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Adolescenti e dipendenza dal web. Quando la connessione diventa compulsione

Maggie S. LorelliBy Maggie S. Lorelli3 Maggio 2021Updated:4 Maggio 2021Nessun commento8 Mins Read
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In quest’epoca siamo tutti rapiti tra le maglie della rete. Si sta su internet come pesci nella pesca a strascico. A farne le spese sono soprattutto gli adolescenti, fragili e inermi di fronte ai rischi che lo stato on può riservare. Quando si perde la capacità di controllo sull’abitudine, la connessione diventa compulsione, innescando una spirale patologica.

I bambini crescono osservando gli adulti usare la tecnologia – spiega Francesca Sechi, Psicologa con orientamento Analitico Transazionale specializzata in età evolutiva e dipendenze da internet – consegnata sempre più precocemente nelle loro mani dagli stessi genitori. Accanto a un uso sano e fisiologico, esiste un iper-utilizzo della tecnologia, quella che viene chiamata “dipendenza da internet” o “internet addiction”, anche se in realtà nell’età adolescenziale, in cui la personalità è in continuo cambiamento, è più corretto parlare di abuso.

Francesca Sechi

Quali sono i presupposti psichici di una dipendenza patologica nell’adolescente?

La dipendenza patologica ha un’origine complessa che si sviluppa in età precoce e porta a uno stato di infelicità che si manifesta con atteggiamenti compulsivi nell’uso di sostanze o comportamenti. Una difficoltà nello sviluppo affettivo che lega ogni bambino all’ambiente in cui è inserito può portare all’instaurarsi dei presupposti di una dipendenza patologica in adolescenza.

Dal punto di vista delle neuroscienze, Internet può essere considerato una vera e propria droga?

Nei comportamenti dipendenti, le persone sono spinte a ricercare il piacere e allontanare il dolore attivando quello che viene chiamato “circuito del piacere”. Anche nelle dipendenze comportamentali, in cui non c’è l’utilizzo di sostanze, sembra si attivino gli stessi meccanismi di ricompensa legati al circuito del piacere, in particolare, il circuito cerebrale coinvolto nell’uso dei videogiochi online è molto simile al circuito attivato dall’assunzione di alcol e droghe.

Quali sono i sintomi prevalenti di una Internet Addiction?

L’Internet Addiction non rientra ancora nei manuali diagnostici, ma ci sono alcuni segnali d’allarme che possono aiutare a comprendere se l’uso di internet è sintomo di disagio o patologia. In questi casi il ragazzo mostra una necessità sempre maggiore di stare online, si allontana dalle relazioni familiari e spesso abbandona le uscite con gli amici. Mostra perdita di interesse verso la scuola, gli affetti, lo sport e le passioni che non rientrano nel mondo online. Spesso mostra sintomi ansiosi, irritabilità e aggressività.

Quali sono i fattori di rischio che innescano la dipendenza del web?

Alcuni fattori di rischio sono:

– l’età: più precoce è l’ingresso nel mondo online più ci si espone al rischio a causa di un’immaturità celebrale nel delicato momento evolutivo in cui ci si trova;

– il tempo di connessione: non si può affermare che un numero di ore trascorso online sia sintomo di dipendenza, ma si ipotizza un numero di circa 20 ore settimanali o di circa 4 ore al giorno per indicare un uso eccessivo;

– caratteristiche personali: bassa autostima, alti livelli di timidezza e suscettibilità alla noia;

Qual è il legame tra dipendenza da internet e ritiro sociale?

Può capitare che i ragazzi arrivino all’età dell’ingresso nel gruppo dei pari con alte aspettative spesso nate in famiglia e con una fragilità che rende il confronto con i pari molto doloroso e spesso rischioso per l’identità del ragazzo. La paura di fallire, l’ansia di sentirsi inadeguati, il senso di fallimento per le aspettative proprie e della famiglia portano il ragazzo a sospendere la vita sociale e rifugiarsi lontano da qualsiasi tipo di attività scolastica, sportiva e relazionale. La tana è la propria stanza, e l’unico strumento che permette il contatto con il mondo esterno è internet. La rete diviene l’unico modo per evitare un’esclusione sociale totale che avrebbe conseguenze evolutive ben più gravi.

Cos’è il dolore sociale dell’adolescente?

Il dolore sociale è legato a esperienze di esclusione e isolamento, come il sentirsi rifiutati o subire bullismo: esperienze che non hanno ripercussioni solo nella costruzione dell’identità dell’adolescente, ma anche a livello neurofisiologico. E’ stato dimostrato come il dolore sociale legato all’esclusione o all’isolamento condivida parzialmente le stesse basi neuronali del dolore fisico.

Il ritiro sociale e l’abuso di internet possono essere considerati una strategia di sopravvivenza che ripara da un’angoscia più profonda?

Le esperienze relazionali dell’infanzia sono fondamentali nella crescita della persona. Il sentirsi esclusi e non accettati dagli altri crea una ferita dolorosa spesso difficile da riparare. Questa ferita nasce in famiglia quando le aspettative verso il figlio sono molto alte. Non raggiungere queste aspettative significa fallire, e il fallimento porta al senso di vergogna. Il ragazzo oscilla tra il desiderio di essere ammirato dagli altri e il fallimento del non riuscirci, tra desiderio di essere accettato e paura di sentirsi escluso. Nell’ingresso in adolescenza si confronta con i suoi coetanei, ma quando il confronto diventa insostenibile è costretto a rifugiarsi in un luogo protetto, dove il corpo e la percezione di sé vengono salvati dal confronto distruttivo con gli altri. É in questa ferita che internet, i videogiochi e i social network sembrano svolgere una funzione riparativa, forse apparente, ma che rappresenta l’unica strada che l’adolescente trova per garantirsi la sopravvivenza.

Qual è esattamente il bisogno che si nasconde dietro all’attaccamento a uno schermo?

È il bisogno di essere riconosciuti dalle altre persone, un bisogno primario, pari al bisogno di essere nutriti. L’uso dipendente di internet e il ritiro in casa sono strategie per sfuggire al dolore legato a un riconoscimento mancato. Nella rete questo bisogno viene soddisfatto, almeno apparentemente.

La gratificazione che si riceve online è sufficiente a riparare un mancato riconoscimento nell’infanzia?

Gli studi ancora non hanno dato risposta certa a questa domanda; gli psicologi si interrogano su quanto il riconoscimento ricevuto online sia “reale” e sufficiente per poter riparare un riconoscimento non ricevuto in una relazione umana in cui oltre alla mente è coinvolto anche il corpo.

Una lunga permanenza online può generare un’alienazione dalla realtà?

Reale e virtuale rappresentano dimensioni complementari, che in uno sviluppo sano possono arricchire offrendo una crescita integrata di mente e corpo e realizzando quella realtà definita “aumentata”. Ma può accadere che una permanenza prolungata online porti a una sovrapposizione delle due dimensioni, creando nell’adolescente confusione fino a generare sintomi di alienazione.

Quali sono le strategie che i genitori possono adottare di fronte al sospetto di un figlio internet addicted?

Spesso i genitori non riuscendo a limitare l’uso di internet intervengono con soluzioni drastiche come staccare con la forza la connessione, sequestrare il cellulare o le console di gioco; questo è un atteggiamento che provoca reazioni violente e aggressive. Online c’è quella parte di identità che i ragazzi non riescono a costruire fuori, negargliela senza un’alternativa è una violenza insopportabile. Conoscere con curiosità e senza giudizio il mondo che tanto attira i ragazzi è il primo passo per ristabilire una relazione con loro. È importante offrire alternative piacevoli al mondo online, sia in famiglia che fuori casa. Può essere utile stabilire insieme un accordo sui tempi e le modalità di utilizzo del mezzo tecnologico.

Cosa possono fare la scuola e la rete sociale di riferimento?

Prima di tutto occorre fare prevenzione. Le scuole, le famiglie e gli adulti di riferimento dovrebbero considerare l’educazione al web come un’attività fondamentale per offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per vivere il mondo online evitando eccessi o usi impropri. La prevenzione inoltre arriva attraverso la comunicazione e la relazione con i ragazzi che deve partire dal mondo adulto, che spesso si rintana in un muro di giudizio e critica senza conoscere realmente la vita dei ragazzi. Il primo intervento è costruire una relazione, parlare con loro, chiedere con curiosità e interesse autentico. Nei casi in cui si rilevi un abuso di internet o ritiro sociale è importante rivolgersi ai servizi di supporto psicologico presenti nel territorio. La scuola inoltre deve essere preparata ad accogliere ragazzi con queste problematiche offrendo flessibilità e supporto, per evitare quelle sensazioni di giudizio e fallimento che li potrebbero condurre a un abbandono scolastico e un successivo ritiro sociale.

Quale forma di psicoterapia risulta essere più efficace per questo tipo di dipendenza?

Attualmente non esistono studi validati sull’efficacia di un determinato trattamento psicoterapeutico o farmacologico nelle dipendenze da internet. Clinicamente sappiamo che i percorsi di psicoterapia, sia individuali che di gruppo, sono un valido strumento di cura perché permettono di giungere alla presa di consapevolezza di parti profonde di sé e al loro cambiamento. In alcuni casi occorre un approccio multidisciplinare che richiede il coinvolgimento di diverse figure come neuropsichiatra, psicologo e educatore.

La pandemia ha contribuito a un aumento delle dipendenze da internet degli adolescenti?

Senza dubbio. Le ultime ricerche raccontano come l’ansia e l’angoscia create dalla pandemia siano state gestite con strategie disadattive come l’uso compulsivo di internet e di videogiochi aumentando così nei soggetti a rischio una manifestazione dei sintomi legati alla dipendenza da internet. Ogni sintomo manifestato da bambini e ragazzi è un grido d’aiuto a cui gli adulti, soprattutto in questo periodo di difficoltà sociale, sono chiamati a rispondere, cercando di comprendere cosa porti un ragazzo a preferire il mondo online al mondo reale.

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Maggie S. Lorelli

Maggie S. Lorelli, dopo aver conseguito la laurea in Lettere all'Università degli Studi di Torino, si laurea in Pianoforte al Conservatorio “G. Verdi” di Torino e in Didattica della Musica al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, svolgendo parallelamente studi di composizione e di musica elettronica. Lavora per dieci anni presso la Feltrinelli e, come autrice radiofonica, collabora con Radio Tre Rai e Radio Vaticana scrivendo e conducendo programmi musicali. Dopo uno stage giornalistico presso l'agenzia di stampa Adnkronos, scrive per varie riviste musicali specializzate e in diversi portali e blog. Svolge attività concertistica come pianista in vari ensemble musicali fra i quali il Trio Arcadia di Roma e il Musae Ensemble, ma il suo mestiere principale è insegnare in un Liceo. Alla passione per la musica affianca quella per la scrittura: ha al suo attivo numerosi racconti e “Automi”, il suo romanzo d'esordio.

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