Con “Annabella Abbondante. Non fidarti della luna nel pozzo”, pubblicato da Giunti Editore, Barbara Perna riporta in libreria per la quarta volta una protagonista irresistibile, tra indagini, segreti, ironia e verità nascoste. Il libro è stato presentato in una live sulla community di Segnalazioni Letterarie (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks), amministrata da Alberto Raffaelli e giunta ormai a quasi 49.000 membri.
Ci sono libri che invitano a leggere una storia e libri che, fin dalle prime battute, insinuano una domanda destinata a restare nella mente: quanto possiamo fidarci di ciò che crediamo di vedere? È proprio in questo territorio ambiguo, dove le apparenze si confondono con la realtà e le certezze rischiano di trasformarsi in pericolose illusioni, che si muove “Annabella Abbondante. Non fidarti della luna nel pozzo”, il nuovo romanzo di Perna che già dal titolo possiede la forza evocativa di una promessa narrativa.
La luna riflessa nell’acqua può sembrare autentica, luminosa, perfino tangibile, eppure basta cambiare prospettiva per comprendere quanto possa essere ingannevole ciò che appare evidente. Tale suggestione apre la porta a una riflessione più ampia: nella vita, come nelle indagini, la prima verità che ci viene offerta non è necessariamente quella autentica. Talvolta, infatti, dietro una spiegazione apparentemente impeccabile si nascondono una costruzione artificiosa, un dettaglio trascurato, una storia che qualcuno ha interesse a raccontare in un determinato modo.
Barbara Perna costruisce intorno a questa intuizione una nuova avventura della sua protagonista, Annabella Abbondante, personaggio che ha saputo ritagliarsi uno spazio riconoscibile nel panorama del giallo italiano. Giudice civile per professione (esattamente come l’autrice) e investigatrice per istinto, Annabella è una donna che non si accontenta delle risposte più comode e non rinuncia a interrogare la realtà quando qualcosa, nel quadro apparentemente perfetto degli eventi, sembra non tornare.

A Pianveggio il mistero comincia quando la verità sembra già scritta. Il corpo del professor Bazzicalupo riemerge dal leggendario Pozzo della Luna e tutto sembra condurre verso una soluzione immediata: uno studente appare il colpevole ideale, il movente sembra chiaro e gli indizi inducono a comporre un quadro fin troppo convincente. Eppure, proprio questa apparente perfezione accende l’attenzione di Annabella. Perché quando ogni elemento sembra incastrarsi senza lasciare spazio al dubbio, forse è proprio il dubbio a diventare indispensabile.
È qui che si manifesta la peculiarità del suo modo di affrontare le vicende umane: non fermarsi alla superficie, non confondere la plausibilità con la certezza, non scambiare una ricostruzione ordinata per una verità dimostrata. La protagonista avverte che qualcosa non torna e decide di seguire quella sensazione, trasformando un caso che sembra già risolto in un’indagine complessa, capace di scavare ben oltre la facciata pubblica della vittima.
Il Pozzo della Luna diventa così molto più di un luogo legato al delitto. È un’immagine simbolica, una soglia tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto, tra la versione dei fatti che tutti sembrano accettare e quella che deve ancora essere portata alla luce. Scendere idealmente in quel buio significa attraversare le contraddizioni degli esseri umani, affrontare i loro silenzi e riconoscere che ogni persona può custodire zone d’ombra difficili da decifrare.
Ma il fascino della scrittura di Barbara Perna non risiede soltanto nell’enigma. Il romanzo intreccia il mistero con le dinamiche di una comunità attraversata da tensioni, fragilità e contrasti. A Pianveggio, infatti, il clima è tutt’altro che tranquillo: il fallimento della squadra di calcio locale scatena il malcontento cittadino, mentre l’arrivo in tribunale della nuova pubblico ministero Laura Rondella introduce ulteriori elementi di confronto e mette alla prova la pazienza della protagonista. Sullo sfondo si muovono nipoti coinvolti nell’indagine, segreti inconfessabili e un amore sottoposto alle prove del destino.
La vicenda acquista così una dimensione corale, nella quale il delitto rappresenta il punto di partenza per osservare un universo umano più ampio. Le relazioni, le rivalità, le aspettative e le fragilità individuali contribuiscono a rendere la trama articolata e imprevedibile. Ogni personaggio può offrire una prospettiva diversa, ogni comportamento può assumere un significato inatteso e ogni certezza può essere rimessa in discussione.
È proprio questa capacità di intrecciare il meccanismo investigativo con le contraddizioni della vita quotidiana a rendere particolarmente interessante la figura di Annabella. Non siamo di fronte a una protagonista distante, impermeabile alle emozioni o confinata nella freddezza del ragionamento. Il suo modo di osservare il mondo si alimenta anche delle relazioni, delle intuizioni e di quella sensibilità che permette di cogliere le sfumature invece inafferrabili a uno sguardo frettoloso.
L’indagine, pertanto, non procede soltanto attraverso la ricerca degli indizi, ma anche mediante l’interpretazione dei comportamenti e l’ascolto delle voci che compongono il mosaico della vicenda. Per arrivare alla verità occorre saper distinguere ciò che viene dichiarato da ciò che viene taciuto, ciò che appare spontaneo da ciò che potrebbe essere stato accuratamente preparato. E soprattutto occorre avere il coraggio di mettere in discussione le conclusioni più rassicuranti.
In questo scenario, l’ironia rappresenta un elemento fondamentale. Il giallo di Perna non rinuncia alla tensione del mistero, ma la accompagna con una dimensione brillante e vivace, capace di alleggerire il racconto senza svuotarlo della sua complessità. Il risultato è una narrazione che può coinvolgere chi ama le indagini costruite intorno a un enigma, ma anche chi cerca nei romanzi personaggi autentici, situazioni riconoscibili e uno sguardo ironico sulle contraddizioni della società.
Non è un caso che la serie dedicata ad Annabella Abbondante abbia conquistato una comunità di lettori sempre più ampia. Con questo nuovo capitolo la protagonista torna a dimostrare quanto possa essere avvincente un personaggio capace di unire determinazione e umanità, intuito e razionalità, serietà professionale e spirito ironico. La sua forza non consiste nell’avere sempre una risposta pronta, ma nel non smettere di cercare quando le risposte disponibili non sono sufficienti.
Anche il percorso personale di Barbara Perna contribuisce a rendere interessante il suo rapporto con il mondo della giustizia e con la costruzione narrativa dei casi. Autrice e magistrata, Perna ha maturato un’esperienza professionale che dialoga con il suo immaginario letterario, offrendo una prospettiva particolarmente stimolante sul rapporto tra regole, comportamenti e complessità umana. La sua scrittura si colloca così all’incrocio fra l’architettura del giallo e la capacità di raccontare le persone, con le loro contraddizioni, le loro debolezze e le loro imprevedibili risorse.
“Annabella Abbondante. Non fidarti della luna nel pozzo” si presenta perciò come un invito a seguire una storia nella quale il lettore è chiamato a osservare, sospettare, formulare ipotesi e riconsiderarle. Il piacere della lettura nasce anche da questo coinvolgimento: diventare, pagina dopo pagina, parte di una ricerca che non concede soluzioni troppo facili e che invita a guardare con maggiore attenzione ciò che si nasconde dietro le apparenze.
La domanda che accompagna il romanzo, del resto, supera i confini della finzione. Quante volte, nella vita quotidiana, giudichiamo una persona sulla base di un gesto, interpretiamo un silenzio come una confessione o accettiamo una spiegazione perché è quella più semplice da comprendere? Quanto spesso preferiamo una certezza rassicurante a una verità più scomoda, che richiede tempo, pazienza e disponibilità a cambiare idea?
Il mistero letterario diventa allora anche un esercizio di consapevolezza. La verità non sempre si presenta con chiarezza, e talvolta il primo passo per avvicinarsi a essa consiste proprio nel riconoscere i limiti del nostro sguardo. È una lezione che Annabella Abbondante sembra incarnare attraverso il suo ostinato desiderio di andare oltre la prima ricostruzione dei fatti: non fermarsi dove tutti si arrestano, non accettare l’evidenza senza averla interrogata, non rinunciare alla ricerca soltanto perché una soluzione appare già disponibile.
Per chi ama il giallo, per chi cerca personaggi femminili capaci di lasciare il segno e per chi apprezza le storie in cui l’ironia convive con il mistero, l’opera di Barbara Perna offre l’occasione di immergersi in un’indagine ricca di interrogativi, segreti e svolte inattese.
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In fondo, il fascino di un buon giallo risiede proprio nella sua capacità di ricordarci che la verità non coincide sempre con ciò che appare più evidente. A volte bisogna avere il coraggio di guardare dentro un pozzo, attraversare l’oscurità e accettare che le risposte più importanti richiedano tempo per emergere.
E forse è proprio questo il messaggio più suggestivo che accompagna la nuova avventura di Annabella Abbondante: non tutto ciò che brilla è una verità, non tutto ciò che sembra evidente è davvero come appare e non sempre la strada più semplice conduce alla risposta giusta. Perché la realtà, proprio come la luna riflessa nell’acqua, può incantare lo sguardo; soltanto il coraggio di andare oltre le apparenze può aiutarci a comprenderla.
Circa la live di Barbara Perna su Segnalazioni Letterarie abbiamo fatto tre domande ad Alberto Raffaelli.
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Alberto, Segnalazioni Letterarie continua a dare spazio agli autori e alle opere che meritano di essere conosciuti. Che cosa rappresenta per Lei la presenza di Perna con “Annabella Abbondante. Non fidarti della luna nel pozzo”?
Rappresenta un’altra preziosa occasione per avvicinare i lettori alla narrativa contemporanea e ai suoi protagonisti. Credo profondamente che la cultura debba essere accessibile, condivisa e capace di generare curiosità. Un libro non è soltanto una storia racchiusa tra due copertine: è un universo che si apre, un invito a osservare la realtà da prospettive differenti. Con Perna e la sua Annabella Abbondante proponiamo ai nostri lettori un incontro con una scrittura che intreccia mistero, ironia e attenzione alle contraddizioni umane. È proprio questo il senso di Segnalazioni Letterarie: creare ponti tra chi scrive e chi desidera lasciarsi sorprendere dalla lettura, e farlo dando anche il giusto spazio ad opere che sappiano porsi come un misto eclettico.
Il titolo “Non fidarti della luna nel pozzo” sembra suggerire una riflessione che va oltre il mistero. Quanto è importante, secondo Lei, imparare a guardare oltre le apparenze, anche nella vita quotidiana?
È fondamentale. Viviamo in un tempo nel quale spesso si giudica rapidamente, si ascolta poco e si confonde ciò che appare con ciò che è. La letteratura, invece, ci educa alla complessità: ci insegna che ogni persona custodisce una storia, che dietro un comportamento possono nascondersi motivazioni inattese e che la verità richiede pazienza, ascolto e spirito critico. Un titolo come questo ci ricorda simbolicamente che non tutto ciò che vediamo corrisponde alla realtà. Leggere significa anche allenare lo sguardo, imparare a dubitare senza pregiudizi e sviluppare quella sensibilità che ci permette di comprendere prima di giudicare. È una forma di libertà intellettuale che considero indispensabile.
Se dovesse rivolgere un invito ai lettori, perché consiglierebbe di avvicinarsi a questo libro attraverso Segnalazioni Letterarie?
Perché ogni libro è una porta e non possiamo sapere quale mondo ci attenda finché non troviamo il coraggio di aprirla. “Annabella Abbondante. Non fidarti della luna nel pozzo” offre l’occasione di lasciarsi coinvolgere da un’indagine, conoscere una protagonista dalla personalità ben identificabile e riscoprire il piacere di formulare ipotesi, interrogarsi e lasciarsi sorprendere. Attraverso Segnalazioni Letterarie desideriamo proprio questo: non limitarci a indicare un titolo, ma stimolare un incontro autentico tra l’opera e il suo pubblico. La cultura non deve rimanere un privilegio per pochi, bensì diventare un patrimonio condiviso. Perché un libro raggiunge davvero il suo obiettivo quando smette di essere soltanto una storia da leggere e diventa un’esperienza da portare con sé.
