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Cultura

Tu metti una sera a cena a Sant’Arsenio

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo13 Maggio 2025Updated:10 Ottobre 2025Nessun commento4 Mins Read
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Il comune di Sant’Arsenio, in provincia di Salerno, fa parte della Comunità Montana del Vallo di Diano e dell’Unione dei comuni Sant’Arsenio, San Rufo e San Pietro al Tanagro, ed è attraversato dal fiume Tanagro, che si estende alle falde della dorsale appenninica di quest’area della regione Campania, proprio dove i Monti Cilentani si congiungono con i Monti Alburni.

Probabilmente la nascita del borgo di Sant’Arsenio è frutto di una delle tante migrazioni popolari causate dalle incursioni saracene e che in questo caso vide gli abitanti della vicina Teggiano muovere al riparo verso Nord Ovest, tra l’VIII e il IX secolo; si presume che il primo nucleo in cui i teggianesi si insediarono fu il borgo “Serrone”, così chiamato perché chiamato la sua posizione è ben serrata fra le montagne e quindi adatto a trovare rifugio. Evidentemente le genti di Teggiano non dovettero però essere soli: non trovando riscontro sulla scelta del nome cittadina, di matrice orientale, non vi sarebbe altra spiegazione se non quella che vedrebbe i monaci basiliani, anch’essi in fuga a causa dei saraceni, spingersi verso l’interno. Appartenenti alla congregazione di San Scenute, da qui l’appellativo “Scenuddi” a indicare in santarsenesi, i basiliani, con buona probabilità, costruirono un cenobio in onore di Sant’Arsenio il Grande, proprio sul Serrone, ove tutt’ora sono presenti piccole laure, utilizzate in passato da celle eremitiche. Ad oggi la pianta di Sant’Arsenio conserva una struttura viaria parallela e ortogonale, preservando un’architettura d’altri tempi che affascina ancora i visitatori, che possono ammirare palazzi storici e portali in pietra scolpita.

Galeotta una cena a quattro mani di qualche tempo fa, la scoperta del Reel Experience è stata una sorpresa davvero piacevole. Situato al centro del paese, Il Reel è un ristorante accogliente e smart, articolato in diversi ambienti, tutti arredati in stile moderno, in cui il bar è messo in primo piano, oltre al cuore pulsante della cucina.

In una serata con la partecipazione di Geppino Croce, cuoco contadino e anima del progetto Vicceria, il resident chef Pietro Morano, giovane ventiseienne con importanti esperienze estere alle spalle, ha conquistato gli ospiti con un menu a dir poco intrigante.

Dopo un’entrée di benvenuto, fa il suo ingresso in scena la ricciola in carpione, caramello di carota, camomilla e olio al finocchietto, con in abbinamento un Müller Mhurgau della Val d’Aosta, regione di origine anche dei successivi vini; a seguire il riso acquarello al Bonfiore, formaggio in crosta fiorita a pasta molle, prodotto esclusivamente con latte di bufala italiano, gambero rosso al gin Beside e tartufo nero, proposto con il Gewürztraminer. Il secondo piatto è consistito nel tonno in crosta alle cime di rapa e salsa bernese con pairing al Gamay. Dulcis in fundo il dessert alle noci e clementine con miso croccante abbinato al moscato passito.

Tutti gli abbinamenti proposti erano, appartenenti alla Vallée d’Aoste Doc, hanno dato delle ottime performance sia per qualità enologica che per la palatabilità conferita grazie agli abbinamenti situati.

La chiave del successo di una cena davvero singolare è stata anzitutto l’impiego di materia prima di altissima qualità e freschezza, in secondo luogo gli accostamenti desueti e piuttosto coraggiosi e, infine, il risultato finale consistente in sapori che hanno saputo trovare armonia ed equilibrio attraverso percezioni gustative in contrasto, ben combinate tra loro.

In realtà la serata è iniziata ben prima dell’entrée: infatti l’apertura di una serata promettente, rivelatasi di successo, ha avuto come preludio un Pisco Sour eseguito a regola d’arte da Lucio Trezza, barman diligente classe dell’87, appassionato tra l’altro anche di Tequila e Mezcal. La passione espressa da Lucio e il suo senso dell’ospitalità hanno persuaso a tornare per qualche altro cocktail, ben eseguito e bilanciato.

Buona la prima per il Reel che, per quanto non vicinissimo al capoluogo provinciale, merita sicuramente una visita per essere riuscito a ricreare una proposta culinaria che è frutto della sinergia tra gastronomia e mixology, riportando in auge il concept di food bar e drink pairing.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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