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Cagliari

. L’ attesa è finita! Oggi, 20 Aprile, esce nelle sale il film di Enrico Pau: “L’ Accabadora”, una narrazione densa di storia, ma allo stesso tempo di attualità, che tratta, con sapiente maestria, tematiche cruciali e  delicate riguardanti da vicino la società odierna. All’ interno di una cornice narrativa da subito coinvolgente,  essenziale, dove si percepisce la cura certosina per ogni singolo dettaglio, si svolge la vita della protagonista Annetta, interpretata da Donatella Finocchiaro, una donna il cui destino è stato deciso e segnato da un oscuro segreto. Il film, che tratta tematiche simili al libro omonimo vincitore del premio Campiello 2010, scritto da  Michela Murgia, è stato sceneggiato da Antonia Iaccarino e Igor Tuveri e presenta allo spettatore il ritratto di una donna che possiede un che di ancestrale, quasi mitico, una personalità avvolta da un alone di mistero e forse, si potrebbe dire, da un velo di tristezza. Annetta, la protagonista, si reca a Cagliari, in cerca di sua nipote Tecla, interpretata da Sara Serraiocco, la ricerca avviene sullo sfondo della città che viene proiettata attraverso lo schermo riuscendo a trasmettere tutta la sua singolare bellezza, nonostante venga rappresentata in uno dei suoi periodo più bui, ovvero quello della seconda guerra mondiale.

(Foto dal film “L’Accabadora”)

Ma ancora prima di scoprire se Annetta riuscirà a ricongiungersi con sua nipote, lo spettatore si chiede: quale sarà la sua storia? Cosa nasconde il suo cuore, racchiuso da una fortezza, concretizzatasi nello schermo in un mantello nero che la donna tiene sempre avvolto sopra le spalle? Per scoprirlo bisogna risalire all’etimologia del termine “Accabadora” che contiene al suo interno il verbo spagnolo  “Acabar” il cui significato,  “Finire”, affiancato alla desinenza femminile si potrebbe tradurre grossolanamente con “colei che dà la fine”, ma la conclusione di cui si parla altro non è che quella eterna, la morte. Questo concetto, così delicato e complesso, viene trasposto nel film attraverso l’accorto uso dell’espediente dei flashback che raccontano come sia iniziata la vita di Annetta e come da subito viene a delinearsi il suo destino. Un futuro non semplice quello che attende la protagonista,  che si vede affidato  l’ingrato (o forse l’assai grato da parte di qualcuno) compito di porre fine all’esistenza di coloro che sono stanchi di soffrire, malati terminali, esausti e temprati dall’esperienza del dolore, per cui la morte diviene un pensiero dolce, sereno, un desiderio a cui, in determinate situazioni, si anela e si prega affinché giunga a portare ristoro. Ma cosa succede quando la morte tarda e la sofferenza diviene acuta? Quando essa si trasforma in una lama che scandisce ogni secondo dell’esistenza? Allora si chiede di Annetta.

Le premesse di questo film sono ricche di significato, nonostante la pellicola sia ambientata nel passato, le tematiche trattate sono più attuali che mai, per il mondo e per l’Italia, caso vuole che proprio oggi, alla Camera dei deputati, si stia sta discutendo il disegno di legge riguardante il biotestamento.

Ad ogni modo, l’eutanasia non è l’unica tematica di centrale importanza a cui viene dato spazio, anzi, proprio come sostenuto da Antonia Iaccarino durante la conferenza stampa,  a fianco ad essa viene posta in essere la questione della figura della donna: Annetta che ha sempre vissuto in funzione della sua “missione”, si ritrova in una città che la pone dinnanzi a nuove occasioni, nuove scelte da intraprendere ed è come se il suo ruolo e la sua vita potessero riscattarsi da un momento all’altro.

L'atelier di Alba, sullo sfondo le ceramiche delle sorelle Ariu
L’atelier di Alba, sullo sfondo le ceramiche delle sorelle Ariu

Le ambientazioni, interessanti vetrine dove esporre il patrimonio sardo, nelle quali si snodano le vicende dei protagonisti, sono da mozzare il fiato: non solo la città di Cagliari domina lo schermo con la sua bellezza così semplice, ma caratteristica, anche il paese di Collinas, grazie alle inquadrature che mettono in risalto i suoi paesaggi rurali, rimanda a quell’immagine della Sardegna sospesa tra spazio e tempo, dichiaratamente ispirata, come sostenuto dallo stesso Enrico Pau, alla pittura fiamminga.

Per quanto riguarda il cast, il lungometraggio vanta nomi importanti, a partire dalla già citata Donatella Finocchiaro, splendida nei panni di Annetta, che ha saputo trasmettere, attraverso i suoi sguardi, sempre molto misurati, e le sue parole, una complessa gamma di emozioni. Occorre citare anche l’attore irlandese Barry Ward, personalità internazionale carismatica che non ha mancato di evidenziare le analogie tra Sardegna e Irlanda, egli interpreta un medico irlandese che si occupa di curare le vittime della guerra. Infine, Carolina Crescentini, il cui personaggio è chiaramente ispirato alle sorelle Coroneo. Non solo il cast merita una menzione d’onore, anche i costumi, curati da Antonio Marras e Stefania Grilli, contribuiscono a creare quell’insieme perfetto dove ogni ingrediente della storia apporta un contributo speciale, senza il quale la narrazione non potrebbe essere la medesima.

“L’Accabadora” non è solamente un film, è uno spazio da concedersi per riflettere su temi salienti, ammirare paesaggi mozzafiato, vivere la storia di una seconda opportunità che nasce soprattutto in quelle che sembrano le circostante più avverse. La pellicola lascia ben poco all’immaginazione, ma ciò che traspare maggiormente, minuto dopo minuto, anche nei momenti più crudi, è che in questo racconto visivo sia stato messo un sentimento che va al di là della volontà di tramandare una storia.

Lungi dal cadere nella banalità, attraverso la visione del film, si percepisce l’amore del regista per la sua creazione che, come lo stesso Pau, visibilmente emozionato, ha specificato durante la conferenza stampa, prende ispirazione dai racconti di sua madre, venuta a mancare durante le riprese. Inoltre, Pau ha sottolineato come “L’Accabadora” sia un risultato di un eccellente lavoro di squadra, collaborazione, ma anche di strane coincidenze, infatti egli stesso ha ammesso di credere nel destino, ad esempio, le location di Collinas, dove sono state girate alcune scene, sono state scoperte per puro caso. Tutto ciò costituisce un valore aggiunto di cui la pellicola viene pervasa.

L’intento di trasmettere più di una narrazione affascinante,  insieme alla minuziosa cura di ogni singolo dettaglio che rende il lungometraggio avvincente sullo schermo e acclamato dalla stampa, crea una valida occasione per promuovere la Sardegna,  vera protagonista silente delle scene, posta in una luce ammaliante che suscita sorpresa ed emozione.

 

Programmazione:

Spazio Odissea

Uci Cinemas Cagliari

The Space cinema (Quartucciu)

The Space cinema (Sestu)

Programmazione nei cinema italiani

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