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Musica

Il canto della scianna

Fabio CiminieraBy Fabio Ciminiera1 Ottobre 2010Updated:8 Settembre 2019Nessun commento5 Mins Read
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Sul finire dell’ottocento, Gennaro Finamore, folklorista e antropologo, metteva in evidenza come la poesia popolare abruzzese divenisse particolarmente feconda quando era animata e originata da motivi legati all’affetto.

Si capisce, in questo modo, il ruolo centrale delle ninne nanne nella poetica tradizionale dei canti abruzzese. Abbiamo coinvolto nel ragionamento musicale dedicato al canto della scianna – la culla nel dialetto abruzzese – Angelo Valori, compositore attento al recupero delle melodie e dei modi musicali del Mediterraneo. «Tra tutte le forme popolari, la ninna nanna è chiaramente quella che riguarda l’atto più intimo, innanzitutto è un canto di tipo femminile, che si sviluppa intorno ad una situazione estremamente intima tra madre e bambino, questo porta generalmente a una forma molto melodica, cantilenante, molto ripetitiva che crea un clima nelle sue origini molto incantato, in tutte le forme popolari, non solo abruzzesi.»

Una forma di augurio, per la notte e la salute, per la protezione dell’elemento divino e la fortuna nella vita. «Sono testi con una propensione più melodica e intima rispetto ad altre forme popolari. Bisogna, poi, considerare l’aspetto fiabesco. Il desiderio di garantire al bimbo, che si sta addormentando, un futuro radioso viene colorato da un ambientazione irreale, fantastica: la povera culla del contadino diventa una sorta di mobile dorato, meraviglioso; la miseria dell’ambiente contadino e le povere cose che circondano quest’atto vengono trasfigurate come in una fiaba. L’incantesimo sta nell’invocare oltre alla protezione per la notte anche quella per il futuro. È un clima straordinario perché si gioca tra la dimensione intima, delicata e la dimensione dell’immaginazione, della predizione, del sogno. Un rapporto privato ma che, allo stesso tempo, coinvolge le divinità a garantire ogni bene a questo bambino. In primo luogo si invoca la Madonna, in quanto madre, ma nei canti del nostro territorio c’è la ricorrenza della preghiera a San Nicola.»

Angelo Valori ha ripreso nel suo percorso musicale questo tema in occasione della nascita dei suoi figli. «Anche nel mio caso l’esigenza della ninna nanna è stata legata a un’esigenza pratica: esattamente come nella nascita e nell’uso di queste forme nel canto popolare, c’è stato un motivo intimo e privato. Pensando a loro la necessità pratica di farli addormentare si è unita con l’intenzione di dedicare loro una canzone.» Una particolare attenzione va rivolta all’aspetto ritmico. «La gestualità legata al cullare viene fotografata in diverse maniere: ad esempio nella Canzone di Enrico, ho scelto una forma tipica di siciliana in 6/8 – con una figura ritmica ternaria: croma puntata, semicroma, croma – una delle più usate nella nostra cultura per dare il senso della ripetitività del gesto, nella formula ritmico-melodica. Negli altri due casi mi sono affidato ad altre suggestioni: sempre forme ternarie, più vicine però al valzer lento o al jazz waltz, un po’ meno tradizionale ma sempre legato al richiamo di atmosfere magiche e sognanti. Ho cercato di rendere il clima di intimità e di incantesimo attraverso le sonorità, di fotografare la caratteristica espressiva generale: la mia operazione non è filologica o etnomusicologica, non vuole trasferire le forme melodiche o testuali – tra l’altro i miei sono pezzi strumentali – del mondo arcaico dal punto di vista melodico, delle ripresa delle cellule melodiche. Ho voluto scrivere dei brani dedicati ai miei figli, in qualche modo bene auguranti: sono, in qualche modo, i “loro” pezzi, un regalo molto privato. Certo il fatto di eseguirli in concerto poi tradisce questa intimità: nel momento in cui sono stati più volte registrati ed eseguiti li rende nuovamente un atto pubblico ma questa è la necessità di ogni forma artistica.»

Le ninne nanne popolari, come detto, sono componimenti più spontanei e ingenui e sono forse arrivati sino all’epoca recente, subendo meno di altre espressioni l’influenza della musica moderna. «Rispetto ad altre sono forme molto più libere, sia nel testo che nelle melodie: se andiamo a fare un’analisi vediamo versi molto differenti, sono formule ripetitive, ricche di allitterazioni. Rispetto ad altre forme che erano condivise erano pubbliche, cantate da più persone, in coro, canti a cui era necessario il contributo della comunità, la mia impressione, non surrogata da approfondimenti scientifici, è che le ninne nanne essendo molto intime lasciano molta libertà al creatore e interprete del momento di creare forme proprie: c’è una maggiore libertà sia nella scelta del ritmo metrico che delle formule melodiche.» Sono testi dalla propensione estremamente melodica, delicati anche dal punto di vista sonoro perché la ninna nanna è sussurrata. «Rispetto ad altre manifestazioni del canto popolare, relative alla comunità, la ninna nanna è ancora più privata: anche il canto funebre ha un risvolto pubblico della testimonianza del dolore. Non devi testimoniare a nessuno l’affetto per il bambino, il fatto che vuoi far addormentare il bambino, che vuoi augurargli ogni bene: è una vera e propria confessione tra la madre e il figlio.»

Il canto della scianna ha ricoperto nei secoli anche una funzione istruttiva, di trasmissione di valori. È un momento forte, di conferimento di esperienze tra madre e bambino, dal bagaglio genetico a quello culturale, dal nutrimento alle tradizioni. Un rapporto forte e ciclico nei primi mesi di vita del neonato. «L’allattamento ha in comune con la ninna nanna l’intimità del gesto. La ninna nanna è l’elemento sonoro che chiude il ciclo, dopo il ruttino che certifica il fatto di poter far addormentare il bambino, che la digestione è avvenuta.» A questo si aggiungono altri dettagli tematici e ambientali. «Ogni contrada, ogni famiglia, nei secoli, ha personalizzato il proprio testo. Si va dal richiamo alla pazienza necessaria per addormentare il bambino, agli auguri formulati per l’avvenire e la fortuna del bimbo, a momenti evocativi, richiami alla divinità. L’unione del momento specifico e dell’augurio per il futuro. “Dagli la parola” è una frase utilizzata spesso e si può intendere in maniere diverse: si può riferire alla crescita del bimbo, alla possibilità di esprimersi e ben figurare in pubblico da adulto.»
Fonti: Giancristofaro Emiliano, Canti popolari abruzzesi (I Quaderni della Rivista Abruzzese, Lanciano. 2002)

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Fabio Ciminiera

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