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L’affidamento alla globalizzazione lineare e all’economia di scala, ossia al modello economico che ha dominato soprattutto negli ultimi trent’anni, basato sull’idea illusoria che il mondo fosse un unico, immenso “nastro trasportatore” senza attriti, ha generato un vero e proprio disordine marittimo e il Mediterraneo è tra le prime aree a subirne le conseguenze.

Il vino è il prodotto e la destinazione al tempo stesso, elemento irrinunciabile per congiungere mete e territori, salvando le comunità rurali, per estendere il piacere della permanenza per gioire di un turismo più a misura d’uomo!

Il coinvolgimento e l’importanza strategica dell’Italia nello shipping cluster è indiscutibile tanto quanto l’importanza del nostro Paese di avere una flotta efficiente e degli Equipaggi Marittimi costantemente addestrati, questo perché la nostra economia vive di trasformazione e terziario, che la necessità di superare due gap incidenti e negativi: l’inadeguatezza burocratico-strutturale dei nostri porti e la mancanza di rispetto del Marittimo.

Tempi durissimi per i Marittimi d’Italia e dopo le speranze nutrite dall’intera Categoria, tutte riposte nel documento redatto a più mani da esponenti della Gente di Mare e consegnato a Montecitorio circa due anni fa, ci si chiede perché ancora oggi non siano arrivate risposte significative da parte delle istituzioni. Soprattutto ci si chiede come mai, dopo aver espresso puntualmente tutte le criticità sul lavoro marittimo, e le plausibili risoluzioni, alla commissione interministeriale il 5 febbraio del 2019, non arrivano risposte dai tanti esponenti del Movimento 5 Stelle che oggi occupano ruoli strategici presso i dicasteri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, dei Trasporti Marittimi e della Pubblica Istruzione.