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A Milano esiste uno luogo esclusivo, deputato alla divulgazione dell’arte contemporanea e alla sua promozione. Dotato di immensi spazi espositivi, l’Hangar Bicocca ospita continuamente mostre di artisti che provengono da ogni parte del mondo. Fino a gennaio, sarà un artista italiano a calcare la scena, a catalizzare l’attenzione e ad incantare il pubblico con un villaggio molto particolare, interamente composto da spettacolari igloo.

Pirelli Hangar Bicocca, ormai vero faro dell’arte contemporanea, nasce a Milano nel 2004 ed è una fondazione che fa parte del grande gruppo industriale meneghino da cui ha mutuato anche il Presidente. È infatti Marco Tronchetti Provera, CEO Pirelli, a sedere sulla poltrona della presidenza di una Fondazione che nasce con il chiaro intento di promuovere e promulgare l’arte contemporanea in Italia.

In quest’ottica, nasce il progetto della mostra dedicata a Mario Merz, curata da Vicente Todolì, e che si sviluppa a partire dalla personale dedicata all’artista nel 1985 dalla Kunsthaus di Zurigo, all’epoca curata da HaraldSzeemann.

Mario Merz nasce a Milano il 1 gennaio 1925, ma presto si trasferisce a Torino dove trascorrerà la sua vita a. È lì, infatti, che dopo la sua morte sarà istituita la Fondazione che opera a suo nome. Di chiaro stampo antifascista, Merz abbandona presto gli studi per dedicarsi interamente all’arte e, in particolar modo, alla pittura, la sua passione più grande. A metà degli anni Sessanta nasce il progetto dei suoi igloo, interamente realizzati con materiali diversi tra loro. L’artista utilizza il ferro, la juta, la cera, il neon e alterna la materia per sovrastare lo spettatore e permettergli di immergersi nel suo mondo. Questo mondo, inoltre, è dominato da un fil rouge che muove tutta l’opera in sé: è, infatti, la sequenza di Fibonacci, per cui, in base al principio di crescita costante, ogni numero è il risultato della somma dei due precedenti, che viene adottata nelle installazioni e le gestisce.

L’uso del neon e di materiali così particolari caratterizza l’opera di Merz che, a partire dalla metà degli anni Sessanta, esprime chiaro il desiderio di impegnare il suo lavoro alla ricerca della trasmissione delle energie dall’organico all’inorganico. E in questo si inserisce l’uso del neon che,nelle opere del maestro, trapassa gli oggetti di uso quotidiano. La sua si inserisce in quella che Germano Celant, il critico che Merz conosce a Torino,chiama “arte povera”. Dalla sua passione per la pittura, che si realizza sul piano bidimensionale della parete, Merz sposta l’attenzione ad una nuova dimensione che egli decide di rappresentare attraverso la realizzazione dei suoi igloo. Le prime opere vengono esposte al Deposito d’Arte Presente di Torino e quelle che verranno saranno tutte costruite con materiali sempre diversi, in modo da sviluppare un chiaro legame con i contesti incontrati.

Quella che fino a febbraio 2019 i visitatori si troveranno ad ammirare sarà una vera costellazione di igloo che li farà immergere nella rappresentazione più iconica dell’arte di Merz.

Gli igloo formano un paesaggio molto particolare, e attraverso quell’arte povera di cui parla Celant, viene rappresentata la trasformazione della vita umana e della natura che ci circonda. L’igloo parla dell’uomo e del suo habitat, della sua condizione e della sua quotidianità in cui lo spazio fisico richiama fortemente uno spazio concettuale.

È un grandioso paesaggio quello composto dagli igloo di Merz che nel suo libro Voglio fare subito un libro, una raccolta di tutti gli scritti dell’artista, pubblicato nel 1985, scrive: “Parto dall’emozione che mi dà un oggetto artigianale e cerco di appropriarmi manualmente della sua struttura finché lo sento vivere all’unisono con la mia struttura fisica, a questo punto interseco la forma con l’immagine di un’energia diversa come, ad esempio, un tubo al neon”. “Se la natura è natura, noi cosa siamo? L’arte cosa è? La natura non è forse la crescita delle cellule in sofisticate antinomie, come disegni complicati?”

Gli Igloo sono l’immagine perfetta di un disegno orchestrato per rappresentare l’intero universo. Una rappresentazione che parte dalla terra e continua attraverso alberi, animali, vetri, giornali e neon, tutti materiali utilizzati da Merz.  Attraverso la loro visione prospettica, è possibile scorgere e ascoltare un dialogo con la scienza, a partire da Fibonacci fino ad arrivare a Carlo Rovelli.

Chi avrà la fortuna di perdersi in questo paesaggio fuori dal mondo e che il mondo lo racconta, si troverà davanti ad uno spazio immenso che su circa 6000 metri quadrati riuscirà a spiegare il pensiero e la visione del mondo di un grande artista italiano. Le opere che si potranno ammirare provengono da collezioni private e da luoghi istituzionali come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbe museum di Eindhoven.

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