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Marino Marini ad Arezzo, l’uomo, la forma, il mito

RedazioneBy Redazione4 Luglio 2025Nessun commento3 Mins Read
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(Adnkronos) – Ad Arezzo prende vita un'imponente antologica dedicata a Marino Marini (1901-1980), uno dei massimi interpreti della scultura del Novecento. La mostra, intitolata "Marino Marini. In dialogo con l'uomo", propone un percorso completo e appassionante attraverso oltre 100 opere tra dipinti, gessi e sculture, offrendo una lettura profonda e attuale della sua poetica. Curata da Alberto Fiz e Moira Chiavarini, con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, l'esposizione – visitabile fino al 2 novembre 2025 – si articola in due sedi di grande fascino: la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e la suggestiva Fortezza Medicea. La mostra offre una narrazione avvincente che si sviluppa in due percorsi strettamente interconnessi. Alla Galleria Comunale, dipinti e sculture dialogano in un confronto tematico serrato, dove la pittura non è mai subordinata alla materia tridimensionale, ma ne amplifica le tensioni liriche e le risonanze interiori. Le sezioni dedicate ai Gridi, alle Pomone, ai ritratti e al teatro raccontano il legame profondo di Marini con l'essere umano, declinato nelle sue molteplici identità. Nel confronto tra opere come Studio per Miracolo (1953-54) e Orfeo (1956), emerge la cifra poetica di un artista che ha saputo attraversare le trasformazioni del secolo senza perdere mai il centro della sua ricerca: l’uomo, inteso come corpo, simbolo, spirito. Un aspetto particolarmente suggestivo è il dialogo tra l’opera di Marino e la tradizione artistica antica. La Galleria si trova accanto alla Chiesa di San Francesco, che ospita il capolavoro di Piero della Francesca, le Storie della Vera Croce. Il confronto è evocato da opere come Le vergini (1916) e Zuffa di Cavalieri (ca. 1927), prestata dalle Gallerie degli Uffizi, che richiamano le composizioni di Piero all’interno della vicina Cappella Bacci. Per la prima volta, accanto a sculture arcaiche di Marino, vengono esposte anche alcune terracotte ellenistiche ritrovate ad Arezzo e pubblicate nel 1920 sulla rivista Dedalo, all’epoca letta con attenzione dallo stesso artista. Le opere provengono dal Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate e aprono un ulteriore livello di lettura: quello delle radici classiche reinterpretate in chiave contemporanea. La Fortezza Medicea ospita invece la produzione più monumentale di Marino: sculture di grande formato che esprimono la sua visione eroica, simbolica, spesso drammatica della figura umana. Qui dominano le Pomone, le Danzatrici, i Giocolieri e naturalmente i Cavalieri, figure archetipiche che si pongono tra la celebrazione e la rovina, tra l’armonia e il disfacimento. Esemplare in questo senso è Miracolo (1952), scultura che rompe la forma tradizionale per inseguire una tensione verticale, una spinta verso l’alto, come dichiarava lo stesso Marino: "La scultura vuole andare in cielo, vuole bucare la crosta terrestre o addirittura la stratosfera". Come osserva Alberto Fiz, "Marini sottopone la forma a una continua verifica, con una consapevolezza storica profonda. Le sue opere sono simboli di un’interrogazione permanente sul rapporto tra spazio interno ed esterno, tra fisico e psichico". La mostra è dunque un vero e proprio viaggio nella costruzione dell’identità umana, un’indagine sul nostro tempo che si nutre della memoria, per restituirci emozione e consapevolezza. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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