Sono passati pochi giorni dalla seconda edizione di Caseus a Sant’Angelo a Fasanella e vale assolutamente la pena di fare una riflessione sull’evento e sul territorio che lo accoglie.

Il mood e la location di Caseus
L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale in stretta sinergia con l’associazione Alburni Outdoor, capitanata da Antonello Naddeo, per sostenere il patrimonio culturale e produttivo dell’hinterland salernitano, entro la preziosa cornice del Convento Residence, oggi struttura ricettiva che ha saputo recuperare, dopo un virtuoso restauro, gli storici edifici del Convento di San Francesco, risalente al 1587 circa.

Dopo la tavola rotonda che ha visto i saluti istituzionali e la disamina del primo cittadino fasanese Bruno Tierno, assieme a Filippo Ferraro, sindaco di Corleto Monforte, ed Elio Guadagno, sindaco di Ottati e consigliere provinciale, il palinsesto serale ha preso il via con la dimostrazione di caseificazione dal vivo.
I sapori e i protagonisti del territorio
Infatti, dalla rottura della cagliata alla filatura, a cura delle aziende di Antonio Greco e Armando Mottola, con la partecipazione degli allevatori del territorio, il pubblico ha partecipato con vivo interesse alle pratiche artigiane, potendone comprendere le diverse sfumature produttive che portano alla creazione di ricotta, mozzarella e caciocavalli.

Il fico bianco del Cilento, grande risorsa di Ottati e non solo, è stato protagonista dello show cooking a cura di Bianca Mucciolo, talentuosa agrichef, durante l’elaborazione del raffaiuolo, torta tipica, ascrivibile a un rustico pan di Spagna, tipico dell’hinterland cilentano e dei Monti Alburni, ben diverso dall’omonimo dolce natalizio della tradizione napoletana, creato dalle Carmelitane Scalze, ospiti del monastero che ancora oggi si può ammirare, e amatissimo da Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo V.




Bianca, alla guida del ristorante familiare La Rosa Bianca ad Aquara, portando avanti una cucina di impronta rurale e innovativa al tempo stesso, ha ravvivato il dolce con una bagna piuttosto particolare e includente anche il Phasis, il Fiano del Cilento Igt di Tenute del Fasanella, storica cantina locale e prima realtà vitivinicola ad aver codificato il gusto dell’Aglianicone.

Con l’alternarsi degli interventi, tra cui quello a tema sulla campanatura della transumanza e la relativa esposizione fotografica, c’è stato anche il momento dedicato ai sindaci ai fornelli, con i primi cittadini di Sant’Angelo a Fasanella, Ottati e Corleto Monforte, alle prese con la preparazione di piatti tipici.


Particolarmente interessante la disamina tecnica di Carmine Lucia, norcino ed affinatore di formaggi, focalizzata su “La stagionatura ipogea e la caratterizzazione sensoriale del latte”, un focus dedicato alle metodologie di affinamento negli antri e in ambienti sotterranei.




Il primo incontro di gusto ha visto proprio l’abbinamento con il caciocavallo affinato in grotta di Carmine Lucia, con prodotti dai due ai cinque anni di stagionatura, assieme ai vini di Tenute del Fasanella, spaziando dal Phasis al Lupinelle Aglianico Rosato Paestum Igt, fino all’Auso Paestum Igt, un melange prevalentemente a base di Aglianico con una quota di Primitivo.
Vini briosi e autentici di territorio, prodotti da uve allevate sui terreni di proprietà, tutti a conduzione biologica, i cui abbinamenti hanno saputo incorniciare le sfumature di intensità e persistenza aromatica di formaggi davvero rari e di grande pregio. Di assoluto rilievo anche i prodotti dell’Azienda Olivicola I Benedettini, la quale ha curato la combinazione con un superbo olio extravergine di oliva, prodotto in prevalenza con le cultivar Rotondella e Campanicchia, una varietà pregiata riconducibile all’odierna Frantoio.



Tra gli espositori il Pastificio L’Antica Tradizione di Alessio Gorrasi, l’azienda agricola Apollo e Dafne con le sue specialità alla lavanda, la Casa di Giò, l’azienda agricola Giancarlo Guadagno, l’azienda agricola Il Dono dell’Erba, con le sue uova ultra-biologiche, l’agriturismo Erbanito, i mieli dell’azienda Agricola Melisir di Ottati e le produzioni del biscottificio La Campagnola.
Caseus – Anima e Sapori: un faro luminoso…
Il grande merito di Caseus – Anima e Sapori è stato quello di accendere un faro luminoso sul territorio santangiolese, dimostrando quanto un’intera comunità, appena 500 anime, abbia saputo fare rete, accogliendo i cittadini temporanei e includendo anche attori locali dei comuni limitrofi.
Oggi, lungo la dorsale costiera della regione Campania, in pratica il 20% del territorio complessivo, si genera l’80% della ricchezza, domani le aree interne genereranno una ricchezza ben maggiore e non soltanto economica: la qualità della vita e dell’ambiente.



Da questo punto di vista, Sant’Angelo a Fasanella detiene un potenziale strategico inestimabile sotto ogni punto di vista: due siti Unesco, l’Antece e la Grotta di San Michele Arcangelo, bellezze paesaggistiche come le cascate dell’Auso, i vecchi mulini e il ponte romano, una gastronomia fondata su sapori tradizionali e materia prima di assoluto pregio, oltre a un modello di vita a misura d’uomo e la possibilità di realizzare pascoli estensivi sostenibili sotto ogni punto di vista.
Cosa vorrà Sant’Angelo a Fasanella? Più abitanti o più turisti?

Lo straordinario potenziale di Sant’Angelo a Fasanella
Al di là della domanda retorica, questo borgo alle pendici dei Monti Alburni rappresenta uno snodo ideale per il turismo intermodale, soprattutto se la governance saprà gestire la destination management organization e costituire il destination management system: turismo esperienziale, cicloturismo, turismo religioso, enoturismo e turismo gastronomico sono alcune degli aspetti che Sant’Angelo a Fasanella racchiude ed ha da offrire. Il comune, che merita assolutamente una visita, è assolutamente vocato per ottenere la Spiga Verde, entrare nell’elenco delle Città del Vino e delle Città dell’Olio quantomeno, sfruttando l’effetto Parco e diventandone propulsore al tempo stesso.
