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Arte

La farmacia settecentesca dell’ospedale degli incurabili di Napoli. Un luogo dove scienza, arte e storia si incontrano

Carla GianniniBy Carla Giannini21 Giugno 2019Updated:25 Giugno 20191 commento5 Mins Read
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È di questi mesi la notizia del cedimento strutturale che interessa la storica farmacia settecentesca dell’ ospedale degli incurabili di Napoli. Luogo di massima importanza dal punto di vista storico, artistico, e simbolo di una tradizione medica che dalla nascita della scuola medica Napoletana, si diffuse poi in tutta Italia.

Un luogo incredibilmente ricco di storie, leggende, importantissimo per i reperti che contiene e che sono stati immediatamente conservati e messi al sicuro dopo il crollo avvenuto nell’attigua chiesa di santa maria del popolo che ha aggravato le condizioni della storica farmacia settecentesca. Di fondamentale importanza proteggere e conservare quello che è un bagaglio di secoli e di storia importantissimo non solo per la città di Napoli ma per l’Italia intera. Gli oggetti e i reperti contenuti raccontano la storia di un evoluzione che dall’illuminismo in poi, grazie a un elite scientifica che fu tra le più importanti in Italia inizierà ad allontanarsi dalla tradizione alchemico esoterica che permeava la cultura biomedica della città.

Ma chi erano gli incurabili? E perché Maria Longo nobildonna catalana cittadina Napoletana decise di fondare un ospedale da destinare a loro? In una descrizione di Napoli del XVII secolo G.C. Capaccio elenca alcune delle infermità curate in questo luogo “ Nell’Hospedale di detta santa casa vi concorrono più sorte di infermi curabili, come sono Ettici, Hidropesi, Infrancesati, piagati di fistole, Cancari, Pazzi, et d’ogni altra sorte di morbo maligno”. Numerosi i mali che venivano curati nell’ospedale,dal cancro all’epilessia, dall’emicrania all’idropisia. Dapprima l’ospedale era dedicato ad accogliere solo Napoletani indigenti, in seguito venne aperto anche a persone provenienti da fuori città. Numerosi erano inoltre i rimedi utilizzati per la cura di queste malattie, in primis per la sifilide. Molto utilizzato era il mercurio, che provocava però danni collaterali alla salute, oppure il legno guaiaco, detto anche legno santo, una pianta delle antille che favoriva la sudorazione, e attraverso la quale si credeva che venissero espulsi i principi tossici del morbo. Incurabili però non erano solo i malati, ma erano anche le prostitute, principalmente quelle in stato di gravidanza. Queste donne emarginate, “ incurabili” per la società, trovavano accoglienza e riparo in un luogo che veniva definito il ventre materno di Napoli.

La fondazione dell’ospedale si deve quindi a Maria Luongo, nobildonna catalana che dopo una prodigiosa guarigione, fece un voto alla madonna di Loreto, decidendo di dedicarsi alla cura degli infermi e fondando la confraternita di S. maria del popolo, insieme ad altre nobildonne del tempo. Siamo nel 1522, il 23 marzo, una processione percorse le vie della città, malati, infermi, molti dei quali definiti proprio incurabili attraversarono il centro per raggiungere la collina di Capo Napoli, uno dei luoghi ritenuti più salubri per la qualità dell’aria, a guidare questa processione c’era proprio Maria Luongo, che da quel giorno avrebbe speso la sua intera vita all’assistenza dei malati, fino a diventare santa.

Un luogo in cui l’arte si incontra con la scienza, dove la storia della città viene raccontata attraverso documenti, oggetti, reperti di inestimabile valore. La farmacia storica, adesso purtroppo chiusa al pubblico, venne costruita nel 700 li dove un tempo esisteva la spezieria. Fonti storiche accertano che l’ospedale possedesse una spezieria già nel 1549 ma non si hanno molte notizie al riguardo. La farmacia costruita nel 700 è il luogo dove avviene l’incredibile incontro tra scienza e arte. L’impianto interno venne costruito tra il 1747 e il 1751, e molti elementi artistici stanno a simboleggiare la doppia natura del farmaco, che se da un lato guarisce , dall’altro può diventare veleno. Molto interessante a questo proposito la storia della teriaca. Dal greco Ter ( bestia velenosa) ed aca ( da acomai sanare), cioè vipera guaritrice. Fu un medicamento polifarmaco ideato da Andromaco, medico libero di Nerone, il quale modificò la ricetta iniziale aggiungendovi carne di vipera. Era ritenuta medicina miracolosa per ogni malattia, la sua complicata composizione e preparazione avveniva durante un vero e proprio cerimoniale, era definita la panacea per ogni male,e la sua incredibile storia affonda le radici nella tradizione magico alchemica Napoletana. La teriaca veniva utilizzata per le febbri maligne, le coliche, per l’insonnia, l’emicrania, ma anche per la lebbra e la peste.

È storicamente accertato che da Napoli si diffusero le prime norme e le prime definizioni professionali delle arti sanitarie, e con il passare degli anni l’edificio degli incurabili divenne la culla della scuola medica Napoletana. Ricordiamo alcuni di questi medici. Domenico Cotugno considerato il maestro che traghettò l’arte medica dall’illuminismo alle nuove frontiere dell’ottocento, Ferdinando Palasciano, considerato uno dei precursori della croce rossa, e ancora Giuseppe Moscati, Domenico Cirillo. E’ a loro, considerati tra i numi tutelari dell’arte medica che sono dedicate le sale espositive. Un luogo dove l’arte cura, dove la bellezza artistica non può essere messa in secondo piano, rispetto a un attività medica che continua tutt’ora, a distanza di secoli.

Il complesso ospedaliero è al centro di polemiche da mesi per l’incuria e la cattiva manutenzione del degli ultimi anni, ancora non è chiaro quando inizieranno i lavori di restauro e quando sarà possibile riaprirlo ai visitatori, mentre le persone che vivevano internamente e i pazienti sono stati spostati in altri edifici per il periodo della ristrutturazione. Viene da chiedersi come mai non riusciamo a essere in grado di preservare,curare e proteggere il nostro patrimonio artistico di inestimabile valore.

Bibliografia

Vittorio del Tufo -Napoli magica- edizioni Neri Pozza

Guido Donatone -La Farmacia degli incurabili e la maiolica Napoletana del 700- edizioni Del Delfino

-L’Ospedale del reame gli incurabili di Napoli vol 1 vol 2- a cura di Adriana Valerio

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Carla Giannini

Nata nel 1988, laureanda in lettere moderne. Inizia il suo percorso nel giornalismo con mediterraneaonline nel 2011, prende poi una strada diversa occupandosi di politica, cronaca e attualità su diverse riviste online e universitarie. Dal 2018 collabora con una rivista specializzata in arte e linguaggi della contemporaneità racnamagazine che le da la possibilità di entrare in contatto con artisti del contesto italiano e internazionale. Da sempre appassionata di teatro e letteratura, ha vissuto e fatto diverse esperienze all'estero, in spagna e in Inghilterra, partecipando e collaborando con il Fringe Festival nell'estate del 2018. Interessata alle tematiche della multiculturalità e alla cultura europea e mediterranea, ha lavorato e collaborato con l'unhcr. Nel 2018 per sei mesi svolge un tirocinio presso una startup svedese dove studia e pratica i meccanismi della comunicazione digitale contemporanea. Nel 2019 riprende dopo vari anni la collaborazione con mediterraneaonline, rivista con la quale è cresciuta e si è arricchita enormemente, e che l'ha vista muovere i primi passi nel giornalismo, questa volta con uno sguardo rivolto a Napoli e al meridione, alla cultura e alla tradizione. Appassionata di letteratura e cultura giapponese, sta scrivendo una tesi sulle influenze del genere poetico dell'haiku sugli autori italiani del 900, per il futuro spera di continuare il suo percorso nel giornalismo dell'arte e della cultura.

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