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Storie meridiane

Il brutto è invisibile

Carla GianniniBy Carla Giannini1 Aprile 2010Updated:22 Novembre 2016Nessun commento4 Mins Read
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Brutto + Bello
Brutto + Bello

Le categorie di brutto e bello cambiano di epoca storica in epoca storica, ciò che in un tempo risulta ai più riluttante, in un’altra epoca può diventare canone estetico e viceversa. Nonostante questo continuo muoversi e mutare dell’estetica umana, da sempre queste categorie sono apparse legate tra loro, inscindibilmente, il brutto segue sempre il bello, e viceversa, il brutto muove passioni atroci, mentre il bello tende a essere disinteressato, il bello sembra seguire armonie di perfezione ed è legato all’animo buono, kalokagathia.

Il brutto è invece sempre stato relazionato al male, pensiamo alle rappresentazioni medioevali di Satana, e ai sentimenti spiacevoli che sembrava provocasse nell’animo umano la vista di immagini rievocanti il maligno. Fino all’800 le due categorie estetiche si sono quindi sempre date spalla. Con il 900 invece, secolo di impressionanti trasformazioni e scoperte tecnologiche, l’immaginario umano è irrimediabilmente mutato. La nascita di un mezzo attraverso il quale trasmettere immagini continue, la tv, ha, nel corso degli anni, reso possibile lo sviluppo di un vocabolario estetico costruito e controllato dall’uomo stesso, sempre più distante dalla realtà, in cui ciò che può essere nascosto viene reso invisibile in un batter d’occhio, in questo caso il brutto. Nell’età classica, i greci, pur terrorizzati dal brutto e dall’orrendo, non hanno mai tentato di cancellarlo, di eliminarlo, di renderlo invisibile. Secondo la visione patristica e scolastica, per esempio, il brutto tirato fuori dal contesto contribuiva all’armonia del tutto, all’ordine stesso dell’universo. Nell’immaginario umano antico che ci è pervenuto grazie all’arte, non potevano quindi che esistere entrambi, il bello e il brutto.

E ora? Che tipo di bruttezza è accettata o esiste nel nostro immaginario, non riferendoci più all’arte ma al mondo della televisione, del cinema, della pubblicità? E di conseguenza, che tipo di bello? Possiamo dire con certezza che ormai l’idea artefatta dell’uomo e della donna prevale su tutte le altre, il mercato d’immagini della televisione e del cinema, insieme al mondo della chirurgia estetica, spinge le persone a immaginarsi semplicemente diverse da come sono, poiché non è più il brutto che spaventa, non si vede da nessuna parte come potrebbe spaventare, ma proprio l’ essere naturale.

I brutti veri invece, dove sono? Invisibili alla società, non si mostrano e non vengono scelti, ma come potrebbero, se anche i non brutti sentono di dover assomigliare a qualcosa che è altro da loro. Se il bello è solo ciò che segue l’ordine e le proporzioni di un immaginario innaturale, e il brutto è solo ciò che non segue queste proporzioni, ciò che è bello è diventato ciò che è lontano dalla natura, irreale ma VISIBILE, e andiamo di conseguenza sempre di più incontro alla scomparsa della bruttezza, o meglio, alla sua fuoriuscita da un immaginario, che basandosi solo sul televisivo e quindi sullo scorrere di immagini continue sempre uguali, non comprende in se stesso ciò che non segue le regole fondanti di quell’immaginario creato dall’uomo stesso.

Il brutto è destinato quindi a diventare INVISIBILE, a scomparire, io direi che è già scomparso, ma non per questo a non esistere nella realtà. Ma per gli uomini e le donne di oggi essere invisibili significa non esistere, significa vedersi scorrere continuamente davanti agli occhi immagini perfette, osservare il proprio corpo e il proprio viso e sentirsi inutili, poiché non si rientra in quei canoni, non si è appetibili ai gusti della società, che in verità non ne ha di suoi ama solo ciò che vede poiché il resto non le viene mostrato. Se ciò che si vede in tv, al cinema, nella foto dei cartelloni pubblicitari, non è reale, e la realtà rimane invece invisibile , insieme alle sue sfumature, le più belle e le più brutte, concludo chiedendomi, continuando così, nascondendo del tutto la categoria del brutto, eliminandola dal paragone con il bello, eliminando quindi il confronto ma anche l’alimentarsi tra le due categorie, c’è il rischio dell’inizio di un involuzione della capacità di giudizio critico ed estetico dell’uomo e della donna?

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Carla Giannini

Nata nel 1988, laureanda in lettere moderne. Inizia il suo percorso nel giornalismo con mediterraneaonline nel 2011, prende poi una strada diversa occupandosi di politica, cronaca e attualità su diverse riviste online e universitarie. Dal 2018 collabora con una rivista specializzata in arte e linguaggi della contemporaneità racnamagazine che le da la possibilità di entrare in contatto con artisti del contesto italiano e internazionale. Da sempre appassionata di teatro e letteratura, ha vissuto e fatto diverse esperienze all'estero, in spagna e in Inghilterra, partecipando e collaborando con il Fringe Festival nell'estate del 2018. Interessata alle tematiche della multiculturalità e alla cultura europea e mediterranea, ha lavorato e collaborato con l'unhcr. Nel 2018 per sei mesi svolge un tirocinio presso una startup svedese dove studia e pratica i meccanismi della comunicazione digitale contemporanea. Nel 2019 riprende dopo vari anni la collaborazione con mediterraneaonline, rivista con la quale è cresciuta e si è arricchita enormemente, e che l'ha vista muovere i primi passi nel giornalismo, questa volta con uno sguardo rivolto a Napoli e al meridione, alla cultura e alla tradizione. Appassionata di letteratura e cultura giapponese, sta scrivendo una tesi sulle influenze del genere poetico dell'haiku sugli autori italiani del 900, per il futuro spera di continuare il suo percorso nel giornalismo dell'arte e della cultura.

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