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Vini del Mediterraneo

Manfredi Igt Paestum 2012 di Tenute del Fasanella

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo26 Giugno 2018Updated:30 Marzo 2025Nessun commento3 Mins Read
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Le terre di origine del Manfredi, attraversate dal fiume Auso e dal fiume Fasanella, sono abitate da tempi remoti ed hanno dimostrato nel tempo di avere grande vocazionalità per la viticultura; qui ai piedi del massiccio degli Alburni gli antichi abitanti della Colchide decisero di stanziarsi dopo un lungo viaggio, avviando le pratiche dell’agricoltura, della pastorizia e del commercio, in un territorio che dal Mar Tirreno al Vallo di Diano ha da sempre costituito un passaggio fino al Mar Jonio; memori del fiume lasciato alle spalle nelle terre di origine, e sorpresi di trovare anche in questi luoghi i fagiani, battezzarono il fiume col nome Phasis, fondando dunque Fasanella, erigendo cinte murarie e ponendo una stele dedicata ad Antece, divinità guerriera, a difesa della città contro le popolazioni lucane.Furono gli attacchi punitivi del 1246 ordinati da Federico II di Svevia a distruggere la città a causa della congiura ordita contro di lui dal feudatario Pandolfo presso il Castello di Capaccio, costringendo i sopravvissuti prima a vivere tra le rovina cittadine, per poi abbandonarle a causa dell’aria malsana scaturita dai fiumi verso il 1452. Fu a quel tempo che Manfredi, signore di quella zona, apparse un angelo nei pressi di una grotta e, come narra la leggenda, ad indicargli un luogo più adatto per il nuovo insediamento. E fu così che sotto il protettorato di San Michele Arcangelo nacque l’odierna cittadina di Sant’Angelo a Fasanella, risollevata dall’opera dei frati benedettini della vicina badia di Cava de’ Tirreni, dai frati francescani e dalle suore teresiane.

Le vigne di Aglianico allevate a guyot, e poste a circa 500 metri s.l.m., sono impiantate su terreni ad alternanza marnosi ed arenacei e vedono una produzione di poco più di 60 quintali per ettaro. Per vendemmiare le uve necessarie a produrre il Manfredi bisogna attendere la seconda decade di Ottobre, dopo la diraspatura; tra pre e post fermentazione, dovranno passare almeno trenta giorni per completare la macerazione alcolica; dopo la svinatura ed una pressatura soffice il Manfredi sosterà in tonneaux di rovere francese per 30 mesi, poi in acciaio per altri 15 mesi ed infine, al compimento del quarto anno dalla vendemmia, altri 3 mesi di affinamento in bottiglia senza aver effettuato stabilizzazione tartarica, senza solfiti aggiunti e con un blando filtraggio.

Di un rosso rubino quasi impenetrabile, appena tendente al granato ed archetti fittissimi, a testimoniare un estratto secco di 37,8 grammi per litro, il Manfredi dimostra da subito la sua generosa consistenza e la sua trama robusta. La ciliegia si palesa da subito nel trittico di frutta tal quale, sotto forma di confettura e sotto spirito, seguita dal profumo di scorza di arancia candita innestato nelle note di carruba, poi terra bagnata, timo selvatico ed una scia balsamica ben veicolata dagli alcoli e contenente pepe nero, sentori di vin cotto, china ed accenni vanigliati. In bocca il fruttato esplode riconfermandosi all’esame gusto olfattivo, la vaniglia volge in confetto e soltanto una piacevole acidità riesce a tenere a bada la tannicità ancora in odore di gioventù, ma per niente spiacevole, vista la masticabilità del vino ed il finale piacevolmente lungo.  Fusilli di Felitto fatti a mano con ragù di castrato e ricotta di capra secca.

Abbinamento Aglianico Antece assaggi Auso Badia di Cava De' Tirreni Cantine Cava de' Tirreni Cilento Colchide Fasanella Felitto Fiume frati benedettini frati francescani fusillo di Felitto Gaetano Cataldo igt Igt Paestum Magna Grecia Manfredi Paestum Phasis popolazioni lucane ricotta di capra secco Salerno Sant'Angelo a Fasanella Sommelier suore teresiane Tasting Tenute del Fasanella tonneaux Vallo di Diano Vino Vino Biologico wine lover
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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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