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Mediterranea | July 20, 2019

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Vino, nome femminile plurale

Vino, nome femminile plurale
Maria Antonietta Angioi
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Donne e vino, un connubio perfetto tra eleganza e qualità.

C’era un tempo in cui tutto era declinato al maschile, anche il vino. Oggi il 30% dei sommelier italiani è donna e un terzo delle cantine italiane sono dirette da donne. A livello mondiale sono loro a comprare la maggior parte delle bottiglie, il 40% dei corsisti wine expert Wset sono donne e in Asia, le giovani stanno assumendo un ruolo protagonista del mercato.

Di solito, infatti, quando si parla di donne e del mondo del vino, ci si riferisce, parlando delle bottiglie prodotte dalle cantine gestite da loro, con aggettivi quali “gentile” e “grazioso”, tipici di una visione di stampo tipicamente maschile. Quasi sempre si dimentica che le donne del mondo del vino non sono solo quelle che dirigono un’azienda vinicola. Ci sono le donne che vendemmiano, ci sono le enologhe e le agronome, coloro che si occupano di gestire gli aspetti del marketing e le vendite, che gestiscono enoteche e wine bar, che curano le carta dei vini dei ristoranti, che di vino scrivono, che organizzano eventi, che dirigono associazioni. E sopratutto, ci sono anche le donne che il vino lo bevono.

Eleganti, appassionate, consapevoli e solidali

Dettagli, sono loro a fare la differenza. Gli orecchini, la sciarpa o lo smalto, oppure il vestito: producono vino e sono donne. Etichette, accessori da vino, packaging e linguaggi alternativi: questo e altro caratterizzano le scelte delle donne che si occupano di vino. Sono giovani e non, curiose e pronte a scambiarsi consigli, pareri e contatti, a fare sistema insomma.

Studiano, lavorano, ricercano e producono vini attraversati da un’incredibile vena di freschezza, hanno un’idea di viticultura bella e chiara e si impegnano per dare un tocco femminile alla storia del vino. E che i vini “al femminile” siano al passo coi tempi lo dimostrano le tipologie di vini prodotti e la scelta di dare alla carta dei vini una nuova identità, capace di renderla volontariamente o meno, diversa, per far proprio un lavoro connotato da sempre da sembianze maschili.

Se è vero che con il tempo il sessismo in vigna è decisamente sempre meno presente in molte parti del mondo, la parità è pur sempre lontana. È ancora difficile essere prese sul serio dai signori produttori solo perché donne.

Marzo il mese delle donne

Il mese di marzo è storicamente dedicato alle donne, dedicato al riconoscimento delle lotte portate avanti dalle donne e alle loro conquiste sul piano dei diritti; quindi perché no, per sostenere loro e il loro impegno quest’anno anziché fiori, o magari insieme ai fiori, acquistate anche una bottiglia di vino di una cantina gestita interamente da donne.

Sceglierete tra vini morbidi, eleganti e sensuali. Ma sono vini che dalle donne hanno preso ispirazione, che sono a loro dedicati o che proprio dalla sapienza femminile hanno preso origine.

Visite in cantina, performance, conferenze, piccole mostre, spettacoli organizzati in tutta Italia per la giornata mondiale della donna; tutte manifestazioni che mettono sotto i riflettori l’apporto di creatività, rinnovamento e qualificazione fornito dalle donne al proprio comparto produttivo. Persino il colore di etichette e del packaging strizzano l’occhio al fashion: meno blu e nero per dare più spazio al rosso e ai colori pastello.

Anche il linguaggio ha subito un rottura rispetto alla tradizione, le donne scelgono forme di comunicazione diverse, spostano la discussione su temi trasversali come la salute, l’identità e la riconoscibilità del vino. Scelte che sono una scommessa ma che porteranno ad una maggiore consapevolezza delle donne in un comparto che mostra ampie possibilità di crescita e che aiuterà a sviluppare un cambiamento di approccio anche delle consumatrici.

Un modo per dire che il mondo del vino sta rinnovando il suo look e che questa rivoluzione è tutta rosa.

Siate più di ciò che vogliono per voi

Le persone amano sperimentare e per questo il calice diventa uno strumento di conoscenza capace di raccontare migliaia di storie diverse. Storie di famiglie e di donne che ne hanno preso le redini.

E quindi ecco un’etichetta che vale la pena scoprire:

Eminas.

La famiglia Melis coltiva uve nel Comune di Mamoiada da sempre. Oggi sono “sas Eminas” (le donne) a portare avanti questo lavoro, praticando un’agricoltura semplice e tradizionale, vinificando in purezza le uve di Cannonau raccolte nei terreni di proprietà della famiglia dal 1818, coltivati ad alberello e gestiti esclusivamente a mano, senza utilizzi di mezzi meccanici. È tra le righe tracciate in maniera perfetta dalla mano sapiente dell’uomo che si scrive la storia di Eminas, tra quei filari del paese di Mamoiada (Nuoro, Sardegna) che, di generazione in generazione, conservano il passaggio di orme profonde come il solco dell’aratro, il silenzio del lavoro paziente e la passione, quella per una terra incontaminata, trasmessa di padre in figlio sino ad arrivare oggi a tre donne: Emanuela, Maria Antonietta e Roberta Melis.

Fare vino non è solo per uomini, Eminas é un Cannonau di grande personalità, fruttato ed avvolgente, con un leggero passaggio in legno, ottenuto da uve raccolte con cura.

Un’etichetta giovane, per raccontare con grazia e determinazione l’altro lato del calice.

Immagini e info: http://www.eminas.it/ e https://it-it.facebook.com/EminasVini/
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