

L’opera è nata all’interno di un concorso culturale e mostra artistica collettiva che ha visto la partecipazione di trenta artiste e studentesse del Liceo Artistico “Giorgio De Chirico” di Torre Annunziata, guidato al tempo dal dirigente scolastico Felicio Izzo. L’iniziativa, supervisionata dalla stessa associazione Identità Mediterranea, è stata ospitata dal MAVV Wine Art Museum nella splendida cornice della Reggia di Portici.

L’opera è stata donata da Gaetano Cataldo a Sua Eccellenza a nome della stessa Carolina Albano e da parte di tutti gli associati di Identità Mediterranea, assieme al seguente componimento ad opera dello stesso fondatore.

Il Sapore e la Cultura del Messico

Nel pentolone del tempo si leva un profumo.

Il viaggio attraverso gli elementi primordiali, le spezie, la terra e il fuoco, due oceani, le foreste verdi, l’agave blu e il pozole che riempie l’aria.

Il mais, dono sacro, macinato con cura, diventa tortilla tonda come la pancia del mondo, letto di gioia per carne, pesce, verdure e salse che danzano insieme in un’armonia di gusto, e dal sapore della Natura.

Il piccante del chili un bacio ardente e vivo; il coriandolo fresco, un’onda che risveglia l’anima. Il fumo del comal, un abbraccio caldo, forte e la vita che si celebra tra riso e fagioli, cacao e canti di gente.

Ogni piatto un racconto, una storia da ascoltare, dalle feste di piazza, ai gesti quotidiani. Un inno alla vita, un sapore che incanta, nel cuore del Messico, ogni giorno è una festa.

Il funzionamento esatto di questa complessa macchina organizzativa ha trovato il proprio compimento nel lavoro invisibile dei professionisti di sala. Un riconoscimento va a Gaetano Coppola, cerimoniere dell’istituzione diplomatica messicana, e all’opera tecnica dei sommelier Alfonso Fortino e Alessandro Barbanera, coadiuvati dalla presenza di Sheila Lanzara, colonna dell’associazione.

L’Orizzonte delle Aree Interne: Cultura Condivisa ed Enoturismo

Sollevare i calici nei saloni romani della diplomazia non è solo un gesto di cortesia istituzionale, ma un atto di chiara strategia economica. Il mercato messicano si presenta oggi come una delle aree più ricettive del continente americano. Una classe media consapevole e mercati attenti alla qualità cercano con insistenza l’autenticità dei prodotti della terra, premiando quelle produzioni che si sottraggono alla standardizzazione industriale per farsi interpreti di una storia.

Esiste poi una vicinanza che non si misura in chilometri. Il Messico e l’Italia meridionale condividono una medesima antropologia: il valore della famiglia come nucleo originario, il legame carnale con il suolo e l’idea della festa intesa come rito collettivo. Ricordare il Grito de Dolores del 1810, la voce di Don Miguel Hidalgo y Costilla che chiamava il popolo alla dignità, significa parlare lo stesso linguaggio di riscatto che attraversa la storia del nostro Mezzogiorno, all’interno di un quadro di relazioni internazionali che conta oltre 152 anni di storia condivisa.

È in questo spazio che si colloca una riflessione di Gaetano Cataldo:

“La lunga consuetudine e il rispetto reciproco che legano i nostri Paesi, storicamente fondati su ideali umanitari e di civiltà, tracciano la strada per un cammino sinergico. In un’epoca di profondi mutamenti geopolitici, questo asse non deve limitarsi allo scambio culturale, ma deve tradursi in flussi turistici e intese commerciali stabili. La visita dell’onorevole Lozano nelle nostre terre non è un semplice atto di cortesia formale. È stata l’opportunità per mostrare la verità del nostro paesaggio e la qualità dei nostri imprenditori, uomini che hanno scelto di investire nel Cilento, un territorio che è memoria della Magna Grecia e scrigno di una biodiversità che abbiamo il dovere di tutelare.”

La serata del 15 settembre, dunque, non si esaurisce nel resoconto di una festa riuscita, ma si trasforma in una sollecitazione precisa rivolta alle forze produttive e alle istituzioni campane. Le parole del fondatore di Identità Mediterranea suonano come un richiamo al dovere:

“Spetta ora ai produttori dimostrare capacità di iniziativa, muovendosi verso le aree interne per difendere le comunità rurali dallo spopolamento. Dobbiamo rendere concreto l’effetto parco e dare finalmente gambe e intelligenza alla Destination Management Organization. Solo una pianificazione che superi gli individualismi potrà trasformare l’enoturismo nel vero motore economico della regione.”

L’incontro tra la Campania e il Messico non è stato il punto di arrivo di una rassegna mondana, ma l’avvio di un metodo di lavoro. Una scommessa dove la cultura della terra e le relazioni internazionali cooperano per restituire alla viticoltura meridionale la centralità e il rispetto che le spettano nel panorama globale.

Agricola Bellaria Alessandro Barbanera Alfonso Fortino Ambasciata del Messico Anniversario di Liberazione del Messico Asprinio De Angelis Asprinio di Aversa Associazione Italiana Sommelier Assosommelier Assosommelier Gaetano Cataldo Ca' Stelle Campi Flegrei Cantina Matese Cantine Campane Cantine Palazzo Marchesale Casa Setaro Embajada de Mexico en Italia Falanghina Gaetano Cataldo Associazione Italiana Sommelier Gaetano Cataldo Wine Ambassador Genaro Fausto Lozano Valencia Greco di Tufo Grito De Dolores Identità Mediterranea Il Quarto Miglio Ocone 1910 Sheila Lanzara Sommelier Taurasi tintore vino campano Viticoltori Cocozza
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