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Il Rapporto sul Turismo Italiano è una pubblicazione promossa dall’IRISS (Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo) del Cnr, (Consiglio nazionale delle ricerche) documento di riferimento e strumento guida per scelte strategiche e politiche degli attori coinvolti nel sistema turismo, quest’anno alla sua XXII edizione.

La ricerca svolge un’analisi quantitativa e qualitativa dell’offerta turistica a livello nazionale, oltre che della domanda. Analizzando le strategie di valorizzazione, riqualificazione e promozione degli Enti territoriali, affronta quelli che sono i provvedimenti normativi che riguardano il turismo; oltre che gli  aspetti macro e micro economici che il turismo determina.

La XXII edizione curata da a cura di Emilio Becheri, Roberto Micera ed Alfonso Morvillo vanta il patrocinio del Mipaaft, Ministero per le Politiche  agricole, alimentari, forestali e del turismo, con la collaborazione di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, UNIONCAMERE – Camere di Commercio d’Italia, ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica, Turistica – Italian Journal of Tourism.

Nella pubblicazione trova spazio anche l’articolo di Roberta Garibaldi :“L’enogastronomia in viaggio: da elemento accessorio a fattore determinante nelle scelte di viaggio degli italiani” il quale evidenzia l’evoluzione dell’enogastronomia da fattore accessorio a driver fondamentale dell’esperienza turistica. Il turista ricerca esperienze “autentiche” e locali, in questo contesto l’enogastronomia ha assunto una rilevanza che mai aveva avuto in passato poiché racchiude e veicola tutti quei valori che il turista contemporaneo ricerca, ossia rispetto della cultura e delle sue tradizioni, autenticità, sostenibilità, benessere psico-fisico ed esperienza.

Questo segmento turistico a livello nazionale riveste ora un’importanza cruciale e le scelte degli italiani in viaggio sono sempre maggiormente guidate dall’enogastronomia e più in generale dalla ricerca di esperienze gastronomiche peculiari che rendono la destinazione distintiva nel ventaglio di scelte a disposizione del viaggiatore. Il contributo analizza il comportamento dei turisti italiani nel corso dei tre momenti chiave del processo decisionale: prima della vacanza (ragioni del viaggio e fonti di informazione utilizzate), durante (esperienze enogastronomiche ed altre attività) e dopo il viaggio (raccomandazione, soddisfazione e ritorno). Particolare attenzione viene attribuita, nella presentazione dei dati, alle differenze tra i profilo generale e il turista enogastronomico, qui definito come turista che ha svolto un viaggio o una vacanza con pernottamento con motivazione primaria l’enogastronomia.

Di seguito dati fondamentali emersi dal XXII Rapporto sul turismo italiano

Nel nostro Paese nel 2017 sono aumentate le presenze internazionali, pari ad oltre 210 milioni, rispetto a quelle ‘domestiche’. Positivi anche i dati provvisori relativi alle stime per il 2018, che evidenziano un nuovo record delle presenze, che si attestano tra 425 e 430 mln. Sono alcuni dati del ‘XXII Rapporto sul turismo italiano’, curato dall’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo del Cnr

Gode di buona salute il turismo in Italia, dove nel 2017 si sono registrati: il +5.3% degli arrivi, mentre per le presenze (+4,4%) si è assistito per la prima volta al superamento della componente internazionale (210.658.786) rispetto a quella nazionale (209.970.369).“Il quadro è positivo anche con riferimento al 2018 se si guardano le presenze rilevate presso gli esercizi ricettivi che, secondo le stime dell’Istat, si attestano tra 425 e 430 mln, raggiungendo un nuovo record rispetto a quello registrato nell’anno precedente (420,6). Per il 2019, si stima un ulteriore aumento degli arrivi (+4%)”, commenta Alfonso Morvillo, direttore del Cnr-Iriss.

La dinamica dei flussi ha influito positivamente anche sugli aspetti economici. “Se si tiene conto degli effetti indotti, il volume d’affari nel 2017 è stato pari a circa 108,2 miliardi di euro (+5%), vale a dire il 7,0% di quello prodotto complessivamente in Italia, quasi quattro volte quello derivato dal comparto agricolo-alimentare e circa 4,5 volte quello proveniente dal tessile-abbigliamento, moda compresa”, continua Morvillo.

La spesa nazionale complessiva è caratterizzata per il 39,2% dalla componente internazionale e per il 60,8% da quella ‘nostrana’, mentre l’occupazione ha raggiunto la soglia di circa 3,5 milioni di unità di lavoro, pari al 13,9% del totale nazionale. Se si considera il comparto del turismo allargato (consumi dei turisti, spese e gli investimenti delle aziende, spese del Governo Centrale e dei Governi Locali nel settore), il valore aggiunto risulta pari a circa 195,99 miliardi di euro: oltre il 10% del PIL complessivo del Paese.

Non mancano tuttavia delle criticità se si guarda al posizionamento competitivo dell’Italia. “In particolare, la quota di mercato relativa agli arrivi internazionali se calcolata su scala globale mostra un incremento (dal 4,2% al 4,4%), mentre se riferita ai paesi dell’Europa mediterranea evidenzia un calo (dal 22,1% al 21,8%), attestandosi al valore più basso rispetto agli ultimi 25 anni. Inoltre è stata rilevata una concentrazione geografica: Lombardia, Lazio, Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna esprimono oltre il 54,3% della spesa di provenienza esterna alle stesse”.

Il Rapporto, in coerenza con quanto sostenuto nell’Historic Urban Landscape dell’Unesco, sottolinea anche la necessità di realizzare politiche finalizzate alla valorizzazione del genius loci e allo sviluppo di nuove forme di sostenibilità, il che introduce un nuovo modo di interpretare il turismo, sempre più legato al concetto di slow, inteso come desiderio di venire a contatto con persone e culture locali, alla ricerca dell’autenticità dei luoghi nell’esperienza di visita.

Fonte Cnr

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