Sono passati più di quattro anni dall’ultimo assaggio documentato del Difesa di Francesca Fiasco e potrete leggerne qui la descrizione. In realtà di anni, per bottiglia di rosso Igt Paestum, ne sono quasi passati dieci ormai e l’estate non è mai una ragione sufficiente per non stapparne un’altra e vedere cosa succede.

Il Difesa 2016 oggi…
Il Difesa Igt Paestum 2016, assaggiato a una temperatura di 16° e portato fino ai 18°, continua ad ondeggiare come velluto dal colore rubino tendente al granato, segno di inamovibilità cromatica e ottima prospettiva di affinamento, a giudicare al tempo stesso dalla vivace luminosità, foriera di buona freschezza, mantenendo altresì la medesima consistenza. Al naso, i primi segni di evoluzioni si percepiscono dal sentore di rosa essiccata che va ad aggiungersi al pot-pourri di viola. All’olfatto, il quadro fruttato è diventato più ampio e complesso: mora di rovo e mirtillo, lampone e ciliegia in confettura, con quest’ultima anche sotto spirito; a seguire, la nota piperita diventa di malagueta, mentre le note tostate e la vaniglia si fanno più soffuse.

Il sorso è pieno, materico e verticale, oltre che saporito: la sapidità si fonde a un leggero tocco umami e alla freschezza con un tannino ancora più elegante e delicato, con il ritorno della frutta precedentemente percepita e della vaniglia, cui si aggiunge il succo di melograno, il tabacco e ancora la nota agrumata e dolce dell’arancia appena candita. La persistenza aromatica intensa prolunga la piacevolezza di questo vino, ancora ben lungi dal raggiungimento del suo massimo splendore. Oggi, giusto per cambiare, l’abbinamento è con un civet di cinghiale, ma sempre dopo un fumante piatto di fusilli felittesi al ragù di castrato, possibilmente quelli di Angela Mazzaccaro dell’agriturismo L’Occhiano a Felitto.

Insomma, se dovessimo dipingere un quadro di Francesca Fiasco, non potremmo farlo usando i colori industriali della moderna enologia di massa, ma i toni caldi, fieri e terrosi del Cilento più profondo.

Dopo un sorso di questo Difesa, taglio bordolese di Aglianico, Cabernet Sauvignon, Barbera e una piccola quota di uve autoctone, affinato per circa 10 anni, Immaginatela lì, a Felitto, tra i tornanti che sovrastano la Valle del Calore. Francesca non è semplicemente un’indomita vignaiola dell’87; è una custode del tempo, una custode d’identità. Dopo gli studi, ha scelto di non recidere il filo rosso che la legava alla sua terra, ma di annodarlo ancora più stretto. Ha preso in mano l’eredità dei nonni Luigi e Francesca e di papà Giuseppe, trasformando una tradizione contadina e familiare in un progetto di artigianato liquido unico nel suo genere.
Il risultato è un’emozione pura, un sorso che sa di Mediterraneo, di roccia e di sole. Parlare di Francesca Fiasco significa raccontare la storia di una donna che ha saputo trasformare la fatica della terra in poesia imbottigliata, diventando il simbolo di una Campania del vino fiera, autentica e meravigliosamente ribelle.
