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La professione forense e il teatro, due mondi apparentemente agli antipodi, senza confini comuni, si incontrano per caso e nasce un connubio di successo.

Luca De Angelis, affermato avvocato del Foro di Cagliari, professionista dal 1994, venti anni di esperienza in tribunale, scopre la passione per il teatro. Dopo la scuola di arte drammatica, di improvvisazione e diverse esperienze con Paolo Rossi, in commedie di Achille Campanile e prestigiosi festival teatrali in Sardegna nasce in lui la voglia di indagare i drammi della vita con gli occhi dell’attore che lo conduce su un percorso artistico dove sperimenta limiti e analogie tra l’attività professionale e la passione per il palcoscenico.

Superare i confini fra gruppi sociali, professioni e contesti diversi diventa la sfida creativa dell’arte di Luca De Angelis. Con la sua attività di attore mette in discussione le rigide divisioni di ruoli e mestieri inducendo gli spettatori a ripensare il presente oltre la normalità, oltre le convenzioni, nel più bel sogno che è la vita.

Sognatori Utopisti e Visionari, questo il titolo del suo ultimo spettacolo in scena, racconta allo spettatore la bellezza della vita attraverso gli occhi di un bambino. E’ il bambino che continua a esistere inconsapevolmente dentro ognuno di noi che in maniera ingenua, irrazionale, entusiastica ci porta alla scoperta di chi veramente siamo.

La professione di avvocato e le espressioni artistiche sembrano non avere confini comuni. Come nasce l’amore per il teatro?

Ho sempre svolto un lavoro normale incastonato tra la mia professionalità e le convenzioni sociali. A un certo punto della vita ho sentito il desiderio del “movimento”, una luce nel cuore, una voce che dice “fai altro”. Non esiste una risposta ragionevole: è come il desiderio di volare. Il teatro ti porta e porta gli spettatori in un’altra dimensione.

Perché proprio il teatro?

Fare teatro vuol dire comprendere l’animo umano e in ciò c’è un confine comune col mio lavoro: lo spettacolo è il momento in cui si cerca di spiegare allo spettatore che esistono varie soluzioni ai conflitti della propria vita.

Il ruolo di avvocato è molto rigido nelle regole della società, delle convenzioni, del codice. Fare teatro è preservare la mia libertà di rifiutare alcune regole e valori del mondo che mi circonda. Sul palco decido io le mie regole, divento un personaggio che non ha niente da perdere.

La professione di avvocato richiede un impegno notevole. Come concilia lavoro e passione?

Il teatro ti complica la vita, è una cosa pesantissima, gli dedico tutte le sere della settimana dopo il lavoro. Ci sono momenti in cui penso “Chi me lo ha fatto fare”, ma quando salgo sul palco passa tutto e mi concentro pensando che quello spettacolo lo faccio per la prima e ultima volta, che per lo spettatore sarà un’esperienza unica. E’ come una terapia per me e per gli spettatori. Molti di loro mi ringraziano per aver detto delle cose che sentivano, ma non riuscivano a dire. Sapere poi di poter regalare un sorriso anche a chi sta male ti porta a superare ogni fatica. Sono socio fondatore di una ONLUS di avvocati che si esibiscono per beneficenza negli ospedali e all’Auditorium.

luca3La Sua prima volta sul palco? Il primo successo?

Nel 2001 venne a Cagliari la Compagnia di Paolo Rossi che portava in scena “Romeo e Giulietta” in chiave comica, cercavano una comparsa. Andai a vedere lo spettacolo e mi ritrovai sul palco. Lì scoccò la scintilla ed eccomi a scrivere e portare in scena nel 2012 una commedia tratta dalla mia professione: una coppia in crisi il cui l’unico legame era la gara di ballo del sabato sera. Venivano fuori tutte le contraddizioni delle coppie che si amano e si odiano nello stesso tempo. Questo spettacolo è stato portato in scena 12 volte tra la Sardegna e Pordenone anche in occasione di un convegno giuridico su separazioni e divorzi.

In udienza e sul palco: stesse emozioni? Il teatro influenza la vita da avvocato?

Le cause hanno elementi di aleatorietà molto ridotti. In teatro l’imponderabile esiste sempre, non sono più Luca, ma il personaggio che interpreto. Nonostante esista un copione ho la libertà di cambiare le battute anche all’ultimo minuto, cosa che in un processo non farei mai. A teatro vige la regola che non ci sono regole e questo porta a esprimere il lato artistico. Sia nella professione che in teatro seguo alla perfezione quanto ho preparato, ma in teatro metto molto della mia personalità, aggiungo improvvisazione e mi diverto. Nelle arringhe penali la capacità oratoria è importante, forse la professione aiuta il mio hobby e viceversa.

Sognatori, Utopisti e Visionari: come nasce il Suo ultimo lavoro teatrale?

Scrivere, interpretare e dirigere questo spettacolo è stata una sfida che ho voluto fare per mettermi alla prova, per sondare le mie capacità. Racconto la difficile impresa, del bimbo che c’è dentro tutti noi, di far capire al proprio io adulto che la vita è una cosa meravigliosa. Passo dal Curioso caso di Benjamin Button a Eduardo De Filippo, a Ti presento Joe Black, al monologo di Woody Allen e la Leggenda del Pianista sull’oceano per arrivare a due veri e propri inni alla vita nel monologo di The big kahuna e L’attimo fuggente. Interpreto 7 personaggi diversi passando dall’uno all’altro in pochi secondi cambiandomi d’abito addirittura in scena. La difficoltà è entrare in personaggi diversi per età, estrazione sociale, cultura, intenzione, dal comico al drammatico. Nella professione di avvocato sono sempre a contatto con le realtà, le sventure, le situazioni che le persone possono incontrare e mi trovo a doverle capire, interpretare. Nello spettacolo ho voluto fornire la rappresentazione di situazioni diverse per raccontare come si può cambiare a seconda di quello che la vita ti offre, capire qual è la soluzione e non lasciarla sfuggire, comportarsi nel modo migliore per soffrire meno i drammi della vita.

Che situazione vive il teatro oggi in Sardegna?

Per troppo tempo il teatro è stato circondato da operatori del settore cha hanno scritto per una ristretta élite rifacendosi solo ai grandi classici. Manca una vera cultura del teatro e la gente preferisce mezzi come la televisione, il cinema, internet. In Sardegna ci sono professionisti che trovano difficoltà a entrare nei circuiti. La crisi del teatro è un problema generalizzato, ma nell’isola se ne risente maggiormente. La Sardegna ha un solo circuito che riesce a portare artisti di un certo calibro solo al Teatro Massimo. La mancanza di circuiti ha come conseguenza che spesso opere pur di elevato livello muoiano dopo sole due rappresentazioni.

Da dove può venire un rinnovamento?

Da gente scontenta o dilettanti che lavorano a margine del teatro professionista arrivando a standard tecnici validi. Dire cose, nella loro banalità, comuni può arrivare alla gente meglio di certi classici. Bisognerebbe coinvolgere maggiormente le nuove generazioni a partire dalle scuole, un po’ come accade in Emilia, perché il teatro è anche insegnamento di vita.

I prossimi impegni sul palcoscenico?

Dopo le due rappresentazioni al Teatro Comunale di Elmas di Sognatori, Utopisti e Visionari replico a Porto Cervo per il Rotary, all’Ospedale Businco e al teatro Alkestis di Cagliari.

Per l’autunno sto preparando un one man show comico dal titolo One Luke Show.

Sono stato contattato da una compagnia teatrale che vorrebbe propormi un lavoro stabile, ma voglio mantenere il teatro come hobby.

Vede confini comuni quindi tra la vita da avvocato e quella di attore?

La professione di avvocato è un posto in prima fila nel teatro della vita, ho la fortuna/sfortuna di sentire tutti i problemi della gente. Questo mi fa riflettere su momenti e problemi che non ho avuto. Vedo il teatro non solo come un divertimento, ma soprattutto luogo di riflessione. Attingere le battute da storie vere che vengo a conoscere per motivi professionali e proporle al pubblico può offrire una visione alternativa per affrontare la vita, trovare le soluzioni migliori, prendere al volo occasioni.

 

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