Autore: Gaetano Cataldo

Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

Cosa definisce, nell’essenza più profonda, la fedeltà di un politico alle istituzioni, all’elettorato e alla nazione che rappresenta?

Quando la figura di un leader nell’ambito della Res Publica viene posta, idealmente o concretamente, sul banco degli imputati per rispondere del proprio operato, il giudizio non può limitarsi alla mera aderenza ai codici normativi.

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Nel suo sbandierato tentativo di difendere la “cultura occidentale” da contaminazioni esterne, il generale Vannacci evoca spesso una millenaria identità nostrana fatta di confini, radici fisse e presunta “normalità”. Eppure, la civiltà di cui si proclama paladino è nata proprio dal principio opposto: il dovere assoluto del viaggio e dell’accoglienza. Se aprisse il testo fondante della nostra letteratura, vi troverebbe parole che smentiscono radicalmente tutta la sua propaganda.

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Dalla trappola dell’euro alle dipendenze dal panopticon digitale straniero, fino al naufragio diplomatico italiano nella crisi ibrida di Ceuta, il pezzo decostruisce le asimmetrie comunitarie e la neolingua della propaganda politica e tenta di analizzare il declino della sovranità nazionale e il tradimento del sogno di una Europa unita.

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