Bruno Pasquero per Morellini Editore
Torino sa conservare i segreti anche alla luce del giorno. Nel romanzo di Bruno Pasquero basta entrare in un androne, scendere in cantina o aprire una vecchia valigia perché il presente perda la sua tranquillità. Un cilindro di cristallo conosce il fascino di questa città e lo affida alla narrazione: la pietra, le stanze e gli oggetti trattengono qualcosa che i personaggi non riescono a lasciare indietro. È da questa intimità con i luoghi che nasce la sua atmosfera più persuasiva.
L’inizio si svolge altrove, durante un soggiorno ligure guastato dalla pioggia. Un bicchiere appartenuto a una parente defunta compare nello scolapiatti e riporta Giacomo Rattazzi verso la zia Piera, torinese, quasi dimenticata. Il ritorno alla sua storia passa attraverso ciò che è rimasto di lei. Pasquero dà concretezza a quella ricerca con la casa di corso Bramante, davanti alle Molinette, i segni del tempo sugli interni e gli oggetti sottratti alla dispersione. Si sente il disagio di entrare in una vita che era stata archiviata con troppa facilità.
La città si rivela attraverso gli usi quotidiani prima di farsi apertamente misteriosa. Il caffè, i percorsi familiari, la passione per l’antiquariato danno ai personaggi abitudini riconoscibili. Al Balon le cose passano di mano e portano con sé una provenienza che chi le compra può soltanto immaginare. Nel romanzo questa esperienza comune acquista un’intensità speciale. Un libro antico ha avuto altri lettori, una fotografia conserva volti ormai senza voce. Sfiorarli significa avvicinarsi a una storia che potrebbe non avere finito di agire.
Quando il racconto raggiunge il Cimitero Monumentale e la Gran Madre, quella familiarità si carica di attesa. La geografia torinese diventa una parte attiva della ricerca. L’architettura impone distanze, passaggi, soste, e la narrazione li usa per accompagnare il lettore verso ciò che ancora non conosce. La luce cambia, un rumore assume rilievo, il silenzio sembra richiedere una spiegazione. Pasquero lavora sull’istante in cui un luogo conosciuto smette di offrire protezione. Il brivido viene anche dalla precisione con cui lo si riconosce.
È qui che trova spazio la Torino esoterica, con le leggende del Graal e della Gran Madre, il richiamo ai triangoli della magia e l’incontro fra immaginario occulto e religioso. Il libro le restituisce come racconti che abitano la città e influenzano chi la attraversa. Alle suggestioni dei monumenti affianca il pendolino, le esperienze medianiche e una seduta spiritica. L’esoterismo prende così la forma di azioni e di attese, con personaggi che cercano un contatto e temono ciò che potrebbe rispondere. A rendere interessante questa materia è la sua funzione narrativa.
Il contatto con l’ignoto modifica il modo di leggere gli indizi e spinge la vicenda verso nuove domande. Il giallo acquista una fisionomia personale, sospeso fra il bisogno di una prova e la possibilità che le categorie abituali non bastino. I documenti si lasciano esaminare, le testimonianze devono essere interpretate, le apparizioni pongono un problema a chi le vive. La città tiene insieme questi diversi livelli e offre alla ricerca una continuità fisica, fatta di strade e di soglie.
La prosa tiene insieme il gusto per il dettaglio materiale e l’inquietudine di chi comincia a sospettare un significato nascosto. Le pause dedicate ai libri, ai ricordi e agli ambienti danno consistenza al mondo prima che la tensione torni a imporsi. Si entra nel mistero attraverso il tempo trascorso accanto alle cose. È una scelta che parla bene a chi ama il gotico urbano e la suspense costruita sull’atmosfera, dove la paura cresce perché qualcosa di ordinario continua a presentarsi sotto una luce diversa.
Il risultato è una Torino segreta che conserva il carattere di una città vissuta. Il passato familiare e quello urbano si toccano, e il lettore finisce per guardare con maggiore sospetto anche gli oggetti che ha intorno. Pasquero dà al giallo una temperatura gotica e al paesaggio una memoria. Un cilindro di cristallo ha il pregio di far sentire quanto possa essere sottile la distanza fra una visita abituale e un incontro capace di cambiarci. La Torino di Pasquero continua a inquietare anche quando la pagina è finita.
Un cilindro di cristallo è già disponibile in preordine. Uscita il 23 novembre 2026.
