Battello, Fiume
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di Susanna Lavazza

Torna in libreria domani “Vento di terra”, di Paolo Rumiz in cui l’lstria e Fiume sono raccontati come un laboratorio (ed. Bottega Errante). In effetti il Mediterraneo, dove sorge lei, si incunea tra l’Est e l’Ovest. La terra emersa si sfrangia tra bellissime isole come Cherso e Lussino, laghi e lagune, Alpi e colline. Lei è una città che si è sempre fatta desiderare.

Dal Regno Ungarico, dall’Impero austriaco, dal Regno d’Italia, dalla Jugoslavia e dalla Croazia. E’ stata persino dichiarata “Stato libero” per quattro anni (1920-24). Oggi è una donna matura e colta. La sua posizione tra il fiume Eneo e il mare Adriatico la rende ancora unica. Affascinante luogo di frontiera geografica, storica, culturale. Straordinario crogiuolo etnico. Il contrario di un Finis Terrae.

Stato libero di Fiume

Fiume accoglie 128 mila abitanti, quasi tutti croati, ma anche serbi, bosniaci, italiani, sloveni. E quest’anno molti turisti perché è Capitale europea della cultura. La ricchezza dei suoi cantieri navali, lunghi 8 km, sta per essere soppiantata da quella delle sue attrazioni. Fiume è protetta dalla penisola dell’Istria nel Golfo del Quarnaro, dalle scenografiche acque azzurre (“ch’Italia chiude e suoi termini bagna» scrive Dante nella Divina Commedia, chiamandolo Carnaro). Si raggiunge in 74 km da Trieste o dall’aeroporto di Rijeka, il suo nome in croato, a 30 km dalla stazione.

E’ una città di mare allegra, piena di vita e di locali, di spiagge a mezzora dal centro, come Medea (Medveja), verso l’Istria, e Zurkovo, dalla parte opposta, con acque ancora pulite e sabbia libera. Accanto alla passeggiata principale, il Korzo, tra ali di edifici stile asburgico e caffetterie, il Teatro Nazionale Ivan Zajc dà idea di che cosa fosse ascoltare qui l’opera nel XIX secolo, con dipinti di Gustav Klimt sul soffitto. La Secessione viennese ha influenzato anche l’architetto del mercato cittadino, Carlo Pergoli, che lo ha terminato nel 1916 e lo ha arricchito con le opere dello scultore veneziano Urbano Bottasso (da notare le quattro fontane e granchi, polpi, pesci in pietra sulla facciata), sorannominato “la cattedrale del pesce”. Il Museo Marittimo, nel bellissimo palazzo del 1896 dell’architetto ungherese Hauszmann, aiuta a ricostruire i fasti dei tempi (il primo piano è intatto, con le suppellettili del Governatore) e la grande storia del porto di Fiume (visitrijeka.eu). La città era già nota e ambita ai tempi dei romani e luogo strategico da sempre. Lo dimostra Tersatto, sulla collina che domina il Quarnaro e le sue isole, con panorama da fotografare a ogni ora, a 561 scalini dal centro. Si accede attraverso quella che viene chiamata una porta romana ed è come una realtà a se stante, con il Castello che nella preistoria era un punto di osservazione (questa estate ospita spettacoli, concerti, mostre), il Santuario della Madonna di Tersatto del 1291, tra i più antichi della Croazia, luogo di pellegrinaggi e di festa in particolare il 15 agosto, il monastero francescano, il parco del 1927, disegnato da architetto e orticultore, con specie botaniche da tutto il Mare Nostrum, il cimitero e una realtà di ristorantini, bar, atmosfere d’antan.

Liceo italiano di Fiume

In questi mesi i restauri della scuola superiore italiana, a forma di triangolo e rettangolo, del Museo della città di Rijeka ricavato da un edificio barocco, del complesso Bencic che sarà trasformato in Casa per i bambini, su un’area di archeologia industriale, e della nave di Tito, il Galeb (Gabbiano), ex bananiera italiana che l’anno prossimo risorgerà come attrazione turistica e sede di mostre, danno l’idea del fermento che si protrarrà fino al 2021.

Da non perdere il festival jazz e il music festival la prima settimana di settembre e la mostra su D’Annunzio al Museo Marittimo dal 12 settembre a gennaio, anche per comprendere come sia stata vissuta dai croati l’avventura di Fiume. Ma la città è da sempre una capitale della musica e delle istanze di libertà, con gruppi che suonano dal vivo come i bravissimi Alba&Leo, locali (dove a volte si fuma ancora) per live di qualità come il Tunel bar, ricavato da un cavalcavia nel rione dello Scoglietto o ristoranti di alto livello sul mare con orchestrine come l’Hotel Navis. E caffè in stile parigino tipo Cukarikafe (no smoking) dove si sente parlare quella specie di dialetto veneziano in una città che da Venezia non è mai stata dominata.

Agnello di Cherso

E le contaminazioni in cucina sono un invito ad assaggiare tutte le specialità: l’agnello di Cherso cucinato al fuoco nella padella di ghisa (la peka dalmata); i frutti di mare freschissimi nei locali come Na Kantunu, vicino al mercato del pesce; il risotto al nero di seppia o il branzino al forno e un bicchiere di Terrano da Girica, osteria tra le tante ottime ed economiche; i pljukanci all’istriana (pasta fresca all’uovo condita con prosciutto crudo, ricotta, pomodorini e rucola) e le surlice alla Krk (simil ai fusilli agli scampi) da Tarsa, sulla collina di Tersatto, dove il Mediterraneo è un concentrato di ricchezza che arriva attraverso tutti i sensi.