Roma: la cultura contemporanea non procede per compartimenti stagni. Si muove attraverso contaminazioni, competenze, linguaggi e relazioni. Ed è proprio questa pluralità ad aver trovato una sintesi nella cerimonia del Premio “Tracce e Visioni”, svoltasi il 24 settembre 2026 nella Sala del Carroccio in Campidoglio.
L’iniziativa, ideata da Terza Pagina Magazine e dal suo direttore Alessandro Scarnecchia, e promossa dall’On. Francesca Leoncini, Presidente del Gruppo Capitolino Italia Viva, ha riunito professionalità provenienti da mondi differenti, accomunate dalla capacità di lasciare un segno attraverso il proprio lavoro.
Un parterre volutamente trasversale, nel quale giornalismo, letteratura, arte, architettura, moda, comunicazione e impegno sociale hanno dialogato in una prospettiva comune.
Tra i protagonisti della serata Annalisa Bruchi, Adriana Pannitteri, Laura Delli Colli, Claudia Conte, Eleonora Ivone, Enrico Manera, la Maison Luigi Borbone, Rino Jupiter e Federica Pucciariello. Accanto a loro, numerose altre personalità: Ilaria Solazzo, Giovanni Tonti, Renzogallo, Andrea Contorni, Evandra De Rosa, Rosella Giorgetti, Heike Hinneburg, Roberta Gulotta, Christopher Pacioni, Andrea Ciaffaroni, Marco De Angelis e Roberta Testaguzza.

Ne emerge una fotografia articolata della cultura di oggi: una cultura che non appartiene a un unico linguaggio, ma nasce dall’intersezione di esperienze e sensibilità.
Dalla memoria dello spettacolo affidata ai libri dedicati a Raffaella Carrà e Monica Vitti alla riflessione sull’attualità; dalla narrativa alla pittura, dalla scultura all’illustrazione, dall’architettura all’Alta Moda, fino alla dimensione sociale. Ogni percorso ha rappresentato una diversa possibilità di interpretare il presente.
In questa geografia di esperienze si colloca il riconoscimento conferito a Ilaria Solazzo, premiata nella categoria Giornalismo e Comunicazione.
Un riconoscimento che assume una particolare valenza perché intercetta due dimensioni oggi profondamente connesse: quella dell’informazione e quella della relazione. Comunicare, infatti, non significa soltanto trasmettere contenuti. Significa anche ascoltare, interpretare, custodire testimonianze e trasformare un incontro in memoria.
Per Solazzo la serata ha avuto inoltre una dimensione profondamente umana. Tra i premiati figuravano infatti persone appartenenti al suo percorso professionale e personale, tra cui Eleonora Ivone, Adriana Pannitteri, Claudia Conte, Giovanni Tonti e Roberta Testaguzza.
Il Campidoglio è diventato così non soltanto il luogo di una cerimonia, ma uno spazio nel quale professioni, amicizie, stima e percorsi condivisi si sono incontrati.
“Tracce” richiama ciò che resta: il segno lasciato da un lavoro, da una persona, da un’esperienza.
“Visioni” guarda invece a ciò che ancora deve essere costruito.
È proprio tra memoria e futuro che si sviluppa il percorso di Ilaria Solazzo: giornalista pubblicista, scrittrice e professionista della comunicazione, da anni impegnata nel racconto di personalità, storie e realtà appartenenti al mondo della cultura, dello spettacolo, dell’arte e dell’imprenditoria.
Un percorso nel quale l’intervista diventa molto più di una sequenza di domande e risposte: diventa incontro, ascolto e possibilità di restituire al lettore una persona oltre il personaggio.
A lei abbiamo chiesto di raccontare il significato di questo riconoscimento e, più in generale, quale responsabilità comporti oggi il mestiere di comunicare.
Ilaria Solazzo: il giornalismo come traccia, la comunicazione come visione
Intervista alla giornalista e scrittrice insignita del Premio “Tracce e Visioni”
La Sala del Carroccio in Campidoglio ha accolto una cerimonia nella quale esperienze professionali differenti hanno trovato un comune denominatore: la capacità di generare cultura, relazione e memoria.
Tra le personalità insignite figura Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista, scrittrice e professionista della comunicazione, premiata nella categoria Giornalismo e Comunicazione.
Il riconoscimento si inserisce in un percorso costruito attraverso la scrittura, l’attività giornalistica e numerose interviste a personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’arte e dell’imprenditoria.
Abbiamo incontrato Ilaria Solazzo per riflettere sul significato di questo premio e sul ruolo che giornalismo e comunicazione possono assumere nell’ecosistema culturale contemporaneo.
Dottoressa Solazzo, il 24 settembre ha ricevuto in Campidoglio il Premio “Tracce e Visioni”. Che cosa rappresenta per Lei questo riconoscimento?
Lo considero innanzitutto un segno di attenzione verso un percorso costruito nel tempo. Un premio non è soltanto una celebrazione: può diventare uno specchio nel quale rileggere il cammino compiuto.
Essere premiata in Campidoglio ha aggiunto a questo momento un significato particolare. Roma custodisce una stratificazione straordinaria di storia, cultura e contemporaneità. Ricevere un riconoscimento in un luogo istituzionale così significativo mi ha ricordato anche la responsabilità di chi sceglie di raccontare gli altri.
Giornalismo e comunicazione: due parole vicine, ma non sovrapponibili. Come convivono nel Suo lavoro?
Sono due dimensioni differenti che nel mio percorso hanno progressivamente dialogato.
Il giornalismo porta con sé una responsabilità precisa verso l’informazione, la verifica e il pubblico. La comunicazione comprende invece un territorio più ampio: linguaggi, relazioni, narrazione, capacità di valorizzare contenuti e persone.
Io cerco di farle convivere partendo da un principio molto semplice: dietro ogni professionista, artista, autore o imprenditore esiste una persona. Ed è quella persona che, prima ancora del personaggio, mi interessa incontrare.
Lei ha realizzato numerose interviste. Che cosa significa davvero intervistare qualcuno?
Significa saper ascoltare.
Un’intervista efficace non dovrebbe essere un interrogatorio né una semplice successione di domande. È un incontro nel quale il giornalista crea uno spazio affinché l’interlocutore possa raccontare non soltanto ciò che fa, ma anche ciò che pensa, ciò in cui crede e il percorso che lo ha portato a essere ciò che è.
Ogni intervista, per me, è una piccola forma di ricerca. E spesso la scoperta più interessante non consiste in una notizia, ma in una prospettiva.
“Tracce e Visioni”: il titolo sembra racchiudere passato e futuro. Qual è la Sua interpretazione?
È un titolo che considero molto potente.
La traccia appartiene alla memoria: è ciò che rimane. La visione appartiene invece al futuro: è la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste.
Credo che la cultura viva esattamente in questa tensione. Abbiamo bisogno della memoria per sapere da dove veniamo, ma anche della visione per comprendere dove vogliamo andare.
Chi scrive e comunica ha, a mio avviso, il compito di tenere insieme queste due dimensioni.
Durante la cerimonia sono state premiate anche persone a Lei vicine, tra cui Eleonora Ivone, Adriana Pannitteri, Claudia Conte, Giovanni Tonti e Roberta Testaguzza. Quanto ha inciso questo elemento sull’emozione della serata?
Molto.
Nella mia esperienza la dimensione professionale e quella umana non sono mai state completamente separate. Alcuni incontri nati attraverso il lavoro sono diventati, con il tempo, rapporti di stima e amicizia.
Condividere un momento così importante con persone alle quali sono legata ha reso la serata ancora più significativa.
Credo che la vera gioia non sia soltanto ricevere un riconoscimento, ma poter essere felici anche per il riconoscimento degli altri.
Tra i premiati c’era Eleonora Ivone, alla quale è particolarmente legata. Che cosa ha significato per Lei quel momento?
Eleonora rappresenta per me un legame umano importante.
La sua storia è inoltre profondamente intrecciata alla memoria di Angelo Longoni, autore e regista che ho avuto modo di conoscere e intervistare e che considero una presenza significativa nel mio percorso.
Ci sono persone che continuano a vivere attraverso ciò che hanno lasciato. La memoria, in questo senso, non è qualcosa di statico: può diventare continuità.
Per questo vedere Eleonora ricevere un riconoscimento è stato particolarmente emozionante.
Il Premio Le è stato consegnato da Giovanni Di Negri di Eurocomunicazione. Qual è il ricordo che conserva di quel momento?
Il primo sentimento è la gratitudine.
Ringrazio Giovanni Di Negri per avermi consegnato il riconoscimento e Alessandro Scarnecchia, insieme a Terza Pagina Magazine, per aver dato vita a questa occasione.
Un premio acquista un significato autentico quando non rimane soltanto un oggetto o un titolo, ma riesce a ricondurre una persona al percorso compiuto e alle persone incontrate lungo il cammino.
A chi dedica questo riconoscimento?
Alle persone che ho incontrato durante il mio percorso professionale.
A quelle conosciute dal grande pubblico e a quelle che magari non hanno notorietà, ma possiedono storie, esperienze e sensibilità altrettanto importanti.
Lo dedico soprattutto a chi ha scelto di raccontarsi, affidandomi una parte della propria esperienza.
E lo dedico alla memoria di chi non è più fisicamente presente, ma continua a esserlo attraverso le opere, le parole e il ricordo.
In particolare penso ad Angelo Longoni e a Eleonora Ivone, alla quale mi lega una sincera e profonda amicizia.
Un premio può essere considerato un punto di arrivo?
Preferisco definirlo un punto di passaggio.
È naturale essere felici per un riconoscimento. Ma un premio, secondo me, acquista valore soprattutto quando diventa uno stimolo a proseguire.
Ogni riconoscimento porta con sé una responsabilità: continuare a lavorare con serietà, curiosità e umiltà.
La crescita professionale non si misura
soltanto attraverso ciò che si riceve, ma attraverso ciò che si continua a imparare.
Qual è la Sua “visione” per il futuro?
Continuare a raccontare.
Continuare a incontrare persone, ascoltare storie e dare spazio alla cultura nelle sue diverse espressioni.
Credo che la comunicazione possa ancora svolgere una funzione profondamente umana: creare connessioni, conservare memoria, generare conoscenza e favorire il dialogo.
Mi piacerebbe che ciò che scrivo non fosse semplicemente letto, ma riuscisse a lasciare qualcosa: una riflessione, una curiosità, un’emozione, magari anche una domanda.
Se dovesse racchiudere in una sola riflessione il significato di “Tracce e Visioni”, quale sceglierebbe?
Direi che ogni percorso è fatto di incontri, scelte, opportunità, errori e persone.
Nulla nasce completamente da soli.
La traccia è ciò che abbiamo lasciato lungo il cammino.
La visione è la responsabilità di ciò che scegliamo di costruire da domani.
Per questo considero il 24 settembre non un punto di arrivo, ma una tappa.
Una pagina da conservare, certamente, ma soprattutto un invito a continuare il viaggio con gratitudine, consapevolezza e la curiosità di migliorarsi ancora.
