Copertina del saggio antropologico "Panada on the road" di Veronica Matta con Massimo Argiolas
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Panada on the road, viaggio alla ricerca delle origini del gioiello della dieta sardo mediterranea” di Veronica Matta con la collaborazione di Massimo Argiolas, nasce da un’inchiesta sul campo, iniziata in Sardegna nel 2015 partendo dall’antica città della ceramica Assemini, proseguita nei territori di Cuglieri e Oschiri e che varca i confini sardi, attraverso il culto di Nuestra Señora  de la Panada sino alla Spagna, nelle isole Baleari, arricchendosi di conoscenze ed esperienze.

Uno scrigno di pasta croccante, all’interno del quale si trovano sapori, saperi, valori e cultura […] una tradizione, un rito, un’arte, questo è ciò che significa fare  sa panada in Sardegna”.

Pietanza tipica della tradizione culinaria di alcuni paesi della Sardegna (Assemini, Cuglieri e Oschiri), sa panada è un semplice contenitore di semola farcito di vari ingredienti che cambiano in base a località e tempi storici. Essa ha una forte valenza identitaria,  sentita e condivisa con passione dalle comunità titolari.

La giovane ricercatrice asseminese Veronica Matta,  con il suo studio Panada on the road, rompe gli indugi su un argomento fino ad oggi non ancora trattato in maniera sistematica e scientifica. Non solo: scardina e annienta i campanilismi che vedevano gareggiare le tre comunità che ne rivendicavano  l’origine.

Il piano dell’opera si sviluppa su più fronti; se da una parte l’autrice predilige l’aspetto antropologico, frutto dei suoi studi pregressi e attuali, rivelando così la sua forte vocazione verso la ricerca sul campo; dall’altra dirige e indirizza la sua attenzione ad altri aspetti che, oltre a fare da corollario, completano e delineano una più organica visione dell’argomento in oggetto. Filologia, etimologia, linguistica, archeo-gastronomia e storia evenemenziale sono le direttrici che si sviluppano attorno a questa “preziosa” pietanza dal passato inaspettato e foriero di molteplici sorprese.  Arte ed economia si incrociano nell’interesse degli studiosi per la dimensione economica delle attività produttive e  dell’ambiente in cui l’arte si produce e si manifesta.

Meraviglia e stupore, dunque,  accompagnano il lettore durante un viaggio che dapprima appare prerogativa dell’area territoriale sarda (Assemini, Oschiri e Cuglieri), ma che poi si allarga, inaspettatamente, all’intera area mediterranea.

La studiosa, lungo i nove capitoli in cui sviluppa l’opera, offre un quadro esaustivo della materia.  Si parte dall’etimologia del nome della pietanza, per poi proseguire con un volo pindarico attraverso i secoli, dall’età del bronzo nuragico, incrociando la penisola iberica catalano-aragonese del XV sec., fino ad approdare ai nostri giorni, delineando quella  visione che mi è personalmente prediletta, la quale concepisce la Storia come orizzonte temporale che si inarca tra passato e futuro, lungo lo sviluppo progressivo degli eventi umani.

Molto interessante l’aspetto sincretico e simbolico, tra inquisizione spagnola e caccia all’ebreo, che vede addirittura consacrare una Madonna con bambino, la quale sulla mano destra reca una piccola panada, così come da tradizione di sapore schiettamente rinascimentale.

Lo stile di Veronica Matta è asciutto e accademico, scevro di inutili orpelli retorici, e offre una lettura snella, colta e immediata. Finalmente un’opera da cui, lo studioso incuriosito, o il semplice lettore appassionato, possono partire per sviluppare ulteriormente l’argomento, che dall’oralità approda al porto sicuro della parola scritta.

Oltre ad avere pubblicato gli atti dei 4 convegni scientifici e antropologici tenuti in Sardegna, il saggio antropologico di Veronica Matta la cui prefazione è di Gianni Filippini, ospita al suo interno diversi contributi: dall’esperta di lingua sarda Giovanna Dessì, alla medievalista Barbara Fois, al luminare in campo internazionale degli studi etno-demo antropologici Prof. Aurelio Rigoli, all’archeologo sardo Mauro Perra, al Direttore del Centro studi di Minorca Pep Pelfort, al teologo Mario Alonso Aguado, allo studioso ebreo Pinhàs Ben Abrahamle, fino ad Adriano Bomboi, responsabile del portale Sa Natzione.

Vincenzo Piras Matta, storico del Medioevo

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