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Cultura

L’importanza di comunicare la Viticoltura a Piede Franco

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo28 Settembre 2025Updated:6 Febbraio 2026Nessun commento4 Mins Read
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C’è chi ritiene il tema della viticoltura a piede franco sia deleterio persino per i viticoltori stessi.

C’è chi ritiene che la vite a piede franco sia una sorta di trigger per meccanismi di recrudescenza della fillossera, senza considerare che lo è anzitutto l’incuria dell’uomo, l’abbandono dei vigneti e un uso non razionale di questa forma di allevamento su terreni per niente vocazionali.

Sarebbe un po’ come affermare che i boschi producono sterpaglia, la sterpaglia potrebbe innescare incendi e che, per prevenire gli incendi, sarebbe meglio disboscare. Alquanto risibile e privo di senso, no?

Il piede franco, per certe persone, andrebbe ad aggiungere altre criticità al nostro settore.

Non saprei cosa costoro vogliano definire per “nostro settore” poiché, se si trattasse di Scienze Agrarie e di Viticoltura, personalmente farei parlare gli esperti e cioè enologi, agronomi, genetisti e tutti gli esponenti della comunità scientifica che si sono riuniti, ad esempio, attorno alla conferenza nazionale sulla viticoltura a piede franco che ho avuto il privilegio di tenere con Identità Mediterranea, lo scorso lunedì 8 settembre 2025, grazie al supporto di tutti loro.

Comunicare il vino è un privilegio e al tempo stesso una responsabilità.

Se invece per “nostro settore” queste persone intendessero il giornalismo, il problema non sarebbe incentrato soltanto sulla dilagante ignoranza sul tema del piede franco, ma anche etico: Il ruolo del giornalista, incluso quello del giornalista enogastronomico o vitivinicolo, è quello di garantire alla società un’informazione verificata e imparziale, persino lontana dal suo pensiero e dalle sue predilezioni. Una notizia che racconta di un avvenimento su cui una comunità di esperti che si riunisce andrebbe data, in maniera acritica, ma senza pregiudizi di sorta, e non scartata per preconcetti o preferenze sulla tematica di cui è foriera. Si chiama deontologia professionale e il rischio, ignoranza o meno, è anche quello di farsi strumento di portatori di interesse, per buona o mala fede che vi sia.

Chi lo fa professionalmente, responsabilmente, con onestà intellettuale e passione, non può non riconoscere che mantenere viva la fiamma del Piede Franco non è una opzione o un lusso, ma una necessità e un dovere: esso è il prerequisito per chiunque il Vino lo ama per davvero.

Forse è nel momento in cui abbiamo dato un nome alla autentica vite, esistente in Natura ben prima della comparsa dell’uomo e in contrapposizione alla vite innestata, che ne abbiamo smarrito l’importanza, il culto, la sacralità, abdicando a quella forma di devota riconoscenza che le dovremmo per averci accompagnato lungo il cammino della civilizzazione.

In realtà, prima che il vino, è dove risiedeva la vite che si incontrava civiltà, perché vi era proprio la conoscenza di allevarla. E, di conseguenza, è la diffusione della vite che ha dato impulso alla nascita della Civiltà a cui noi mediterranei apparteniamo tutti.

Talvolta è dare un nome alle cose che ne fa perdere il significato più profondo, specie se quel nome non serve a descrivere, bensì a dare significato a ciò che non esisteva in natura.

Ciò che non è persino alla portata di chi ritiene di sostenere il Piede Franco è nell’assunzione del nome in cui abbiamo ridimensionato la Vite, anche perché tutto in Natura è a Piede Franco.

È Vite Ancestrale

È Vite Naturale

È Vite Autentica

È Vite Integrale, giacché non è monca: non è recisa nelle sue parti vitali e non ha protesi.

È l’Albero dell’Uva, del Vino e della Civiltà.

Chi non ha ancora compreso ciò non ama il Vino per davvero, non nel profondo: non si può amare un figlio e mancare di rispetto alla Madre, consegnandola all’oblio e alla damnatio memoriae.

Dalla viticoltura a piede franco dipenderà la rivalutazione dei borghi, il recupero delle comunità rurali e il ritrovamento della cultura più intima dei popoli mediterranei.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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