Tre giorni di incontri, visioni territoriali, grandi vini e protagonisti della ristorazione cilentana: la fitta agenda salernitana dell’ambasciatore del Messico coordinata da Gaetano Cataldo per ridefinire i confini dello sviluppo rurale e della destagionalizzazione. Quanto segue è la cronaca di un viaggio sartoriale tra diplomazia, archeologia ed eccellenze agroalimentari campane.
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Durante le giornate dal 3 al 5 luglio, Identità Mediterranea, associazione culturale fondata da Gaetano Cataldo, avrà l’onore di accompagnare l’ambasciatore del Messico in Italia in visita in Cilento.
Il progetto Zagrea, ideato da Gaetano Cataldo e promosso dall’associazione Identità Mediterranea, rappresenta un’iniziativa pionieristica nel panorama vitivinicolo internazionale. Al centro del progetto vi è la valorizzazione della viticoltura a piede franco, che può essere interpretata non solo come tecnica agronomica ancestrale, ma come asset identitario, culturale e strategico per il destination management.
Tenutosi il 30 giugno scorso, il convegno, dal titolo “Alle Radici del Vino Sardo: Viticoltura e Vinificazione nell’Età Nuragica”, si è tenuto presso la sede di Epulae a Capoterra, alla presenza di un ampio pubblico e di un parterre di esperti di assoluto rilievo. L’evento organizzato da Assoenologi Sardegna ed Epulae, accademia internazionale per la formazione e la promozione della cultura enogastronomica e dell’analisi sensoriale degli alimenti, in collaborazione con Agenzia Agris e l’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, conducendo il pubblico alla scoperta delle origini millenarie della viticoltura e dell’enologia sarda
Durante la giornata di martedì 17 giugno, presso la storica sala di Forcella, è stata presentata la programmazione della prossima stagione al Trianon, il teatro della Canzone Napoletana, durante una conferenza stampa, organizzata da Paolo Animato, direttore dell’ufficio stampa, tenuta da Marisa Laurito, direttore artistico della storica struttura gestita dalla Fondazione Trianon Viviani, ed altri esponenti di spicco, tra cui Gianni Pinto, presidente della fondazione stessa.
Lo scorso 12 marzo, presso l’Elisabetta Luxury Events Resort di Lettere, le aziende vitivinicole Agricola Bellaria, la Cantina Bello e…
La semplice narrazione di un vino attraverso chi lo produce: Pietro Vezzoso e il suo 1949 Primitivo Igt Campania.
Mercoledì 19 aprile alle ore 12:00, presso la Sala dell’Ostrichina al Lago Fusaro nei Campi Flegrei, verrà presentata l’Associazione Italiana Ostricari e il suo ambizioso progetto: formare i sensorialisti dell’ostrica e gli esperti del merroir.
Riguardo alle origini del vitigno Nasco va riconosciuto che non sono del tutto certe, di fatto però non sono poche le tesi che portano a sostenere si tratti di una delle varietà a bacca bianca più antiche della Sardegna, come sostenuto da Carlo Zucchetti. Per quanto la provenienza sia piuttosto misteriosa, secondo alcuni studiosi il Nasco sarebbe giunto sull’isola direttamente dalla Grecia portato dai navigatori Fenici, mentre altri vorrebbero sia una cultivar viticola importata dagli Antichi Romani, presso i quali era già noto e molto apprezzato per le proprietà che conferiva al vino prodotto dalle sue uve. L’ipotesi più accreditata è che il Nasco sia un ecotipo e quel che è certo è che l’uva Nasco è stata riconosciuta autoctona a tutti gli effetti.
Il Lacrymanera è un uvaggio di Piedirosso, Sciascinoso e Aglianico coniugati a seconda dell’annata e tradotti in un modello enologico sostenibile e che intende riproporre, attraverso la conoscenza e l’attenzione verso tutti i processi produttivi, un vino artigianale e di grande aderenza al territorio. Fermentazione spontanea con l’uso del pied de cuve e macerazione per circa un mese, poi un anno in vasca d’acciaio, decantazione per gravità e imbottigliamento.