Close Menu
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube LinkedIn
Mediterranea Online
Iscriviti
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Mediterranea Online
Sapori

La Tradizione del Migliaccio nel Carnevale in Campania

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo24 Febbraio 2020Updated:20 Aprile 20205 commenti4 Mins Read
Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
Share
Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

Non si fa neanche in tempo a dire Carnevale che subito la fantasia porta il pensiero alle tante leccornie che mettono l’acquolina in bocca e ci fanno presagire i sapori e la gioia della festa. Un posto di tutto rispetto, proprio per essere tipico di questo periodo, va assolutamente assegnato al migliaccio, quello dolce però.

Questo dolce diffuso un po’ in tutta la Campania deve il suo nome al tradizionale pane di miglio, il miliaccium di derivazione latina, e la prima ricetta viene fatta risalire attorno all’anno 1000. A quei tempi era il miglio ad essere impiegato per la preparazione di svariate pietanze della cucina popolare e contadina e la prima versione del migliaccio, oltre al cereale, prevedeva anche il sangue di maiale; chiaramente una ricetta di sussistenza, i cui ingredienti erano molto diffusi tra i poveri ma ben si confacevano a rinfrancare le persone dalle dure fatiche di un’intera giornata di lavoro, grazie al loro apporto calorico; la religione cristiana nel Medioevo non guardava certo però di buon occhio l’impiego del sangue di maiale, considerandolo un alimento pagano, e neanche la borghesia reputava che il migliaccio fosse all’altezza del palato dei benestanti; in breve tempo la Chiesa cominciò a proibirne l’uso ma dovette faticare non poco ad estirpare la consuetudine: con il passare dei secoli e dopo la scoperta delle Americhe l’impiego di spezie come la vaniglia, o la cannella, ed il cioccolato tramutarono il semplice sangue di maiale in sanguinaccio, rendendo la preparazione ancora più prelibata; fu soltanto all’inizio del ‘700 che furono apportate le modifiche che i bigotti cercarono di imporre per tutto questo tempo, vedendo quindi bandito il sanguinaccio, sostituito talvolta dai cigoli come accade in alcune aree rurali tutt’oggi, e la farina di miglio sostituita dal semolino.

La tradizione vorrebbe che il migliaccio dolce venga preparato in una pentola di rame, o di alluminio alla bisogna, e che la sugna venga usata al posto del burro o di accontentarsi, talvolta, dell’acqua invece del latte, come accade tutt’oggi in alcuni paesi della Penisola Sorrentina. Nella Valle di Caudia è molto apprezzato sia nella versione salata che dolce mentre a Bacoli, nei Campi Flegrei, il migliaccio vede nella preparazione della torta gli spaghettini o i capelli di angelo assieme al semolino e viene rigorosamente fritto, piuttosto che infornato. Addirittura in Cilento, per quanto non lo si possa definire un migliaccio vero e proprio vediamo preparazioni come la pizza di sanguinaccio, un migliaccio di altri tempi con ingredienti simili ma avvolto nella pasta frolla, molto legato al culto di Sant’Antonio Abate e di cui frequente è la preparazione nelle case a partire dal 17 gennaio, giorno canonico in cui un tempo aveva inizio il Carnevale nella vecchia tradizione. Insomma le variabili sono davvero tante e ci si può sbizzarrire personalizzando la propria versione, inserendo uvetta passa o frutta candita, limoncello o rum, ma quel che è certo è che il migliaccio può essere gustato sia freddo, magari farcendolo con crema al cacao, che caldo per esaltare i profumi caratteristici.

Il migliaccio napoletano è una torta davvero ricca che nel suo impasto ricorda molto il ripieno della sfogliatella, ecco perché in alcune zone della regione viene detto sfogliata, mentre il gusto ed il profumo che sprigiona ricordano molto la pastiera, insomma una maniera golosa per salutare la rigidità dell’inverno e sentirsi più vicini alla Santa Pasqua.

Questa è una delle moderne preparazioni:

Scaldare 500 ml di latte in un pentolino ed aggiungere la buccia di un limone o d’arancia, 150 ml di acqua ed una noce di burro; una volta giunto a bollore togliere la scorza d’agrume, abbassando la fiamma, ed aggiungere lentamente 200 gr di semolino senza che si producano dei grumi. In un recipiente amalgamare due uova intere ben montate a 200 gr di zucchero, a 350 gr di ricotta vaccina o di pecora, un pizzico di sale e la polpa di una bacca di vaniglia; fatto ciò incorporare il composto alla precedente preparazione, versatelo in una teglia imburrata e mettere tutto in forno a 180° per circa 60’ ed a doratura avvenuta, infine non resta che cospargere, se piace, dello zucchero a velo.

Una bollicina di Asti briosa e con dolcezza calibrata.

Abbinamento Cibo-Vino abbinamento da dessert asti spumante docg Cilento Cucina del Sud Italia Dessert Dolci Dolci di Carnevale Dolci Tipici della Campania Gaetano Cataldo Migliacccio di spaghetti Migliaccio Migliaccio Bacolese Migliaccio con gli spaghettini Migliaccio con i capelli di angelo Migliaccio della Valle Caudina Migliaccio di Bacoli Migliaccio Dolce Migliaccio Napoletano miglio Miliaccium Pasticceria Campana Penisola Sorrentina Pizza di Sanguinaccio ricette del medioevo sanguinaccio semolino spumante dolce Storia del Cibo Tradizione Contadina Tradizioni Campane Tradizioni di Carnevale
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
Previous Article“LA CONCESSIONE DEL TELEFONO” di Andrea Camilleri al cinema
Next Article Profumo di Sahara a Parma 2020: il Museo d’Arte Cinese ospita il musicista Vieux Farka Touré – il “Jimi Hendrix del deserto”
Gaetano Cataldo
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

Articoli correlati

Il blocco navale statunitense: aspetti della crisi globale e mediterranea

15 Aprile 2026

Le molte vie per una vite di essere autoctona, suppergiù…

14 Aprile 2026

Affinità Elettive Resilienti alla sua IV edizione al Castello di Baia

13 Aprile 2026

Protocollo Missouri 1860: Luci e Ombre sul Piede Franco

12 Aprile 2026

5 commenti

  1. Pingback: Stati Generali del Rock / Arezzo Wave Music Contest: Rödja vincitori e miglior band del Piemonte 2020

  2. Pingback: Giornata mondiale delle tapas: 5 città spagnole dove mangiarle gratis

  3. Pingback: XXII Dromos Festival: oggi a Bauladu Maudits e il trio del chitarrista Marino De Rosas

  4. Pingback: Festival Isole che Parlano, a settembre la XXIV edizione - Mediterranea

  5. Pingback: Torna Castelli Aperti in Friuli Venezia Giulia, alla scoperta della storia regionale

Leave A Reply Cancel Reply

Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
© 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.