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La COREIS aderisce alla preghiera di oggi 14 maggio promossa da Papa Francesco

RedazioneBy Redazione14 Maggio 2020Nessun commento4 Mins Read
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L’invito esteso ai “leader religiosi e persone in tutto il mondo di rivolgersi a Dio in una sola voce” arriva dal Comitato Supremo per la Fratellanza Umana, costituito nell’agosto 2019 a Casa Santa Marta, a pochi mesi dallo storico incontro ad Abu Dhabi del 4 febbraio tra Papa Francesco e il grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb.

“Fratellanza spirituale come conforto e speranza non solo contro i mali della pandemia ma anche contro la dimenticanza dell’anima rispetto al proprio Signore”

Il Comitato, composto da leader religiosi e studiosi cristiani, musulmani e anche ebrei, per “aiutare l’umanità a superare la pandemia” offre così un’occasione concreta anche per realizzare quella Fratellanza tra credenti che è alla base del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” di Abu Dhabi.

In questo senso offriamo qui di seguito una riflessione del Presidente della COREIS, Imam Yahya Pallavicini, che sarà pubblicata anche al Cairo in arabo su Sawt al-Azhar, (“La voce di al-Azhar”), il settimanale della Grande Moschea e Università presieduta da Ahmad Al Tayyeb.

Scoprire la fratellanza nell’invocazione al Dio Unico

La Comunità Religiosa Islamica Italiana ha ricevuto dal Comitato Supremo per la Fratellanza Umana l’invito a partecipare alla preghiera per l’umanità promossa da Papa Francesco e dal grande imam e shaykh al-Azhar Ahmad al-Tayyeb.

Ho avuto l’onore di incontrare l’anno scorso lo shaykh al-Tayyeb proprio ad Abu Dhabi nel ricevimento che ha offerto ai rappresentanti musulmani internazionali invitati per la cerimonia del documento sulla Fratellanza Umana. La COREIS in Italia e l’IHEI in Francia guardano alla nobile Istituzione di formazione religiosa di al-Azhar ricordando volentieri alcuni maestri e predicatori del passato come lo shaykh Abd al-Halim Mahmoud e l’imam Salih al-Ja’fari. L’Egitto ha ospitato storicamente interpreti illuminati della Rivelazione del Sacro Corano come l’imam Abd al-Wahhab al-Sha’rani e l’imam Jalal al-din al-Suyuti e, in epoca più recente, il mufti ‘Ali Jumu’a e lo shaykh Ahmad al-Tayyeb che hanno saputo rinnovare il patrimonio del pensiero islamico affrontando e adattandone la declinazione ai cambiamenti storici e sociali.

Il documento sulla Fratellanza Umana e questo invito alla preghiera e al digiuno per l’umanità hanno un grande valore simbolico, storico e spirituale.

Simbolico perché il Comitato Supremo per la Fratellanza ha incluso anche un rabbino come rappresentante della comunità ebraica e, di conseguenza, questo invito parte dal ricordo della fratellanza al Dio Unico della famiglia del profeta Ibrahim e si rivolge a tutti i credenti e le creature nel mondo.

Storico perché risponde all’antico richiamo di Dio alle genti contenuto nel Sacro Corano “Non sono forse Io il Vostro Signore?” (A lastu bi-Rabbikum? – VII: 172) sul senso più profondo del tempo e della vita che deve essere onorata nel ricordo del nostro ricollegamento al Signore e con l’invocazione al Dio Unico perché “tutto a Lui ritorna” (Cor. II: 123).

Spirituale perché fa riscoprire le affinità e le similitudini ma anche le provvidenziali differenze di metodo e linguaggio rituale del digiuno e della preghiera tra i credenti di ogni comunità religiosa. Troviamo nel rispetto di un metodo diverso, una intenzione, fratellanza e finalità comune.

In una umanità nella quale troppo spesso di pensa all’individuo solo o prioritariamente come commerciante o come scienziato o come politico e si confondono questi ruoli dimenticando la natura più profonda dell’identità dell’uomo religioso, questa nobile iniziativa favorisce una importante testimonianza globale che integra la qualità della fratellanza spirituale come valore aggiunto di conforto e speranza non solo contro i mali della pandemia ma anche contro la dimenticanza dell’anima rispetto al proprio Signore. 

Questa testimonianza è la stessa che il nostro amato profeta Muhammad ci ha insegnato con il suo esempio di vita a Medina e a Mecca e che noi cerchiamo di seguire e interpretare nel cuore dell’Europa contemporanea, in dialogo tra le comunità dei credenti e con i rappresentanti delle Istituzioni.

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