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Tre giorni di incontri, visioni territoriali, grandi vini e protagonisti della ristorazione cilentana: la fitta agenda salernitana dell’ambasciatore del Messico coordinata da Gaetano Cataldo per ridefinire i confini dello sviluppo rurale e della destagionalizzazione. Quanto segue è la cronaca di un viaggio sartoriale tra diplomazia, archeologia ed eccellenze agroalimentari campane.

L’alta cucina, intesa come sostanza e dedizione all’ospite, trova al Coremare di Torre del Greco, una declinazione che scardina l’egocentrismo per farsi ristorazione accogliente che fa innamorare l’ospite al primo appuntamento, destinato a restare impresso nella memoria, nel palato e nel cuore. A Coremare, l’eccellenza non si dichiara con un bollino, ma si percepisce nel sapore e nel profumo di una materia prima che non ha bisogno di presentazioni; è un percorso dove la proprietà di Vincenzo Izzo e la mano di Gennaro Vicchiarella lavorano per un unico fine: rendere onore a ciò che il mare ha già reso perfetto, mettendo l’ospite al centro di un’esperienza reale, dove l’autenticità vince su tutto.

La storia della famiglia Casoli appartiene da sempre al borgo di Candida per quanto il progetto delle Tenute Casoli sia più recente: Luigi Casoli, di professione ingegnere, decide nel 2005 di acquistare e recuperare l’antico palazzo un tempo appartenuto alla famiglia Iorio, situato proprio di fronte alle proprietà nobiliari dei FIlangieri, principiandone quindi i restauri nel 2005, innamorato dei dettagli architettonici, soprattutto del superbo esempio di scala vanvitelliana. Nel 2007 lo stesso ne avviò l’impianto di un primo vigneto, poiché la storia dell’antico palazzo era anche fatta di vendemmia, accorpandolo ai tenimenti vitati di famiglia ereditati da suo padre; dopo questa grande operazione di recupero storico, urbano ed edilizio, a grandissima vocazione rurale, l’ingegnere, supportato da sua moglie Katia ed i figli Archimede ed Antonella, fonda l’azienda agricola Le Crete-Tenuta Casoli, ben intenzionato a valorizzare la tradizione vitivinicola di queste terre, senza tralasciare la produzione di mele e nocciole.

Delite, il nome dato a questa piccola cantina, nasce dall’acronimo composto dal cognome di suo nonno, dal nome di sua nonna Italia ed appunto da Emanuele, e rappresenta la promessa di questo giovane vignaiolo di mantenere salda la linea congiungente tra il passato, il presente e l’innovazione necessaria a mantenere il carattere austero ed elegante, frutto di un lavoro di una viticultura pedemontana di grande pregio.