Sia benedetto il portinnesto che ha portato la liberazione dalla fillossera, flagello della Vitis Vinifera, che si tramanda sia stata introdotta accidentalmente. Al di là del fatto che ancora oggi, malgrado l’enorme progresso delle scienze agrarie, la terra-formazione e l’agricoltura spaziale, l’orrido afide tuttavia esiste, sembra sia diventato uno sport internazionale piuttosto diffuso tra accademici, agronomi e vivaisti, vedere il Piede Franco più come un problema che come bene da tutelare.
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Oltre i memorandum di cooperazione militare e i protocolli diplomatici, esiste un asse commerciale che lega l’Italia e Israele in modo più profondo e capillare: il vino.
L’identità di un vitigno non è un reperto statico, ma un processo in divenire. Quando pronunciamo la parola “autoctono” nel…
Per chi vorrà impelagarsi nella lettura di questa specie di Whodunnit, un sottogenere del giallo classico o deduttivo, focalizzato sulla risoluzione di un enigma, tipico a trovarsi su qualche bancarella di libri scadenti, gli elementi per risolvere il caso Piede Franco e trovare il colpevole, sempre che ve ne sia uno, sono: ricerca statunitense avanzata, conoscenza del polimorfismo della fillossera, spedizione atipica per l’epoca, sete di dominio commerciale e, per compensare, una gran voglia di rimettere gli atenei europei al passo coi tempi.
L’etimo del nome è una strada maestra per arrivare alla radice prima del significato della parola, fondamentale per ricostruire la storia con le varie modifiche che l’uso del termine ha subito nei secoli. In questo articolo ci si chiede se il termine Piede Franco sia veicolo efficace di tutto ciò che rappresenta la viticoltura ancestrale che ha accompagnato l’uomo da 8000 anni a questa parte.
Nella giornata di lunedì 23 settembre, presso la Sala Cinese della Reggia di Portici e con il patrocinio del Dipartimento…
Il Coda Rara viene prodotto in un vigneto a Paternopoli, precisamente in contrada Graffuri, posto a 550 metri sul livello del mare. Si tratta di viti a piede franco dell’età di circa 120 anni, una ricchezza incredibile se si pensa alla presunta o pretesa età media degli impianti attuali, allevate a tendone su terreni di natura calcareo-argillosa, ricchi di sabbie e materiale piroclastico. La prevalenza delle uve impiegate vede naturalmente la Coda di Volpe Nera e una piccolissima quota di uve a bacca rossa della stessa area, per un totale di 150 piante in 2000 m². Dopo la vendemmia manuale, verso la fine di ottobre, le uve vengono diraspate e pigiate sofficemente, quindi macerate con fermentazione a temperatura controllata. Il vino che ne deriva affina in barriques di rovere francese di secondo passaggio per 8 mesi.
È il romanzo dove in ogni capitolo c’è qualcosa che ci tocca sul personale forse o sfiora comune passioni: Corto Maltese, il Mare, il Radar, terre lontane…. Nel terzo capitolo si afferma che dalla Vitis Vinifera si può tornare alla Vitis Silvetris, già questo ti destabilizza e ti fa saltare dalla gioia, specie quando temi quella fillossera silenziosa che è l’introgressione genetica e ti si illumina il viso dalla speranza.
La provincia di Avellino è un grandissimo cuore verde, ricchissimo di cantine che hanno fatto la storia del vino campano, ma è solo nelle Cantine del Mosaico che il cuore è battuto più forte, tanto da spingerle generosamente ad unirsi alle aziende vinicole delle altre aree per attestare il loro amore per il territorio, ribadendo con questo gesto forte che la cultura non isola
Un Analitico Umanista è proprio quello che meglio descrive la forma mentis di Anton F. Börner ed il suo approccio alla vita ed al lavoro. Una carriera da uomo eccezionale, affiancando personalità altrettanto eccezionali, capi di stato ed esponenti del mondo dell’economia tedesca ed internazionale, qui lo conosciamo nei panni di deus ex machina e fondatore di Ômina Romana, la splendida cantina da lui fondata a Velletri.