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Economia

Doni della terra, la punica granatum

Carla GianniniBy Carla Giannini1 Febbraio 2011Updated:22 Novembre 2016Nessun commento5 Mins Read
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Persefone
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Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.

Cantico dei cantici

Nessun dono ci arriva in maniera più spontanea di quello che nasce dalla calda terra. Proviamo solo a immaginare quali segreti nasconde il fiorire di un frutto da una terra fertile, in cosa consiste quella creazione nata dal modificarsi della Terra per generare e dal suo donarsi poi, possiamo provare anche a pensare a quali di questi misteri si nascondono e si riflettono poi nella rappresentazione mitica degli stessi.

Le rappresentazioni mitiche attraversano i tempi, e i luoghi, nel nostro caso i mari, i mari del mediterraneo, si muovono da sponda a sponda, così semi e culture, e semi di culture, si fondono in una e in un unica tradizione mitica di ricordi e leggende che creano un aurea di mistero intorno a certi regali della natura all’uomo. Il mediterraneo, è il luogo per eccellenza nel quale sono sotterrate le radici di questi culti, di queste usanze e ricordi antichi, e nel nostro caso, la gente antica legava i doni della terra a riti, simboli, leggende, miti e religioni. Per questo mese io ho scelto quel frutto chiamato “Melograno”.

Pochi frutti sono legati così intrinsecamente alle leggende e alle storie antiche quanto il melograno, o la melagrana, come si preferisce chiamare. Scientificamente chiamato “Punica Granatum”, è un frutto originario della Persia e dell’Afghanistan, e viene classificato tra quelli maggiormente carichi di richiami simbolici, mitici e religiosi. Secondo molti, era proprio un melograno il frutto che venne donato da Paride a Venere, (quel famoso pomo della discordia che scatenò la guerra di Troia), altri invece si sono divertiti a sfatare il mito della mela di Eva, identificando nel frutto donato alla donna delle origini proprio la “Punica Granatum” in questione. Specificamente stiamo parlando di un arbusto, della famiglia delle Punicacee. Alto circa 4/5 metri, caratterizzato da rami sottili che spesso terminano con una spina, (le antiche donne romane erano solite legare i loro capelli con le spine di questo frutto). Matura in autunno, fiorisce nei mesi di maggio e giugno. Oltre ai miti e alle leggende è legato intimamente al mediterraneo per quel clima caldo e mite che caratterizza il nostro mare e le sue sponde, quel clima assolutamente necessario per la fioritura dei suoi fiori e dei suoi chicchi rossi. Questo magico frutto ha quindi bisogno di un clima caldo, secco, non ventoso, per crescere bene. Nelle regioni fredde non riesce a far maturare i suoi frutti, che rimangono così piccoli e privi del famoso e caratteristico succo dal colore rossastro, dal conosciuto valore benefico. E’ un frutto che ricorda e richiama l’abbondanza, il buon augurio, ma soprattutto la fertilità e la sensualità, per i suoi colori simili a quelli del vino.

Naturalmente la scelta di significati da attribuirvi è ampia, e cambia da regione a regione, da isola a isola. I significati e i richiami mitici legati al frutto dei chicchi rossi, sono carichi di mistero, e attraversano tutte le culture coincidenti con i confini mediterranei, ma si spingono anche oltre. Noi rimarremo nei limiti geografici che ci competono, e vedremo che in un luogo relativamente chiuso di mare, un unico frutto passa e spazia attraverso la maggior parte delle religioni e dei culti, viene ripreso dalla letteratura, e dall’arte in ogni tempo. Nella Bibbia, precisamente nel cantico dei cantici il melograno rispecchia l’idea della fecondità della Terra Promessa oltre che la sposa amata, nel versetto 7 del canto 4 lo sposo descrive proprio la bellezza del corpo femminile, paragonandolo a tutti i sette frutti tipici della terra d’Israele, “Come spicchio di melagrana, la tua gota attraverso il tuo seno”.

Se diamo per assodati i significati relativi alla trasmissione di energia positiva e di fertilità, non possiamo certo dimenticare quelli originari della Grecia classica, dove il frutto in questione è primo protagonista dell’ intramontabile mito di Persefone e di sua madre Demetra, all’interno del quale diventa simbolo di morte e di perdita. Persefone infatti fu condannata a divenire regina dell’oltretomba per aver ingerito alcuni chicchi di Melograno. Ma in altre culture ecco che Il frutto del melograno diviene l’emblema dell’ energia vitale. La leggenda dice che fu Afrodite a piantarlo nell’isola di Cipro. Rappresentazioni della dea e di Demetra relative a questo frutto sono numerose nella zona meridionale tra la Sicilia e l’ Italia meridionale. In Turchia l’usanze vuole che la sposa ne getti una per terra e in base a quanti chicchi ne escono tanti saranno i suoi figli, in questo caso il melograno è il frutto del buon augurio e della fortuna. Il corano lo cita tre volte, tra cui una volta alludendo a un tesoro trovato nel Paradiso. E per finire, (anche se in realtà abbiamo aperto solo una piccola finestra sull’argomento), Il melograno è in Grecia ancora oggi il primo dono, portato dagli sposi nella nuova casa, il termine nella lingua greca significherebbe “scorrere della forza dell’universo”.

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Carla Giannini

Nata nel 1988, laureanda in lettere moderne. Inizia il suo percorso nel giornalismo con mediterraneaonline nel 2011, prende poi una strada diversa occupandosi di politica, cronaca e attualità su diverse riviste online e universitarie. Dal 2018 collabora con una rivista specializzata in arte e linguaggi della contemporaneità racnamagazine che le da la possibilità di entrare in contatto con artisti del contesto italiano e internazionale. Da sempre appassionata di teatro e letteratura, ha vissuto e fatto diverse esperienze all'estero, in spagna e in Inghilterra, partecipando e collaborando con il Fringe Festival nell'estate del 2018. Interessata alle tematiche della multiculturalità e alla cultura europea e mediterranea, ha lavorato e collaborato con l'unhcr. Nel 2018 per sei mesi svolge un tirocinio presso una startup svedese dove studia e pratica i meccanismi della comunicazione digitale contemporanea. Nel 2019 riprende dopo vari anni la collaborazione con mediterraneaonline, rivista con la quale è cresciuta e si è arricchita enormemente, e che l'ha vista muovere i primi passi nel giornalismo, questa volta con uno sguardo rivolto a Napoli e al meridione, alla cultura e alla tradizione. Appassionata di letteratura e cultura giapponese, sta scrivendo una tesi sulle influenze del genere poetico dell'haiku sugli autori italiani del 900, per il futuro spera di continuare il suo percorso nel giornalismo dell'arte e della cultura.

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