Nella prestigiosa sede dell’ambasciata del Messico a Roma è stata presentata, durante la serata di ieri 11 luglio, l’ultima biografia di Julio Iglesias, con la partecipazione di esponenti diplomatici di diversi Paesi e del mondo culturale spagnolo. Dinanzi a un parterre di prim’ordine, il funzionario culturale dell’ambasciata del Messico, Héctor Alcántara, ha accolto Ignacio Peyró, autore del libro, giornalista e direttore dell’Istituto Cervantes di Roma.

Il libro, dal titolo “El español que enamoró al mundo: Una vida de Julio Iglesias”, ha destato un grandissimo interesse da parte del pubblico presente, sia per la nutrita partecipazione che per l’interesse dimostrato, a giudicare dalle domande che sono state poste all’autore.
Il libro in effetti esaudisce non solo il desiderio di tantissimi appassionati nel voler conoscere tutto ciò che avrebbero voluto sapere da sempre su Julio José Iglesias de la Cueva, ma riflette bensì l’evoluzione della società spagnola negli ultimi cinquant’anni, quindi dal tardo franchismo ai giorni nostri, oltre che offrire una visione privilegiata su come il celebre cantante, nato a Madrid nel 1943, abbia avuto un impatto sostanziale sulla diffusione della cultura spagnola a livello planetario.
Ignacio Peyró ha saputo tracciare pertanto qualcosa che andasse ben oltre la costruzione di una semplice biografia o il collage di aneddoti inediti, restituendo al lettore, non necessariamente al fan del cantante, un modello culturale funzionale e una descrizione letteraria impeccabile, con tridimensionalità e multidisciplinarietà poliedrica, senza mai sottrarsi alle domande, anche quelle piuttosto articolate, di un pubblico davvero colto, tra cui ieri sera figuravano personalità come Miguel Ángel Fernández-Palacios, ambasciatore della Spagna, ed Ennio Vivaldi, ambasciatore del Cile.

Dalla vittoria al Festival de la Canción de Benidorm con “La vida sigue igual” del 1968, al successo all’Eurovision Song Contest del 1970 con “Gwendolyne”, fino alla sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1976, Julio Iglesias è stato il solo a ricevere, a Parigi nel 1983, il primo e unico Disco di Diamante mai assegnato a un cantante dalla commissione del Guinness dei Primati, per aver venduto più dischi in più idiomi di qualsiasi altro artista musicale nella storia, ed è innegabile che abbia lasciato il segno anche nel cuore degli italiani: con il nostro Paese infatti, ha sempre avuto un legame speciale, pubblicando diversi album tra cui “Sono un pirata, sono un signore”, dove ci sono “Pensami” e “Abbracciami”, anche se il suo più grande successo in Italia resta “Se mi lasci non vale” scritta da Luciano Rossi e Gianni Belfiore.


Tra gli ospiti della serata anche il nostro caporedattore enogastronomico Gaetano Cataldo, nei panni del founder di Identità Mediterranea, associazione culturale mediante cui il noto sommelier internazionale ha già organizzato, presso l’ambasciata del Paese centroamericano, la rappresentazione del vino italiano durante il 214° anniversario della Liberazione del Messico, della carta dei vini durante la cena presso la residenza dell’ambasciatore del Messico in Italia, sua eccellenza Carlos Eugenio García de Alba Zepeda, in occasione degli accordi bilaterali per la partecipazione dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, e per il brindisi dedicato a Triana Botaya, celebre ballerina di fama mondiale.

L’ottimo lavoro svolto finora da Identità Mediterranea e alla disponibilità di Gaetano Cataldo hanno facilitato delle relazioni serie e rispettose, tanto che i funzionari diplomatici, a partire dall’onorevole De Alba, hanno concesso l’onore di presenziare a tutti questi eventi, inclusa la serata dedicata alla presentazione del libro “El español que enamoró al mundo: Una vida de Julio Iglesias”. Infatti, dopo il dibattito, Identità Mediterranea ha potuto disporre dei vini di pregio di Tenuta Donna Elvira, unica cantina a sponsorizzare il brindisi in onore dell’autore della biografia e degli eccellenti ospiti, i quali hanno apprezzato il pregio della bollicine di Falanghina Spumante Irpinia Doc, del raffinato Fiano di Avellino Docg e della piacevolezza dell’Aglianico Irpinia Doc della maison vinicola di Montemiletto, con somma soddisfazione di Tony Fink, proprietario della cantina e ospite dell’evento culturale insieme all’agronomo Mirco Colella. Poiché la Cultura disseta, non isola, al termine Gaetano Cataldo si è onorato di omaggiare Ignacio Peyró con un magnum di Mosaico per Procida.
