Autore: Carla Giannini

Nata nel 1988, laureanda in lettere moderne. Inizia il suo percorso nel giornalismo con mediterraneaonline nel 2011, prende poi una strada diversa occupandosi di politica, cronaca e attualità su diverse riviste online e universitarie. Dal 2018 collabora con una rivista specializzata in arte e linguaggi della contemporaneità racnamagazine che le da la possibilità di entrare in contatto con artisti del contesto italiano e internazionale. Da sempre appassionata di teatro e letteratura, ha vissuto e fatto diverse esperienze all'estero, in spagna e in Inghilterra, partecipando e collaborando con il Fringe Festival nell'estate del 2018. Interessata alle tematiche della multiculturalità e alla cultura europea e mediterranea, ha lavorato e collaborato con l'unhcr. Nel 2018 per sei mesi svolge un tirocinio presso una startup svedese dove studia e pratica i meccanismi della comunicazione digitale contemporanea. Nel 2019 riprende dopo vari anni la collaborazione con mediterraneaonline, rivista con la quale è cresciuta e si è arricchita enormemente, e che l'ha vista muovere i primi passi nel giornalismo, questa volta con uno sguardo rivolto a Napoli e al meridione, alla cultura e alla tradizione. Appassionata di letteratura e cultura giapponese, sta scrivendo una tesi sulle influenze del genere poetico dell'haiku sugli autori italiani del 900, per il futuro spera di continuare il suo percorso nel giornalismo dell'arte e della cultura.

Escluso dal resto, ma al centro di tutto, il rione sanità di Napoli. Una realtà lontana da chi non la vive, un mondo che comincia ad appartenerti solo se decidi di entrarci in contatto sul serio, diversamente ti sfugge. Io l’ho fatto per un pomeriggio, insieme ad Antonio Caiafa, un giovane napoletano che si dedica a quel quartiere e al sociale, insieme alla rete della sanità di padre Alex Zanotelli, ormai da anni punto di riferimento per tutte le attività di volontariato del rione. Abbiamo costruito per poche ore le linee di un racconto astratto e non, in cui la…

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“Punto primis”, Napoli non sarebbe lei se non si facesse continuamente beffa di qualcosa e di qualcuno. È una città che si mostra in maniera sfarzosa e rumorosa, ti incanta, immediatamente si nasconde, per poi sorprenderti improvvisamente da dietro, come uscendo da un luogo nascosto, così ti fa una pernacchia, e di nuovo fugge via. E l’italiano, la lingua madre, sembra forse il primo bersaglio da distruggere e ricostruire, poiché è quella madre da cui un po’ ci si sente rinnegati, quella madre a cui si appartiene ma mai del tutto. Ascoltando per strada il modo di parlare della gente,…

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