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Mediterranea | November 17, 2018

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Fuochi e fumi: Quartu Sant’Elena emergenza ambiente - Mediterranea

Fuochi e fumi: Quartu Sant’Elena emergenza ambiente
Cristina Delunas

Cosa si cela dietro i misteriosi fumi che da oltre un mese ammorbano l’aria della città? Un fenomeno che sembrava essere legato inizialmente agli incendi estivi all’interno del parco naturalistico di Molentargius ha assunto i connotati di un disastro ambientale di proporzioni indeterminate.

Un paesaggio alieno da film di fantascienza è lo scenario che si presenta da ormai oltre un mese alle porte di Quartu Sant’Elena. Fumi e fumarole s’innalzano verso il cielo di un’estate infinita nel cuore ferito del parco dei fenicotteri.

Dapprima percepiti come esalazioni saltuarie, i fumi sono diventati ormai una realtà persistente e senza tregua che ha costretto decine di persone residenti nel rione S. Stefano a ricorrere a cure mediche per malori legati all’aria ormai irrespirabile. Gola irritata, tosse, occhi che lacrimano, nausea, potrebbero essere i primi sintomi di intossicazione da diossina. E la diossina potrebbe essere il prodotto della combustione sotterranea di una discarica abusiva di cui parla l’Amministrazione Comunale, ma della cui esistenza non si hanno testimonianze certe.

Certo è che la zona interessata dai fumi ha un aspetto alquanto singolare se osservata nella sua evoluzione dagli anni’40 ad oggi. Un’area mai ricoperta per intero dalla vegetazione, ad annate sommersa, ma sempre ben delineabile per l’aspetto differente dalle aree adiacenti.

vedute aeree della zona interessata dai fuochi in diversi anni

“La presenza di strati di rifiuti potrebbe essere una spiegazione forse, ma potrebbero celarsi anche materiali bellici della seconda guerra mondiale o acquee sotterranee che trasportano sostanze tossiche” sono tra le ipotesi più pessimistiche paventate dai residenti del quartiere.

La “zona rossa” così definita dall’Amministrazione comunale è adiacente al Parco del Molentargius, un’oasi faunistica inserita dal 1977 nella Convenzione di Ramsar e diventata Parco nel 1999. Un’area umida fortemente voluta dal naturalista Helmar Schenk che alla sua morte, nel giugno 2012, lasciava in eredità alla città un parco unico al mondo per la ricchezza di biodiversità soprattutto ornitologica. E’ il parco dei fenicotteri dove questa specie ha trovato sede stanziale ed è diventata l’attrattiva più nota. Un parco dalle potenzialità infinite che rischia di diventare l’oggetto di un grave disastro ambientale e del quale mancano per ora risposte certe.

La soluzione del problema arrivata in fretta e

fenicotteri in volo simbolo del Parco di Molentargius

furia in Consiglio Comunale e dopo un tavolo di discussione voluto dal Sindaco Stefano Delunas in Prefettura è quella di ricoprire il tutto con uno strato di terra nel tentativo di soffocare la combustione che provoca l’emissione di fumi dal sottosuolo. Un’emergenza dagli aspetti contradditori che ha visto prima l’ordine di chiusura di due scuole, ma l’autorizzazione del mercatino rionale che insiste sulla zona colpita dai fuochi, poi la chiusura di un’altra scuola e l’ordine di chiudere tutte le finestre, tenere al chiuso bambini e animali domestici, non stendere biancheria in esterno e non utilizzare erbe aromatiche coltivate nei balconi. Quasi un clima da apocalisse dunque che lascia intendere possano esistere rischi reali per la salute, ma non c’è stata comunicazione da parte di strutture sanitarie sui rischi per la salute pubblica stessa.

“Io non sono stato sul posto e l’idea che mi sono fatto si basa su quanto riportato dai media. La prima cosa che ho notato è che non vengono forniti dati sulla natura del sottosuolo. Prima di effettuare qualsiasi operazione è necessario conoscere a fondo il problema legato alla combustione. Questo impone un’analisi dei fumi e del sottosuolo affinchè sia identificato il fattore responsabile della combustione. Senza questa informazione procedere con una copertura potrebbe portare ad aggravare il problema piuttosto che a una soluzione. Bisogna tener conto che se la combustione è sotterranea, come sembrerebbe essere, vuol dire che si è attivata in ambiente anossico, cioè privo di ossigeno. Quindi coprire potrebbe non essere la soluzione risolutiva, ma anzi comportare qualche rischio in più. Il campionamento dei fumi e del suolo e sottosuolo impone senz’altro tempi più lunghi di una semplice copertura, ma permette di risolvere il problema definitivamente evitandone il ripetersi. La copertura di terra se attuata porterà a rendere essa stessa un rifiuto speciale da smaltire con tutti i costi e i problemi connessi”. Afferma Paolo Valera docente di Caratterizzazione Geochimica all’Università di Cagliari.

la “zona rossa”

“Se la sostanza che alimenta la combustione è sotterranea bisogna capire di cosa si tratta e solo allora predisporre un piano di azione. Coprire con ulteriore strato di terra è come nascondere la polvere sotto il tappeto.” afferma Roberto Peretti ricercatore del CNR.

Intanto in città si sono costituiti comitati e gruppi spontanei di cittadini. Hanno avviato raccolte di firme per azioni collettive volte alla tutela di uno dei diritti più importanti garantiti dalla Costituzione e cioè il diritto alla salute pubblica che, in maniera silenziosa, continua a essere violato dai misteriosi fumi. Fumi che s’insinuano come un’epidemia in ogni anfratto dell’antica città di Quartu Sant’Elena, ma soprattutto all’interno di un’Amministrazione che fatica a fronteggiare un’emergenza di questa portata.

Immagine di apertura per gentile concessione del Comitato No Diossina Quartu
Foto aeree: Geoportale della Sardegna

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